La lezione di Habermas per una pace duratura nel cuore d’Europa
di Roberto Esposito e Carlo Galli , di Roberto Esposito e Carlo GalliDalla voce di Habermas, la più autorevole d’Europa, insieme a quella del Papa, viene una serie di considerazioni sagge e accorate. La Germania ancora una volta dimostra che la sua filosofia ha qualcosa da dire nelle confusioni dell’emergenza, che il suo pensiero sa ancora rischiarare le tenebre nelle quali come sonnambuli stiamo precipitando. E quindi ci sembra che il saggio di Habermas pubblicato su Repubblica il 19 febbraio apra una riflessione utile e opportuna.
Egli stesso è consapevole di muoversi su un terreno estremamente delicato. Perciò confina entro limiti precisi la sua proposta. Il primo dei quali è la marcata distinzione da qualsiasi posizione intransigentemente pacifista. A un’invasione russa che ha travolto tutte le norme di diritto internazionale, non si può rispondere che schierandosi concretamente a fianco del paese invaso, situato peraltro ai confini orientali dell’Europa. Questa scelta non è in dis…
Dalla voce di Habermas, la più autorevole d’Europa, insieme a quella del Papa, viene una serie di considerazioni sagge e accorate. La Germania ancora una volta dimostra che la sua filosofia ha qualcosa da dire nelle confusioni dell’emergenza, che il suo pensiero sa ancora rischiarare le tenebre nelle quali come sonnambuli stiamo precipitando. E quindi ci sembra che il saggio di Habermas pubblicato su Repubblica il 19 febbraio apra una riflessione utile e opportuna.
Egli stesso è consapevole di muoversi su un terreno estremamente delicato. Perciò confina entro limiti precisi la sua proposta. Il primo dei quali è la marcata distinzione da qualsiasi posizione intransigentemente pacifista. A un’invasione russa che ha travolto tutte le norme di diritto internazionale, non si può rispondere che schierandosi concretamente a fianco del paese invaso, situato peraltro ai confini orientali dell’Europa. Questa scelta non è in discussione. Non solo l’alleanza occidentale va difesa e consolidata, ma implica che al tavolo della pace siedano insieme, possibilmente con una posizione comune, Europa e Stati Uniti d’America. Naturalmente nella trattativa all’Ucraina spetta il ruolo prevalente, insieme alla Russia. Ma l’Europa, che subisce la minaccia più acuta, deve fare sentire la propria voce in maniera più forte di quanto non abbia fatto finora.
Il secondo punto fissato da Habermas è che non si debba concedere un vantaggio strategico alla Russia, dando un’impressione di debolezza. Ma anche Putin è in una situazione complessa e probabilmente alla ricerca di una via d’uscita. Non solo deve scongiurare l’ipotesi di una possibile sconfitta militare, oltre che politica, ma anche limitare il costo già altissimo di vite umane. Un costo di cui si deve sentire responsabile anche l’Occidente, perché è prodotto dalle sue armi, e che deve essere proporzionato al risultato che si vuole ottenere.
Per non parlare dell’economia, pesantemente danneggiata dalle sanzioni. Da questo punto di vista Habermas ha ragione. Non solo aprire un canale diplomatico converrebbe a tutte le parti – inclusa la Cina, che osserva con crescente preoccupazione gli eventi. Ma il fattore tempo è decisivo, e per limitare il numero, già enorme, delle vittime - delle quali anche l’Occidente è responsabile, in quanto fornisce armi all’Ucraina; dal che nasce l’obbligo di utilizzarle in modo proporzionato, evitando il rischio di un’escalation insostenibile e devastante.
In questa prospettiva la distinzione tra “vincere” e “non perdere” – per entrambe le parti – non è solo retorica, ma sostanziale. Solo le guerre che si pretendevano “giuste” – oggi non più all’ordine del giorno – comportavano la resa totale dello sconfitto. Vale a dire, in questo caso, trascinare Putin davanti a un tribunale internazionale per crimini di guerra. L’impossibilità materiale di un simile esito – a meno che non sia deposto dal suo stesso popolo – implica comunque una sorta di compromesso che faccia salve le ragioni dell’Ucraina senza destabilizzare completamente la Russia, e senza perseguirne lo smembramento come qualcuno ipotizza. Implica insomma quello che Habermas vuole, cioè che non si precipiti nella logica primitiva amico-nemico, nella cecità automatica del conflitto, ma che si mettano all’opera politica, morale, diritto (come previsto dalla Carta dell’Onu) per disegnare prospettive di pace.
Un cambio di paradigma, insomma, non di alleanze. Per ottenere questo risultato, o almeno per renderlo possibile, bisogna partire dalla situazione immediatamente precedente l’invasione russa. Ed entrare nella logica di un compromesso equo e sostenibile, grazie al quale la parola “pace” torni ad avere un senso non utopico né ipocrita. Ciò significa per l’Ucraina, se non “vincere la guerra”, almeno “non perderla”. E per tutti uscire da un incubo ed evitare conseguenze più devastanti.