Tefaf 2023: alla fiera delle meraviglie di Maastricht
dalla nostra inviata Lara Crinò , dalla nostra inviata Lara CrinòMAASTRICHT
Una coppa da champagne piena di nuvole, sullo sfondo di un paesaggio dal cielo azzurro. Non potrebbe esserci immagine più perfetta della grande tela di René Magritte La corde sensible, prezzo sussurrato oltre 33 milioni di euro, in vendita da Landau Fine Art, a rappresentare il sogno che in questi giorni va in scena a Maastricht, Olanda. Nei padiglioni del Meec, si svolge fino al 19 marzo la fiera di Tefaf (The European Fine Art Foundation): è la più importante e reputata al mondo per i collezionisti d'arte antica, moderna e contemporanea, che arrivano qui per osservare e comprare tele, mobilio, gioielli, reperti archeologici proposti dalle gallerie più blasonate. Prima di essere esposto, ogni oggetto passa al setaccio fine del Vetting, la struttura che ne vaglia autenticità e provenienza, accertandosi che non compaia nel registro internazionale delle opere rubate o disperse, l'Art Loss Register. Le gallerie che passano la s…
MAASTRICHT
Una coppa da champagne piena di nuvole, sullo sfondo di un paesaggio dal cielo azzurro. Non potrebbe esserci immagine più perfetta della grande tela di René Magritte La corde sensible, prezzo sussurrato oltre 33 milioni di euro, in vendita da Landau Fine Art, a rappresentare il sogno che in questi giorni va in scena a Maastricht, Olanda. Nei padiglioni del Meec, si svolge fino al 19 marzo la fiera di Tefaf (The European Fine Art Foundation): è la più importante e reputata al mondo per i collezionisti d'arte antica, moderna e contemporanea, che arrivano qui per osservare e comprare tele, mobilio, gioielli, reperti archeologici proposti dalle gallerie più blasonate. Prima di essere esposto, ogni oggetto passa al setaccio fine del Vetting, la struttura che ne vaglia autenticità e provenienza, accertandosi che non compaia nel registro internazionale delle opere rubate o disperse, l'Art Loss Register. Le gallerie che passano la selezione, quest'anno 270, creano qui una gigantesca wunderkammer, frequentata da potenziali compratori e connoisseurs, nonché direttori e curatori in cerca di "pezzi" preziosi per i loro musei: tra i corridoi sono già stati avvistati Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze e i conservatori del Museum of Fine Art di San Francisco.
La vastità delle proposte (e dei prezzi) del resto ha del favoloso: una specie di concentrato dell'arte di ogni tempo, dalla preistoria alle superstar del contemporaneo. Basta guardare gli "highlight", le opere che la fiera segnala come significative, solo un minuscolo assaggio di ciò che c'è nei padiglioni: oltre al carissimo, bellissimo Magritte, si passa da un Cretto di Alberto Burri del 1973 (ML Fine Arts) alla scultura Senza titolo del 2020 di Anish Kapoor in onice rosa afghano (Lisson Gallery), dal Ritratto di Cléo de Mérode dipinto nel 1901 da Giovanni Boldini (Wildestein & co.) al Lampadario nero in vetro di Murano di Ai Weiwei del 2020 (Galleria Continua). E l'elenco potrebbe continuare all'infinito, dalla Venere battriana in clorite del 2000 a. C della Cybele Gallery di Parigi al rinascimentale gabinetto in pietre dure veneziano esposto da Galerie Kugel.
Per non parlare dei tesori dei galleristi italiani, qui con una rappresentanza nutrita che include, tra gli altri, Matteo Salamon, Antonacci Lapicirella, Maggiore G.A.M., Carlo Orsi Trinity Fine Arts, Galleria Continua, nonché, tra gli "emergenti" della sezione Showcase, Miriam Di Penta Fine Arts.
Poi ci sono i gioielli: lo stand di Bhagat, da Mumbai, è circondato da nerboruti sorveglianti, dopo che l'anno scorso, con un furto spettacolare davanti ai visitatori attoniti, fu trafugata durante Tefaf una collana da milioni di euro. L'azione in stile Pantera Rosa, tuttavia, non ha spaventato nessuno. Per la prima edizione post pandemia qui volevano esserci tutti. Quella allestita a giugno scorso è stata considerata una prova generale; ora si fa sul serio. Nei padiglioni in cui si sorseggia vino bianco e si assaggiano ostriche, va in scena il doppio teatro dello sfoggio della ricchezza e dell'eterna ricerca della bellezza, ma si misura anche la temperatura dell'economia globale in un settore strategico. Perché l'arte si vende, si compra e vale sempre di più.
Il Survey of Global Collecting in 2022, curato da Clare McAndrew per Art Basel e Ubs, mostra come, nonostante uno scenario economico volatile e una situazione politica complessa, con la tragedia dell'aggressione russa dell'Ucraina in atto, il "mercato dell'arte rimane robusto" e anzi, dopo il covid, è ripartito con slancio. Comprare arte è ritenuto sempre di più un investimento a lungo termine, e vedere l'arte di persona resta un fattore centrale: dopo lo shock della pandemia del 2020, la compravendita di arte e antichità ha ricominciato a crescere nel 2021, con un 41% di importazioni in più e un 38% di esportazioni in crescita, risultato consolidato nel primo semestre 2022: "su tutti i mercati" si legge nel report "la spesa media dei collezionisti oggetto dell'indagine nella prima metà del 2022 (180 mila dollari) è stata più alta di quella dell'intero 2021 (164 mila dollari)".
Di fronte alla ripresa il compassato presidente di Tefaf, il gallerista Hidde van Seggelen, parla di un doppio miracolo: che la fondazione sia sopravvissuta allo stop imposto dalle chiusure, e che tutti siano tornati qui a Maastricht. Resterà deluso chi prediceva che la fruizione e l'acquisto dell'arte sarebbero rimasti virtuali: "Abbiamo scoperto che scrollare all'infinito la pagina di una galleria non è divertente, e che incontrarsi è ancora un'esperienza imprescindibile". Lo interroghiamo sulle tendenze in atto, in particolare il ritorno del figurativo anche nel contemporaneo, ma van Seggelen, guardandosi intorno, sorvola: "Qui ci sono opere che vanno dagli antichi Egizi a oggi, e come vede il figurativo non è certo una novità. Non credo alle tendenze ma ai fattori che fanno crescere". In particolare, dice sapendo di parlare nella città del trattato di Maastricht, servirebbe "una legislazione per la circolazione delle opere veramente europea: abbiamo leggi diverse in ogni paese. Serve una cornice unica".
Cita l'inflazione, l'aumento dei costi, la guerra sul suolo europeo, che questa atmosfera sembrerebbe lasciare fuori dalla porta: i russi, galleristi o compratori, al Tefaf non sono arrivati. Sono arrivate, invece, le gallerie coreane (la Corea del Sud, così come per l'audiovisivo e la letteratura, inizia a esportare anche i suoi artisti) e sono tornati gli americani; non solo compratori, ma gallerie di primo piano. Dagli Usa, per la prima volta, è giunta Marianne Rosenberg, della Rosenberg&Company di New York. È nipote di Paul, mitico mercante di Picasso, e propone un parterre di grandi moderni: tra le sue prime impressioni, l'idea che "chi compra è più prudente, va in cerca della qualità, non dell'ultima novità che può sgonfiarsi nel giro di qualche anno".
Le fa eco Alessandra Di Castro, galleria a Roma, in piazza di Spagna, che siede nell'executive commetee di Tefaf. In fiera ha portato alcuni bellissimi esemplari di micromosaico, tecnica risalente al Settecento: "Sono oggetti che mostrano tutta la genialità italiana, e che attirano un pubblico curioso. Mi piace parlare ai giovani che si affacciano al collezionismo". È questa la grande domanda: chi saranno i grandi collezionisti di domani? E come conquistare al bello una generazione cresciuta con i manga, Instagram e le serie tv?