Cultura

Tutte le immagini: Foto@ginonardo
Tutte le immagini: Foto@ginonardo 

Paff! Il il nuovo museo del fumetto tutto da scoprire

A Pordenone è stato inaugurato alla presenza degli autori Vittorio Giardino e Ivo Milazzo uno spazio che si avvale di un concetto completamente inedito: un luogo vivente, capace di mutare e di offrire un'esperienza immersiva. Come una sorta di ipertesto espositivo

5 minuti di lettura

Il PAFF, International Museum of Comic Art di Pordenone è un progetto sorprendente, capace di aprire connessioni inaspettate sulla storia dei comics, di fornire un caleidoscopio di contributi sul fare fumetto, di offrire possibilità didattiche interattive per esplorare i tanti mondi della Nona Arte. Ma soprattutto è uno spazio che appassiona i suoi visitatori e li fa divertire. Il museo ha avviato il suo percorso nel 2018 attraverso il lavoro congiunto dell’Associazione Vastagamma, del Comune di Pordenone e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con il patrocinio del Ministero della Cultura: ha una duplice intenzione progettuale e si avvale di un team appassionato condotto da Giulio De Vita, direttore artistico del museo e presidente del PAFF, e del critico e storico Luca Raffaelli, curatore della mostra permanente appena aperta al pubblico.

Nella foto: Tiziana Gibelli, Assessore alla cultura  Regione Friuli Venezia Giulia, Alessandro Ciriani, Sindaco di Pordenone, Luca Raffaelli, Curatore esposizione permanente PAFF! International Museum of Comic Art  e Giulio De Vita, Presidente e Direttore Artistico PAFF! International Museum of Comic Art
Nella foto: Tiziana Gibelli, Assessore alla cultura  Regione Friuli Venezia Giulia, Alessandro Ciriani, Sindaco di Pordenone, Luca Raffaelli, Curatore esposizione permanente PAFF! International Museum of Comic Art  e Giulio De Vita, Presidente e Direttore Artistico PAFF! International Museum of Comic Art  


Da un lato si tratta di ricostruire un percorso storico legato alla riproducibilità delle opere d'arte a fumetti, nel succedersi dei formati e dei progetti editoriali, dall'altro quello di attivare nel visitatore un modo di porsi di fronte a queste opere che spinge all'interazione fisica con gli oggetti esposti, alla curiosità, all'esplorazione, al gioco. Tutto il percorso è un succedersi di Wunderkammern, di ambienti intimi pieni di armadi, nicchie, cassetti e ante che ricordano le Camere delle Meraviglie, appunto, i sistemi di giustapposizione espositiva che nel cinquecento hanno costituito la definizione originale dell'idea di museo. Erano ambienti di appannaggio della nobiltà, o di quegli abati che le ereditavano, e creavano stupore e meraviglia: ma queste strutture negli ambienti del PAFF sono dedicate ad un'arte considerata a lungo minore, talvolta poco curata, spesso poco riconosciuta e sono interamente a disposizione del pubblico.


All'inaugurazione è presente Vittorio Giardino, il grande maestro del fumetto italiano "Quando il fumetto era di massa era anche stigmatizzato e considerato un genere minore. Ora il fumetto ha perso una certa quantità di quel tipo di pubblico e forse solo il manga riesce a mantenere quel rapporto. Eppure questo non deve preoccuparci: ci sono moltissimi giovani che iniziano a fare fumetti, una scelta che si fa per passione e per la grande libertà produttiva e di immaginazione che il fumetto concede. Questo museo parla anche della storia della riproduzione: non mostra solo gli originali ma le varie stampe ed edizioni che questi disegni hanno avuto nel tempo, c'è dietro una ricerca complessa ma interessante perché riserva al pubblico molte sorprese, sugli adattamenti e certe volte mostra impietosamente anche le soluzioni editoriali sbagliate, pagine bellissime a volte stampate malissimo. Un aspetto che si è visto in rarissimi casi in un'esposizione, ma che qui è sistematico e ha richiesto evidentemente tanta attenzione. Il pubblico è invitato a scoprire da solo tutto il percorso che fa un fumetto, con una partecipazione attiva, e il sistema di interazione studiato richiederà una manutenzione continua per continuare a funzionare. È un progetto ambizioso e impegnativo e non potrà mai essere lasciato a sé stesso: ma in questo  modo il percorso didattico-espositivo è il più efficace possibile".

Di questo parliamo con Alessandro Santarossa di Corde Architetti, lo studio che ha creato l'allestimento a partire dall'idea originale del curatore Luca Raffaelli: "Certo un museo è qualcosa di cui ti devi occupare, che devi curare di continuo, è come un giardino, non puoi trascurarlo. In questo caso è ancora più vero. C'è sempre questa idea che interattività significhi più digitale, ambienti virtuali, visori, invece qui ci siamo mossi all'opposto: la tecnologia è volutamente basica, qui il pubblico è portato a interagire nella realtà concretamente, le persone devono piegarsi, muoversi, aprire ed esplorare le strutture espositive. Il museo diviene uno strumento messo nelle loro mani. L'unica forma di guida è data dalle nicchie luminose che indicano delle singolarità e dei punti di partenza per la percezione delle opere".

In effetti nel museo di Pordenone l'impressione è proprio che si sia sviluppato un ipertesto espositivo, che lascia aperte tante possibili navigazioni individuali. Così ce lo racconta proprio Luca Raffaelli: "Lo spazio in cui abbiamo pensato il progetto è stato di grande ispirazione per far diventare concreta l'idea che avevamo della storia del fumetto, che non è solo quella degli originali ma anche quella delle riproduzioni e dei formati. È un percorso di continue intuizioni e rimandi, noi stessi visitando la mostra continuiamo a vederla in modi inaspettati. È un museo vivo, la collezione si rinnova di continuo e gli spazi modulari potranno essere modificati e implementati. Ci sono molti livelli in cui perdersi nella visita immersiva, con anche approfondimenti video e audio che allargano ulteriormente il campo, insomma è una mostra che può essere navigata a lungo e può essere visitata ancora ripercorrendo e modificando percezione e memoria, creando dei meccanismi neuronali che ti portano a capire sempre nuovi nessi tra opere".

Giulio De Vita e Luca Raffaelli
Giulio De Vita e Luca Raffaelli 


Su questi aspetti il team curatoriale si è molto interrogato, e ci sono problemi conservativi anche che si sono posti come spiega Veronica Del Re: "Il primo impegno è stato quello di mettere le opere in condizione di conservarsi ma anche di essere mostrate allo stesso tempo. Le tecniche stesse e i materiali con cui sono realizzate molte volte sono impermanenti e armonizzare gli aspetti di tutela con quelli di valorizzazione non è sempre facile. Proteggere le opere dalla luce e contemporaneamente illuminarle in casi come i lavori di Andrea Pazienza, per esempio, che non sono realizzati a china ma a pennarello: sono accortezze essenziali perché l'opera stessa non si degradi esponendola. Il fumetto è un'arte industriale che però si basa su materiali che ogni autore tratta in maniera differente e unica. La collezione anche per questo richiede un lavoro di documentazione a più livelli e una programmazione attenta per la sua implementazione futura". Prosegue Silvia Moras: "L'intuizione curatoriale va trasformata in realizzazione concreta, e messa a disposizione del pubblico e nel farlo va mantenuto un equilibrio fra le diverse fonti documentali che sono originali, riproduzioni e contenuti multimediali. E tutto questo punzecchiando la curiosità del visitatore: in questo museo non è vietato toccare, anzi devi farlo per scoprire cosa abbiamo scelto di mostrare. Per questi aspetti questo museo è assolutamente originale". Del team fanno parte anche Francesco Simoni che si è dedicato al tocco pop con la ricerca oggetti storici, Mirco Piccin che ha curato le tecnologie e le interazioni multimediali e Ariel Brandolini il progetto grafico.

Il percorso si apre con una illustrazione gigante, 3 metri per 3, di Davide Toffolo sul "pre-fumetto" che la racconta così: "È un argomento abbastanza discusso e non semplice da comprendere: il racconto per immagini c'è dalla preistoria ma il fumetto nasce con la  stampa e qui è Yellow Kid, il primo personaggio, che attraversa alcuni momenti della storia in cui l'uomo ha narrato storie attraverso il disegno. Tra gli altri ho inserito anche Botticelli: è interessante perché esiste una sequenza dove Dante e Virgilio camminano, qui il maestro ha utilizzato la stessa tecnica che vediamo nei fumetti di De Luca dove le figure si vedono ripetute nello spazio. Mi interessava anche evidenziare qualcosa che non venisse solo dal nostro occidente, con alcune immagini asiatiche, precolombiane e indiane che rimandano a tradizioni e tecniche molto speciali. In un fumetto servono due elementi: una sequenza e la riproduzione in multiple copie. Tutto quello che viene prima di questo è "quasi" fumetto".

Per il regista Giancarlo Soldi, autore di numerosissimi film e documentari che attraversano questo medium e collezionista di opere particolarissime alcune delle quali sono qui esposte: "La passione per il fumetto è una complicità tra le persone che apre sempre dei percorsi facilitati di comunicazione. Collezionare mi permette di ricostruire le storie e di raccontarle. Dietro ad ogni singolo elemento che il visitatore qui viene a scoprire ci sono pezzi di  vita e momenti particolari: io ho cominciato andando a sedici anni a Londra nelle redazioni delle riviste hippy, lì nel corso anni settanta si è sviluppata una commistione fra fumetto e musica, che in Italia non c'era. Da noi il fumetto era legato alla politica, ad idee rivoluzionarie, ad una critica caustica della società. In quegli anni psichedelici siamo cresciuti cercando un nuovo mondo che era rappresentato da due culture: quella legata alla musica e quella legata al fumetto".

L'impressione è che questo museo porti un'intuizione sul come trattare metodologicamente l'esposizione dei mondi di questa arte, una esperienza che potrebbe cambiare il modo di immaginare in futuro le mostre di fumetto come evidenzia il direttore del museo Giulio De Vita: "Il progetto origina da una fascinazione verso i cabinet de curiosité e allo stesso tempo si pone una serie di problemi che sono di organizzazione, di fruizione, di tutela e protezione consapevole delle opere. Il PAFF è un sogno che passo dopo passo si è realizzato e consolidato, e che la città ha accolto e fatto suo che dá continuità culturale anche ad altre iniziative sul mondo dell'editoria come Pordenone Legge, ad esempio, ma per me è legato anche da una promessa fatta a Salvatore Oliva, critico, cultore e collezionista di fumetti. È un museo che cambia che rappresenta un case history umano e progettuale, c'è cuore, c'è intelligenza, c'è sapere, c'è essersi messi in gioco, per cui è necessaria anche una voglia di cambiamento. Io non sono più la stessa persona che ero prima, non sono più solo un autore che lavora di pancia ma devo essere a volte cinico, un manager con responsabilità di cui devo rendere conto. So che questo di oggi non è un punto di arrivo: è una riflessione che faccio con il team di lavoro, questa è una partenza cui dare continuità".