Guido Crepax e la sua Valentina alla conquista di New York
di Massimo Basile , di Massimo BasileNew York - “Ogni volto guardo questi disegni non riesco a staccare gli occhi. Lui riesce a raccontare tutto in così poco spazio, e tutto torna, in modo perfetto”. Philippe Labaune freme, allunga e ritrae di continuo la mano destra con cui indica i dettagli. È il suo modo psicologico di interagire con le opere di Guido Crepax come se ormai ne facesse parte, lui stesso sorpreso, ogni volta, dalla profondità di quel tratto.
Guardare un disegno di Crepax è avvolgente psicanalisi, una perenne prima volta. New York è la città di Stan Lee, Jack Kirby e Art Spiegelman, quella delle graphic novels di Will Eisner, Paul Pope, Paul Auster e David Mazzucchelli, eppure non aveva mai avuto una galleria d’arte che presentasse i ‘comics’. Ora c’è. Crepax sarà padrone della scena alla Philippe Labaune Gallery, al numero 534 della 24th West, fino al 15 aprile, per incantare e scandalizzare i newyorkesi, aff…
New York - “Ogni volto guardo questi disegni non riesco a staccare gli occhi. Lui riesce a raccontare tutto in così poco spazio, e tutto torna, in modo perfetto”. Philippe Labaune freme, allunga e ritrae di continuo la mano destra con cui indica i dettagli. È il suo modo psicologico di interagire con le opere di Guido Crepax come se ormai ne facesse parte, lui stesso sorpreso, ogni volta, dalla profondità di quel tratto.
Guardare un disegno di Crepax è avvolgente psicanalisi, una perenne prima volta. New York è la città di Stan Lee, Jack Kirby e Art Spiegelman, quella delle graphic novels di Will Eisner, Paul Pope, Paul Auster e David Mazzucchelli, eppure non aveva mai avuto una galleria d’arte che presentasse i ‘comics’. Ora c’è. Crepax sarà padrone della scena alla Philippe Labaune Gallery, al numero 534 della 24th West, fino al 15 aprile, per incantare e scandalizzare i newyorkesi, affascinati e un po’ spiazzati dall’erotismo estremo dei disegni.
Labaune è un francese di Lione, cresciuto in una famiglia che leggeva Tintin, Spirou, Rahan, Druillet, Bilal e Corto Maltese, uno che si è trasferito da ragazzo a New York, partecipando a un programma studentesco di scambio tra l’università di Lione e Pace University. Doveva restarci otto mesi, non l’ha più lasciata. Labaune ha lavorato per venticinque anni nel mondo finanziario, per poi lasciare tutto e dedicarsi alla passione coltivata fin dall’inizio degli anni Duemila: collezionare strisce e tele d’autore.
Il primo acquisto è stato una piccola opera di Moebius, che ora appare nel retro di questa galleria inaugurata due anni fa nel distretto del mercato di arte contemporanea, a Chelsea. Lo affianca Assibi Ali, giovane gallery manager, scrittore e fotografo uscito dal Fashion Institute of Technology di New York. La scena è tutta per Crepax, a vent’anni dalla scomparsa, avvenuta a Milano all’età di settant’anni. Questo è un viaggio nell’erotismo d’autore, che tocca temi come bisessualità, sadomasochismo e condizione dell’anima, attraverso disegni che vanno dal 1966 al 2000.
E’ letteratura del tratto di inchiostro di china, continuo oscillare tra sogno e realtà, interno e esterno, fatto di dettagli, trame perfette. E su tutto c’è lei, Valentina. E Bianca, Justine, Emmanuelle, protagoniste di questi disegni originali, messi a disposizione dalla famiglia di Crepax, grazie anche all’amicizia tra Labaune e l’illustratore e disegnatore di comics Lorenzo Mattotti. Frank Miller, autore della serie “Sin City” abita nello steso isolato della galleria. “E’ venuto a trovarci - racconta Labaune - è rimasto incantato”.
L’editore tedesco Benedikt Taschen, uno dei più famosi nel mondo dell’editoria internazionale, ha visitato la galleria per rendere omaggio al grande disegnatore italiano. Qui sono esposte “La Tappezzeria”, del 1977, “Valentina sulla sedia” (’79), “A proposito di O” (’76), con il suo richiamo al mondo del jazz, di cui Crepax era cultore, “A proposito di Valentina” (’74) ma anche le strisce all’americana come “I Sotterranei”, del ’66, “Osservazione acuta” (’89), “Anthoropology” (’77) , “Lanterna Magica” (’76) o “Dr. Jekyll & Mister Hyde” (’86).
C’è anche un omaggio a New York con un disegno del ’95: “Alla ricerca dei vestiti perduti di Krizia”. L’ingresso è gratuito, i collezionisti possono acquistare un’opera, i cui prezzi vanno da seimila a ventimila dollari. I newyorkesi, soprattutto giovani, entrano, visitano la mostra, si soffermano davanti a quadri-racconto, e poi se ne vanno, sprofondati in un improvviso silenzio, forse effetto di quella autoanalisi che il tratto potente di Crepax ancora trasmette. Philippe li guarda compiaciuto, accarezza il suo cane, Copper, sdraiato blandamente sul pavimento, e poi torna a lavorare al computer, in quello che deve apparirgli come l’ufficio che ha sempre sognato.