Ernest Renan, una voce che sfugge alle ideologie
di Roberto Esposito , di Roberto EspositoLa discussione nata dal richiamo di Giorgia Meloni alle celebri espressioni di Renan sulla nazione e la replica di Corrado Augias, che ne contesta la tonalità nazionalistica, apre una controversia netta nei toni, ma non negativa. Anzi, rispetto alle polemiche dei giorni scorsi, spesso originate da espressioni superficiali e acritiche di alcuni esponenti della destra, segna un certo innalzamento di livello. Parlare di un grande pensatore ottocentesco, anche esprimendo valutazioni diverse, può servire ad aprire una discussione utile se contenuta nei limiti della civiltà argomentativa, come è appunto accaduto sulle pagine di Repubblica.
Interpretazioni diverse di Renan non sono necessariamente frutto di pregiudizio ideologico – pure sempre in agguato in situazioni del genere. Ma della complessità culturale di un autore collocato in maniera originale nella storia francese di metà Ottocento, travagliata dalla successione, anche violenta, di…
La discussione nata dal richiamo di Giorgia Meloni alle celebri espressioni di Renan sulla nazione e la replica di Corrado Augias, che ne contesta la tonalità nazionalistica, apre una controversia netta nei toni, ma non negativa. Anzi, rispetto alle polemiche dei giorni scorsi, spesso originate da espressioni superficiali e acritiche di alcuni esponenti della destra, segna un certo innalzamento di livello. Parlare di un grande pensatore ottocentesco, anche esprimendo valutazioni diverse, può servire ad aprire una discussione utile se contenuta nei limiti della civiltà argomentativa, come è appunto accaduto sulle pagine di Repubblica.
Interpretazioni diverse di Renan non sono necessariamente frutto di pregiudizio ideologico – pure sempre in agguato in situazioni del genere. Ma della complessità culturale di un autore collocato in maniera originale nella storia francese di metà Ottocento, travagliata dalla successione, anche violenta, di regimi diversi e poi dalla disastrosa sconfitta di Sedan del 1870. In quel clima drammatico la ricchezza intellettuale di Renan sta proprio in una prospettiva capace di incorporare tendenze diverse in una sintesi essa stessa non priva di tensioni e contraddizioni. Di tale ricchezza il testo sulla nazione è forse il documento più radicale. Da qui la sua straordinaria attualità.
Tutt’altro che confinato negli anni in cui fu scritto, torna all’attenzione in tutti i momenti di crisi, come quello che viviamo, stretto tra frenata della globalizzazione e ripresa di nazionalismi aggressivi che parevano lasciati alle spalle. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che nessuna filosofia della storia, progressiva o regressiva, sia in grado di ingabbiare la realtà. Se c’è un intellettuale che ha il senso profondo di questa imprevedibilità degli eventi è proprio Renan. Perciò egli non è ascrivibile a nessuna ideologia. Certo non a una prospettiva razzista, anche perché il razzismo, come noi lo conosciamo, era ancora di là da venire. Ma neanche a una posizione nazionalista, nel significato che da destra si assegna al termine.
La nazione per Renan è un organismo di origine naturale – cementato dall’identità di una nascita comune. Ma anche artificiale, dal momento che etnia e lingua sono esse stesse sottoposte all’evoluzione storica, come l’intellettuale francese sostiene nel suo grande saggio sull’origine del linguaggio.
Perciò nella nazione corpo e anima di un popolo si fondono una miscela che ha alla propria origine l’impegno di sostenere, talora anche con la forza, il confronto con le altre nazioni per il primato civile e morale. La forza, etica e politica, di una nazione scaturisce dall’incrocio tra due elementi: la consapevolezza della storia che dalla memoria del passato ci proietta nel futuro. E il principio di un destino condiviso dai cittadini, pronti a difendere la propria comunità anche con il sacrificio supremo. Questo sentimento di appartenenza comune, nato alla genesi della comunità e trasportato dalla tradizione, non va però mai disgiunto dall’apertura sull’avvenire. Che il plebiscito dell’unità nazionale vada celebrato ogni giorno, vuol dire che l’energia del principio costituente deve restare sempre vivo nel potere costituito, per rinnovarlo secondo l’urgenza dei tempi. La natura – l’etnia, il territorio, la lingua – è sempre storicamente determinata.
Renan, tutt’altro che chiuso in un’ideologica conservatrice, è un convinto difensore della scienza. Ciò spiega la sua adesione al darwinismo, anche per ciò che implica sulla competizione tra le nazioni. Ma, come ricorda Augias, Renan non immaginava che la nozione debba essere l’ultimo grado di evoluzione dell’umanità, al punto di intravedere il vantaggio che le nazioni europee avrebbero avuto dalla convergenza in una futura confederazione.
In questa complessità di motivi, certo è legittimo attingere un tratto che si condivide, come rivendica Giorgia Meloni. Ma senza cancellare elementi altrettanto rilevanti. Naturalmente chi fa politica non ha il dovere dello storico di restituire un quadro completo ed equilibrato di un testo e di un contesto. Ciononostante anche la politica, se vuole, almeno una volta, innalzarsi al di sopra della polemica quotidiana, deve avere la capacità di esprimere la complessità della cultura, non diversa da quella della storia. Le nozioni, anche quelle più radicate nella nostra sensibilità come l’idea di nazione, sperimentano trasformazioni profonde. La comunità cui si appartiene suscita un sentimento condiviso in ogni tempo. E il termine “nazione” è un legittimo modo di esprimerlo. Così è stato per Renan.
Ma è anche vero che nei decenni successivi il nazionalismo si è fatto imperialismo e poi, all’epoca dei fascismi, razzismo omicida. Oggi viviamo per fortuna una stagione diversa. Ma non bisogna mai perdere la consapevolezza che il passato non è mai del tutto trascorso e che bisogna filtrarlo con un’adeguata cultura storica e politica.