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Daniel Pennac, l'ultimo Malaussène: l'incipit del nuovo romanzo

Lo scrittore francese Daniel Pennac 
Vi proponiamo un brano dall'ultimo libro dedicato a Benjamin, "capro espiatorio" della serie di Belville. E intervistato su Robinson lo scrittore francese confessa: "La saga finisce qui"
3 minuti di lettura

"Allora, Kebir, hai ripulito per bene?".
Com'è possibile che Nonnino faccia così paura? Con la sua valigettina e la sua voce dolce, com'è possibile? Se lo chiedono tutti, ogni volta che parlano con lui. Non soltanto Kebir, pure gli altri.
"È andata come volevi tu? È tutto in ordine?".
Una voce gentilissima, la sua. Mai che ti insulti; ti parla.
"La pulizia è importante, figliolo".
Spiega le cose.
"Una camera pulita e in ordine è come una mente chiara".
Spiega sempre, lui.
"Il letto, per esempio; ti rifai il letto alla perfezione, e dopo pensi meglio. Dico bene? Dopo non ti puoi più sbagliare.
Insomma, meno".
Ripete, gentile: "Dico bene, Kebir mio?".
Sorridendo a tutt'occhi, con quella voce dolce, mentre ti posa la vecchia mano sulla testa per poi ritrarla sfiorandoti l'orecchio. Senti il freddo dell'anello con lo stemma.
"Lo stesso vale per le sc…

"Allora, Kebir, hai ripulito per bene?".
Com'è possibile che Nonnino faccia così paura? Con la sua valigettina e la sua voce dolce, com'è possibile? Se lo chiedono tutti, ogni volta che parlano con lui. Non soltanto Kebir, pure gli altri.
"È andata come volevi tu? È tutto in ordine?".
Una voce gentilissima, la sua. Mai che ti insulti; ti parla.
"La pulizia è importante, figliolo".
Spiega le cose.
"Una camera pulita e in ordine è come una mente chiara".
Spiega sempre, lui.
"Il letto, per esempio; ti rifai il letto alla perfezione, e dopo pensi meglio. Dico bene? Dopo non ti puoi più sbagliare.
Insomma, meno".
Ripete, gentile: "Dico bene, Kebir mio?".
Sorridendo a tutt'occhi, con quella voce dolce, mentre ti posa la vecchia mano sulla testa per poi ritrarla sfiorandoti l'orecchio. Senti il freddo dell'anello con lo stemma.
"Lo stesso vale per le scarpe ben lucidate. Ti ci puoi specchiare, son terse. Sono la tua coscienza. E saltano subito all'occhio. Tu arrivi, e si capisce immediatamente che rispetti te
stesso e gli altri. È come per il gabinetto".
Anche lì, lui ci tiene alla pulizia. Tantissimo.
"Hai presente, nelle toilette, che ogni tanto si trova quella scritta: "Siete pregati di lasciare il bagno pulito come vorreste trovarlo". Una roba del genere. Nel locale di Albert, nel cesso dello zio Albert, c'era, questa frase, te lo ricordi?".
Se lo ricordano tutti, per forza, era scritto grosso così.

"Sai che cosa significa?".
S'impara ogni volta qualcosa, con Nonnino. E dire che non hai l'impressione di imparare. Lui ti fa riflettere, cioè. Fai dei passi avanti nella riflessione. E ogni giorno progredisci un po'.
"Significa pensare davvero agli altri".
È vero.
"Chi piscia sulla tavoletta del water agli altri non ci pensa".
No.
"Pensa solo a pisciare, e se ne frega di quello che viene dopo. O di quella che viene dopo. È una roba ancora più schifosa, quando è una che viene dopo".
E pure questo è vero.
"Non son cose che si fanno, Kebir".
No.
"Per non parlare dell'odore".
Ha sempre qualcosa in più da dire, lui.
"Perché quando poi ristagna, l'odore, capisci, non è che lo sente solo quello che viene dopo. Lo sentono tutti. E pure a lungo. Giusto?".
Certo.
"Perciò quello lì, quello che piscia sulla tavoletta del water, io dico che non pensa a nessuno. Non dico che non pensa a niente, ma a nessuno, poco ma sicuro. Si fa solo i cazzi suoi".
Vero.
"La vita di famiglia, Kebir mio, non funziona così".

Per Nonnino è tutto, la vita di famiglia.
"Bisogna pensare agli altri".
Sì.
"Altrimenti non funziona".
No.
"Se ti lasci dietro la merda, logico che poi non funziona".
Giusto.
"Ve lo insegno da quando eravate piccoli".
Sì.
"Ve l'ho anche dimostrato. Spesso".
Sì, sì.
"Ci ho messo tutto il mio impegno".
Su questo, non si può proprio dire di no.
"Non si può dire di no, eh? Con ciascuno di voi, mi ci sono messo di impegno. A suon di pazienza. Vi ho insegnato tutto, e ho sempre verificato che aveste capito. Dico bene?".
Sì, sì.
"E che cosa faccio qui con te adesso, Kebir mio?".

Adesso escono dalla stazione. Kebir è andato a prendere Nonnino alla stazione. Non si sa mai da dove viene. Si sa solo dove arriva. Arriva alla stazione del posto dove ti dice di aspettarlo. Una stazione qualsiasi, può essere pure una stazione dei bus. Comunica la stazione e l'ora, scende dal treno o dal bus, sale in macchina con la sua valigettina e tu vai dove ti dice di andare. Pure dove, non lo sai mai. Se gli chiedi da dove viene (all'inizio capita, ovvio, quando non sei abituato), lui risponde gentilmente: "Te ne faccio, io a te, di domande indiscrete?". E nessuno glielo chiede più.
"Parlavamo di pulizia, dico bene? Gira a destra e poi dritto per quindici chilometri".
La prossima a destra, ok.
"Dicevamo. Allora, hai ripulito bene dopo il lavoro?".
Be', ecco, in effetti...
"Hai ripulito bene, Kebir?".

Lui non si chiama Kebir. Si chiama Marcel. Nonnino però lo chiama Kebir. Non ha mai capito perché a Nonnino faccia tanto ridere Marcel Kebir. E comunque Nonnino non è suo nonno, vuole che lo si chiami così, punto e basta.
"Papà mi avrebbe fatto cagare, invece nonno mi garba assai! O Nonnino, se preferite. Ho sempre pensato che sarei stato un ottimo nonno. I figli no, niente figli, ai figli non puoi insegnargli niente. I nipoti invece sì, quelli ti rispettano. Io, mio nonno l'ho sempre rispettato".
Alza il dito che porta l'anello con lo stemma. Un anello pesante, lungo, rettangolare. Tutta la prima falange dell'anulare. Oro.
"Me l'ha lasciato mio nonno. La mia unica eredità".

Il libro
Capolinea Malaussène
di Daniel Pennac (Feltrinelli, traduzione di Yasmina Mélaouah, pagg. 400, euro 22), in libreria dal 28 marzo,
E' il gran finale della saga che lo scrittore francese ha dedicato al suo celeberrimo personaggio: l'autore lo presenta sabato 25 marzo, alle ore 19, a Roma, a Libri Come: appuntamento alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, con Valeria Parrella. Martedì 28 marzo, sempre alle ore 19, a Milano presso la libreria Feltrinelli di piazza Piemonte, con Gianmarco Bachi. Pennac, già professore di francese in un liceo parigino, è anche autore di testi teatrali, monologhi, sceneggiature di fumetti.