Artisti riscoperti: storia di Diego, il Giacometti nell’ombra
di Marco Belpoliti , di Marco BelpolitiQuanti Giacometti artisti esistono? Tanti. Prima di tutto c’è il padre Giovanni (1868), ottimo pittore svizzero, discepolo di Segantini, poi Alberto (1901), il primogenito di Giovanni e di Annetta, quindi Diego (1902), e Bruno (1907) l’ultimo; poi c’è Augusto (1877), pittore, secondo cugino di Giovanni. Una famiglia straordinaria della Val Bregaglia, luogo che si trova sui confini dell’Italia in terra protestante. La fama di Alberto, uno dei grandi artisti del XX secolo, ha oscurato senza dubbio quella degli altri Giacometti. Tuttavia senza Diego, la sua discreta ombra, il quasi gemello, non esisterebbe l’arte di Alberto così come oggi noi la consociamo. Diego è parte del nucleo occulto di Alberto e insieme i due fratelli compongono qualcosa di unico e d’indissolubile. Diego è sopravvissuto ad Alberto, scomparso nel 1965, e se è ne andato nel 1985 alla vigilia del riconoscimento come artista autonomo. Diego …
Quanti Giacometti artisti esistono? Tanti. Prima di tutto c’è il padre Giovanni (1868), ottimo pittore svizzero, discepolo di Segantini, poi Alberto (1901), il primogenito di Giovanni e di Annetta, quindi Diego (1902), e Bruno (1907) l’ultimo; poi c’è Augusto (1877), pittore, secondo cugino di Giovanni. Una famiglia straordinaria della Val Bregaglia, luogo che si trova sui confini dell’Italia in terra protestante. La fama di Alberto, uno dei grandi artisti del XX secolo, ha oscurato senza dubbio quella degli altri Giacometti. Tuttavia senza Diego, la sua discreta ombra, il quasi gemello, non esisterebbe l’arte di Alberto così come oggi noi la consociamo. Diego è parte del nucleo occulto di Alberto e insieme i due fratelli compongono qualcosa di unico e d’indissolubile. Diego è sopravvissuto ad Alberto, scomparso nel 1965, e se è ne andato nel 1985 alla vigilia del riconoscimento come artista autonomo. Diego l’altro Giacometti, a cura di Casimiro Di Crescenzo (fino al 18 giugno, catalogo Johan & Levi) è la mostra alla Fondazione Luigi Rovati di Milano con 70 opere, la maggior parte delle quali di mano di Diego – come si firmava per lungo tempo il silenzioso e dolce fratello, per non interagire con il suo simbionte.
Diego è stato uno scultore, autore di opere inconsuete, e a tratti misteriose, in bilico tra arte, design ed arredamento, un’opera nata dalle sue prodigiose mani, le stesse che aiutavano Alberto a raggiungere la forma permanente del bronzo partendo dal gesso o dalla creta, che in modo ossessivo modellava nello studio. La storia dei due fratelli si intreccia e si separa al tempo stesso, mostrando tratti comuni e direzioni divergenti. La prima scultura uscita dalle mani del primogenito di Giovanni è una piccola testa che ritrae Diego eseguita nel 1914-1915, quando Alberto aveva 14 anni. Diego è l’unico della famiglia che accetta di posare per il fratello. Sarà poi sempre Alberto ad accoglierlo a Parigi, per cui la madre Annetta è seriamente preoccupata: cosa farà questo ragazzo sfaccendato nella vita? Nel 1907 Diego s’è mutilato una mano inserendola, probabilmente in modo volontario, dentro una macchina tritafieno. L’8 febbraio 1925 Diego arriva perciò a Parigi. All’inizio si dedica alla pittura, ma poi trova un lavoro d’ufficio, quindi fa il rappresentante di commercio.
Tutto cambia nel 1929 quando Alberto gli chiede di aiutarlo nel suo lavoro. Da questo punto in poi le loro vite si fondono, anche se sembrano l’una l’opposta dell’altra: Alberto lavora di notte e dorme di giorno, Diego s’alza quasi all’alba e si prende cura delle sculture nello studio di Alberto, e va a dormire presto. Questa simmetria rovesciata è la forma della loro relazione. L’effetto è che Alberto ha dato stabilità a Diego e Diego protegge Alberto. Anche fisicamente sono l’opposto: Diego perde i capelli e sarà calvo, Alberto conserverà fino alla fine una folta capigliatura. In cosa consiste l’arte di Diego? Cosa sono le sue opere di fattura meravigliosa e indecifrabile?
Prima di tutto possiede un’indubbia maestria che ha imparato in fretta. Diego scolpisce per la prima volta: Lionne (1931); intanto ha appreso le tecniche relative alla realizzazione delle sculture di Alberto. Si mostra paziente, attento, meticoloso. Lo si vede in una foto del catalogo da anziano mentre legge il giornale in studio con calma e concentrazione. E così lo è anche nelle ore di posa che gli richiede il fratello, una pratica per tanti estenuante e impossibile da sopportare. Ha scelto d’eseguire oggetti imprevedibili come Mani reggitenda di gesso per Jean-Michel Frank, principale committente dei fratelli Giacometti. Nel 1935 un suo lampadario pende nell’atelier di moda Schiaparelli, un tema questo che sembra riecheggiare i disegni di Alberto che ritrae la lampada di casa a Stampa, sotto cui cuce la madre. C’è qualcosa di arcaico nelle sue opere, qualcosa che ricorda la statuaria funeraria dei popoli italici, gli etruschi in particolare. Gli straordinari arredi esposti a Milano, sedie su cui è difficile sedere senza provare un fremito, sono opere vegetali e minerali a un tempo: ripercorrono le forme del mondo delle piante, e insieme quello stabile e immobile del metallo.
Lavorerà per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta per committenti eccellenti come i Maeght, i due galleristi: ringhiere, consolle, applique, poltrone, sedie, sgabelli, tavoli, lampade. Sono pezzi unici, anche quando si ripetono. L’unicità consiste non solo nella forma, ma nello stile inimitabile. Di Crescenzo racconta con molti dettagli questa attività di Diego e in parallelo il rapporto con Alberto, entrambi dominati dalla figura materna di Annette, che impedisce a Diego di sposarsi con una donna con cui vive vent’anni perché divorziata e con un figlio.
Quando muore il padre nel 1933, Alberto si mette a letto ammalato e sarà Diego a tornare a Stampa per il funerale al suo posto. Il ruolo di alter ego gli impone la tutela del fratello. Forse è proprio questo il centro della sua arte e della sua vita. Custodire Alberto e la sua opera fragile e instabile, custodire la persona del gemello, custodire sé stesso. Le sue opere si trovano collocate in un luogo interstiziale tra i vivi e i morti. La scomparsa prematura di Alberto lo getterà nello sconforto. Ma proprio allora il lavoro di Diego esce dall’ombra dell’altro e si afferma in Francia, e via via anche all’estero. Una scoperta, questa esposizione milanese, che non bisogna perdere per conoscere l’altro Giacometti: il suo doppio e insieme il suo rovescio