Da ragazzo ribelle a statista: le metamorfosi di Cavour
di Benedetta Craveri , di Benedetta CraveriI diciotto saggi su Camillo Cavour che Rosanna Roccia si è decisa a raccogliere e dare oggi alle stampe sono assai più di dettagli in controluce in margine alla vita del più grande statista italiano, ma una messa a fuoco che ne illumina di luce viva alcuni momenti significativi. Né potrebbe essere diversamente, visto che per quarant'anni la studiosa ha vissuto "nell'intimità quotidiana del conte", affiancando Carlo Pischedda e portando poi a termine da sola l'edizione in 21 volumi e 34 tomi dell'imponente Epistolario cavouriano.
In dialogo costante con le biografie di Rosario Romeo e di Adriano Viarengo, come pure con la più aggiornata storiografia risorgimentale, Rosanna Roccia costruisce infatti i suoi saggi proprio a partire dalle lettere del Conte. D'altronde, come ha scritto Costantino Nigra, queste non "parlano forte e chiaro"? Certo è che, pur esente da intenti biografici, la Roccia ci re…
I diciotto saggi su Camillo Cavour che Rosanna Roccia si è decisa a raccogliere e dare oggi alle stampe sono assai più di dettagli in controluce in margine alla vita del più grande statista italiano, ma una messa a fuoco che ne illumina di luce viva alcuni momenti significativi. Né potrebbe essere diversamente, visto che per quarant'anni la studiosa ha vissuto "nell'intimità quotidiana del conte", affiancando Carlo Pischedda e portando poi a termine da sola l'edizione in 21 volumi e 34 tomi dell'imponente Epistolario cavouriano.
In dialogo costante con le biografie di Rosario Romeo e di Adriano Viarengo, come pure con la più aggiornata storiografia risorgimentale, Rosanna Roccia costruisce infatti i suoi saggi proprio a partire dalle lettere del Conte. D'altronde, come ha scritto Costantino Nigra, queste non "parlano forte e chiaro"? Certo è che, pur esente da intenti biografici, la Roccia ci regala nel "suo" Camillo Cavour i capitoli centrali di un appassionante bildungsroman.
Nato nel 1810 a Torino in una ricca famiglia aristocratica affettuosamente coesa, il piccolo Camillo - caratteriale, imperioso, buffonesco e irradiante allegria - si sente felicemente al centro dell'attenzione domestica fin quando scopre cosa significa essere un secondogenito. In accordo alle regole del maggiorascato, sarebbe stato suo fratello Gustavo a ereditare il patrimonio familiare mentre a lui toccava in sorte una carriera militare. Il 30 aprile 1820, prima ancora di compiere dieci anni, Camillo entra infatti nell'Accademia militare e si rivela allergico alla disciplina, impertinente con i superiori, furioso di servire come paggio il detestato Carlo Alberto di Savoia. Presto, però, la sua libertà di giudizio, le sue letture, le sue amicizie lo mettono ugualmente in conflitto con i genitori, pronti ad adattarsi con disinvoltura ai cambiamenti di regime in nome degli interessi del casato, ma fedeli assertori del trono e dell'altare. A sedici anni, promosso luogotenente del Genio, Cavour può lasciare l'Accademia e, inviato in ispezione di forte in forte, si interroga angosciosamente sul suo futuro.
Nel luglio del 1830, mentre è di stanza nella libertaria Genova, la notizia delle tre gloriose giornate parigine che hanno sancito la caduta dei Borbone e l'avvento al trono di Luigi Filippo, lo accende di entusiasmo, facendogli gridare per i corridoi del Genio "viva la Repubblica, abbasso i tiranni". Redarguito e tenuto in sospetto dalle autorità Camillo scrive con franchezza al padre di "non potere in coscienza con le sue opinioni continuare a servire", e alla fine di un anno di solitudine e di letture nel forte di Bard in Val d'Aosta, la sua richiesta viene finalmente esaudita e può lasciare l'esercito. Ha ventidue anni e lasciatosi alle spalle le illusioni giovanili deve fare i conti con la triste condizione di "cadetto di famiglia senza carriera e senza credito".
Non gli resta così che accettare la poco esaltante proposta paterna di diventare sindaco di Grinzane, il piccolissimo comune a cui afferiscono le proprietà della famiglia e, nell'ottobre del 1832, scrivere mestamente all'amica Giulia di Barolo: "C'è stato un tempo in cui credevo che non ci fosse alcunché al di sopra delle mie forze, un tempo in cui avrei trovato del tutto naturale di ritrovarmi primo ministro del regno d'Italia".
Dovranno passare ancora vent'anni perché questa fantasia diventi realtà; vent'anni nel corso dei quali Camillo acquisterà una più matura consapevolezza dei problemi dell'Italia e del suo futuro di nazione indipendente. È quanto illustrano bene due dei saggi più coinvolgenti del libro: Dalla piccola patria all'Europa: il giovane Cavour e la saison des voyages e Cavour italiano? Un'identità da conquistare.
Europeo Camillo lo era per nascita, date le origini svizzere della madre e gli addentellati familiari con la Francia. La civilissima Ginevra e i suoi colti e illuminati parenti costituiscono per lui una seconda patria e lo orientano verso una visione liberale e riformista incentrata su quella politica del juste milieu a cui si manterrà fedele. Di lì, Cavour va alla scoperta della sua terza patria, quella Parigi, dove, a suo giudizio, si registra "la più alta temperatura intellettuale dell'Europa". Viene poi l'esperienza di Londra, dove "lo spirito matura, le idee si fanno meno vaghe e più applicabili, e si guadagna in spirito pratico, infinitamente prezioso per la condotta della vita e degli affari".
Sebbene progettato per primo, Cavour non avrà mai modo di realizzare il Grand Tour della penisola italiana e la sua conoscenza diretta non si spingerà oltre Bologna e Firenze, ma manterrà l'impegno preso con se stesso di "italianizzarsi", imparando ad esprimersi e a scrivere nella lingua di Dante, oltre che in francese, e a studiare la geografia del Belpaese per poterlo dotare di una rete ferroviaria capace di assicurarne la coesione.
Ma sarebbe stata, il 17 marzo 1861, la proclamazione di quel Regno d'Italia di cui era stato l'instancabile "tessitore" a farne a tutti gli effetti, come scrive Rosanna Roccia, un italiano con la "i" maiuscola.
IL LIBRO
Camillo Cavour di Rosanna Roccia (Centro Studi Piemontesi, pagg. 380, euro 22)