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La fine delle ideologie è un'ideologia, il saggio di Carlo Galli

E' insieme illuminazione e propaganda, critica e dogmatismo, interpretazione soggettiva e pretesa di oggettività. Strumento polemico funzionale a edificare un nuovo ordine, l'intera modernità ne è attraversata, lacerata, ripensata
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Tra le innumerevoli "fini" - dell'arte, della storia, dell'uomo - che ci sono state propinate negli ultimi decenni, spicca quella delle ideologie. Già nel 1960 Daniel Bell scriveva un libro - La fine delle ideologie - che sembrava chiudere la partita: restano, qua e là nel mondo, sogni, utopie, deliri, ma le ideologie in quanto tali sono esaurite, almeno nel mondo occidentale. È davvero così? L'ideologia è una "parola controtempo"? O piuttosto il segreto occulto del nostro tempo? La questione è posta con la solita finezza analitica da Carlo Galli in Ideologia, edito dal Mulino. Per afferrare un concetto sfuggente come quello di ideologia, bisogna riconoscerne la costitutiva ambivalenza. Essa è insieme illuminazione e propaganda, critica e dogmatismo, interpretazione soggettiva e pretesa di oggettività.

L'ideologia svela i tratti del dominio, ma tende a sostituirli con altri, talvolta anche pi&…

Tra le innumerevoli "fini" - dell'arte, della storia, dell'uomo - che ci sono state propinate negli ultimi decenni, spicca quella delle ideologie. Già nel 1960 Daniel Bell scriveva un libro - La fine delle ideologie - che sembrava chiudere la partita: restano, qua e là nel mondo, sogni, utopie, deliri, ma le ideologie in quanto tali sono esaurite, almeno nel mondo occidentale. È davvero così? L'ideologia è una "parola controtempo"? O piuttosto il segreto occulto del nostro tempo? La questione è posta con la solita finezza analitica da Carlo Galli in Ideologia, edito dal Mulino. Per afferrare un concetto sfuggente come quello di ideologia, bisogna riconoscerne la costitutiva ambivalenza. Essa è insieme illuminazione e propaganda, critica e dogmatismo, interpretazione soggettiva e pretesa di oggettività.

L'ideologia svela i tratti del dominio, ma tende a sostituirli con altri, talvolta anche più marcati. Tutt'altro che finita, risorge, sempre diversa, dalle proprie ceneri, a modificare la realtà. È efficace, crea egemonia, mobilita energia contro l'avversario di turno, fin quando non ne subisce la replica, essa stessa inevitabilmente ideologica. Anche se mai dichiarata tale. Ideologia è sempre quella degli altri. Mai la propria, che si presenta invece come scienza, visione oggettiva delle cose. Per questo parlarne, tentare di definirla, è pericoloso - si rischia a ogni passo di cadervi dentro, proprio nel momento in cui si pensa di averla eliminata. Da questo punto di vista di essa non può darsi teoria, perché ogni teoria, per quanto si voglia pura, porta dentro di sé un versante ideologico.

Del resto basta ripercorrere le diverse interpretazioni del fenomeno ideologico, come fa molto efficacemente Galli, per riconoscerne tutta la complessità e anche l'ambiguità. A partire dagli Idéologues, criticati da Napoleone come inconcludenti, a Hegel, che vede nell'ideologia una rappresentazione parziale della realtà, fino a Marx, che intende rovesciare quella borghese a favore del punto di vista proletario. Per tutti l'ideologia è uno strumento polemico funzionale all'edificazione di un nuovo ordine. L'intera modernità ne è attraversata, lacerata, ma anche, di volta in volta, ripensata in base a nuove prospettive. Se la modernità è una continua successione di crisi, le ideologie allo stesso tempo ne fanno parte e la interpretano in vista di nuove visioni del mondo. Dall'Ideologia tedesca (1945-6) di Marx e Engels a Ideologia e utopia (1929) di Karl Mannheim, la sua critica produce sempre nuove ideologie, a loro volte decostruite da Nietzsche, Lukács, Gramsci, Arendt, Schmitt, Foucault. Tutti, alla fine, presi nel cerchio ideologico che tentano di spezzare.

Perciò Galli individua nel metodo genealogico l'unico modo di rapportarsi a una realtà così sfuggente. Più che chiedersi cos'è l'ideologia, o, peggio, come lasciarsela alle spalle, bisogna individuarne la provenienza da una data condizione storica e la rispondenza a determinati interessi. A essa non si sfugge. Perfino fascismo, nazismo e comunismo - accomunati ideologicamente nella categoria di "totalitarismo" - ne fanno parte. Per quanto radicalizzati in maniera parossistica, anch'essi sono ideologie scaturite dalle pieghe del Novecento. Dopo la loro sconfitta, i regimi liberaldemocratici e socialdemocratici raffreddano il tasso ideologico, ma non lo spengono. Destra e sinistra continuano ad esserci, malgrado i maldestri tentativi di negarne l'esistenza. Dopo Bobbio (Destra e sinistra), lo stesso Galli (Perché ancora destra e sinistra?) ne ha riconosciuto la distinzione in una diversa percezione della plasmabilità della realtà - più limitata per la destra e più ampia per la sinistra.

Dopo che il '68 ha contrapposto i movimenti alle istituzioni, a partire dagli anni Ottanta si è andata diffondendo l'ultima delle ideologie - quella appunto della loro fine. Prodotto dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica, il neoliberalismo è stato, più che una semplice dottrina economica, una vera concezione del mondo. Una macchina ideologica che vede nella società un'arena di competizione tra individui rivolti all'imperativo del guadagno in un mercato finanziario senza limiti spaziali e temporali. Smaterializzazione virtuale del mondo e riduzione della storia a natura sembrano farla finita con le ideologie. Ma non è andata così. Presto i lampi delle Torri Gemelle, tornati a balenare nella guerra in Ucraina, hanno illuminato sinistramente una realtà diversa. Mostrando che la globalizzazione non porta necessariamente la pace e il mercato non produce solo sviluppo, ma anche ineguaglianza ed esclusione. Perciò della politica non si può fare a meno. Anche nel suo lato inevitabilmente ideologico.

Il libro
Ideologia
di Carlo Galli (il Mulino, pagg. 168, euro 13)