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La scrittrice Janice Hallett: "Il delitto è servito via email"

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L'autrice bestseller, nuova regina del giallo classico inglese, ha scritto un romanzo tutto a base di posta elettronica, whatsapp e sms. E qui ci spiega perché
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Un classico whodunit alla Agatha Christie, con un tocco di lotta di classe alla Dickens e una sana cattiveria alla Jane Austen, ma in salsa attualissima. Titolo: L'assassino è tra le righe. Autrice: Janice Hallett. Editore italiano: Einaudi Stile libero. Chi ama il giallo inglese prenda subito nota. Anche perché questo è un romanzo epistolare, costruito esclusivamente su messaggi via email, sms e whatsapp tra i personaggi: "Mentre scriviamo davanti a uno schermo finiamo per gettare la maschera, rivelando chi siamo", ci spiega l'autrice di una storia definita da alcuni cosy crime, cioè un thriller di piacevole lettura, in cui la violenza si svolge fuori scena e a indagare sono spesso dei dilettanti. Qui comunque, etichette a parte, il meccanismo è perfetto, e condito da una critica feroce alla società cosiddetta civile.

La vicenda si svolge in una comunità di provincia e ruota intorno a una compagnia di teatro dil…

Un classico whodunit alla Agatha Christie, con un tocco di lotta di classe alla Dickens e una sana cattiveria alla Jane Austen, ma in salsa attualissima. Titolo: L'assassino è tra le righe. Autrice: Janice Hallett. Editore italiano: Einaudi Stile libero. Chi ama il giallo inglese prenda subito nota. Anche perché questo è un romanzo epistolare, costruito esclusivamente su messaggi via email, sms e whatsapp tra i personaggi: "Mentre scriviamo davanti a uno schermo finiamo per gettare la maschera, rivelando chi siamo", ci spiega l'autrice di una storia definita da alcuni cosy crime, cioè un thriller di piacevole lettura, in cui la violenza si svolge fuori scena e a indagare sono spesso dei dilettanti. Qui comunque, etichette a parte, il meccanismo è perfetto, e condito da una critica feroce alla società cosiddetta civile.

La vicenda si svolge in una comunità di provincia e ruota intorno a una compagnia di teatro dilettantesco, gestita dalla famiglia più in vista del luogo. Ci sono poi una bambina gravemente malata, dei nuovi arrivati, dei conti che non tornano: e alla fine, ricomponendo i pezzi, tutti possiamo risolvere il puzzle. Come ci conferma Hallett, collegata via Zoom con Repubblica.

Janice, come è arrivata al giallo?
"Ho cominciato come redattrice per un magazine di moda e beauty, uno strano tipo di giornalismo che ho coltivato per ben quindici anni. Poi me ne sono andata per inseguire il sogno di diventare autrice. Ho iniziato con il teatro, scrivendo due commedie per la compagnia di dilettanti di cui faccio parte (proprio come i personaggi del libro). Ho preso anche un diploma in scrittura creativa per cinema e tv, ma quel mondo è davvero difficile, così ho deciso di provare col romanzo: un esperimento, non credevo che ci sarei riuscita. Invece è nato L'assassino è tra le righe. Dopo ne ho scritti altri: uno basato sulle trascrizioni di audio registrati al cellulare, un altro di nuovo su email e file di vario tipo".

Janice Hallett, inglese, classe 1969, scrive gialli bestseller. Il Times l’ha definita “l’Agatha Christie del XXI secolo”  

La narrazione per documenti è davvero il suo marchio di fabbrica! Tornando al primo romanzo, quando ha deciso di utilizzare il genere epistolare?
"In realtà la mia fonte di ispirazione è stata la letteratura vittoriana, che amo tanto: in particolare Thomas Hardy, Dickens, le Brontë. La signora di Wildfell Hall, scritto da Anne Brontë, è in stile epistolare. Agatha Christie, che adoro, l'ho conosciuta soprattutto attraverso i film che ne hanno tratto. Un'altra maestra per me è stata Enyd Blyton, autrice novecentesca per ragazzi. E Stephen King, che ho letto nell'adolescenza".

E mescolando tutte le fonti d'ispirazione è venuto fuori un romanzo dalla struttura così originale?
"Già! Ma se avessi pensato, prima di cominciarlo, che avrebbe avuto una veste epistolare non ci sarei mai riuscita: le voci dei personaggi, che scopriamo attraverso le loro email, sono venute fuori da sole, durante il processo di scrittura".

Altre influenze, magari più contemporanee?
"Sono una grande fan del true crime: adoro ascoltare i podcast, leggere i libri o guardare i documentari su casi di cronaca nera, cercando di risolverli mano a mano che vado avanti. Ho cercato di riprodurre questo identico meccanismo nel libro: anche qui tutto è già successo, quando la storia comincia a essere raccontata. È un cold case".

Quali sono i pro e i contro di una narrazione attraverso le lettere dei personaggi?
"Il vantaggio è che puoi dare a ciascuno il suo punto di vista, lo puoi osservare da ogni angolazione. Lo svantaggio è che è più difficile dare un'idea degli ambienti, dei luoghi: chi scrive un messaggio a qualcun altro non ci bada. Mi piace invece non aver avuto la possibilità di descrivere l'aspetto fisico dei personaggi: così i lettori possono immaginarli a modo loro".

Via email tendiamo a essere più formali, mentre nei whatsapp o sms siamo più diretti...
"È vero, via posta elettronica mettiamo su una maschera. Ma io ho tentato di rendere questa maschera trasparente, in modo da poter leggere tra le righe. E poi quando usiamo l'email il nostro stile è diverso in base agli interlocutori, come accade nel libro: basta vedere come cambia il nostro modo di salutare. Noi siamo l'insieme di queste facce".

Oltre a questo aspetto, diciamo così, pirandelliano, il romanzo è anche una critica feroce della società civile in generale, e in particolare della upper class di provincia.
"Ho voluto scrivere una storia in cui tutti i personaggi cercano di proteggere se stessi e di sopravvivere, in cui tutti sono egoisti. Non ci sono migliori e peggiori, ma solo persone con maggiori o minori opportunità. Come accade nella vita: siamo animali politici, cerchiamo di muoverci al meglio nella società. Non è per forza qualcosa di negativo, deriva da lì anche l'impulso ad aiutarci l'un l'altro; basta che non degeneri come avviene qui. Sono meccanismi che ritroviamo in maniera più limpida in comunità piccole come quella che ho creato, e che in qualche modo si assomigliano tutte".

Un approccio molto poco buonista. Anche perché tutti i personaggi rifiutano a ogni costo di vedere la verità.
"Affrontare la verità è sempre difficile, specie se ci mette a disagio. Ma se non la affrontiamo non se ne va via, continua a perseguitarci. Ed è ancora più complicato scovarla oggi, in un mondo in cui siamo tutti esposti alle fake news, ad esempio attraverso i social media".

Almeno, a consolarci come lettori, c'è il genere più amato in libreria - il crime, appunto - che è sempre un'indagine intorno a una o più verità. Perché ha tanto successo?
"Adoriamo risolvere enigmi, ricomporre i pezzi di un puzzle, in uno spazio sicuro per definizione com'è quello della letteratura, della finzione. Negli ultimi decenni questo tipo di narrativa ha prodotto moltissimi sottogeneri: i serial killer, i procedural, i cosy thriller... e credo che l'apertura a paesi ed etnie differenti ci porterà un'ulteriore ricchezza. Ad esempio, di recente ho letto crime nigeriani splendidi. Aspetto con gioia di vedere cosa riserva il futuro".


Il libro
L'assassino è tra le righe
di Janice Hallett (Einaudi Stile libero, traduzione di M. Francescon, pagg. 544, euro 20)