Capo Vaticano si prepara a celebrare lo scrittore a 45 anni dalla morte. Un itinerario culturale aspettando l’estate sulla Costa degli Dei
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Nel pieno degli anni cinquanta, Giuseppe Berto fuggiva da Roma ed era diretto in Sicilia come oggi fanno i turisti di passaggio dalla Campania o dalla Puglia. Lo scrittore veneto cercava una sistemazione tranquilla, il classico buen retiro: trova in questo lembo di Calabria il luogo in cui costruire, aiutato dalla manodopera locale, un gruppetto di case. Le stesse rimaste intatte fino a oggi nella forma originaria della “pinnata” e cioè basse, con terrazzini, patio e piccole arcate – l’etimo riporta a tettoie e stalle aperte.
Berto cura il giardino di macchia mediterranea un tempo puntellato di fichi d’India e oggi lussureggiante: in una foto del 1970 lo vediamo quasi esultante alla guida di una carriola. Nel 1968 apre, all’interno della tenuta di quattro ettari che sembra una prua protesa sul Tirreno, un night che ancora oggi conserva una immaginifica finestra-quadro naturale spalancata sul golfo di Sant’Eufemia: una sfida ai propri fantasmi per una persona che tra le tante paure soffriva quella dell’altezza.
Altri 5 anni e sperimenterà una visionaria e antesignana formula di home restaurant. «I cartoncini dei menù furono stampati da Mondadori ma io dovetti scriverli tutti a mano», sorride oggi Antonia, figlia unica dello scrittore morto esattamente 45 anni fa, il 1° novembre 1978. Dall’anno seguente alla perdita del padre, Antonia si trasferisce a Key West – la punta della Florida che guarda a Cuba un po’ come Capo Vaticano guarda alla Sicilia – per fare la ristoratrice con il marito Philip.
UN LUOGO MAGICO
Per Berto quello era un posto sacro «nonostante tutto», ti ripetono, forse immedesimandosi in quel mood agrodolce, i ragazzi dell’associazione che organizza il festival Estate a casa Berto, quest’anno in programma a inizio settembre con l’ottava edizione.
Così rivive un luogo crocevia di energie vulcaniche, suggestioni che si ritrovano ne “Il mare da dove nascono i miti” (Monteleone, 2003), con la leggenda del passaggio di Ercole dalla Costa degli Dei. I segni sono tanti: Stromboli, Vulcano ed Etna tutti visibili dalla terraferma, e poi Scilla e Cariddi, il faro, l’isolotto di Mantineo sede di ancestrali vaticini (da qui Berto stesso fa risalire il toponimo Capo Vaticano), le isole Eolie sullo sfondo. «Fanno compagnia in inverno ma d’estate spariscono» per via dell’afa non più spazzata dai venti, dice Antonia. A fine aprile e a fine agosto il sole tramonta precisamente nel cratere di Stromboli: uno spettacolo nello spettacolo.
Scriveva con due dita e dormiva con due vocabolari sotto le gambe per favorire la circolazione. Due volte volontario in guerra (certi esaminatori gradivano il fatto che si presentava agli esami in divisa ostentando le decorazioni al valore militare, racconta lui stesso nel Male oscuro), da membro del 6° battaglione camicie mere “M”, i fedelissimi di Mussolini, cade prigioniero il 13 maggio 1943 degli americani: è proprio durante la prigionia nel campo di internati in Texas che inizia a scrivere.
Anticonformista ed ex fascista militante, forse anche per questo inviso alla critica che oggi chiameremmo mainstream, ma amato da Hemingway («Quando nell’estate del ‘61 seppe del suicidio di Hemingway, Beppi si lasciò crescere la barba. E la tenne per un anno. Un’antica usanza ebraica, ma anche del nostro Sud, per portare il lutto» raccontò la moglie). Oltre che a Gadda, piace a Buzzati, Carlo Bo, Montanelli, Oreste Del Buono. Berto invece tifava Bianciardi, ancora più maudit di lui, e non sarà stato un caso.
Il male oscuro esce per Rizzoli con la sua copertina labirintica nel marzo 1964, vince contemporaneamente i premi Viareggio e Campiello e in un anno viene ristampato dieci volte superando le centomila copie. «Ecco la finestra dello studio dove l’ha scritto» indica Antonia. Un antro vista Stromboli.
IL FESTIVAL
«Semplicità della fruizione» e «accorciamento delle distanze tra ospiti e platea» sono alla base del festival che «presenta nel suo nome – spiegano i promotori – la fondamentale parola che lo differenzia da tutti gli altri: casa». In 7 anni (nel 2020 l’unico stop dovuto al Covid) Estate a Casa Berto ha coinvolto oltre 50 letterati, giornalisti, artisti e personalità dello spettacolo: accoglie ogni anno 6000 spettatori in 5 giornate coinvolgendo pubblico da ogni parte della Calabria e dall’intera penisola.
«Estate a Casa Berto oggi non è più solo un festival che abbraccia le arti ma un’associazione culturale che, nel nome di Berto, vuole scrivere nuove pagine di un territorio che ha le carte in regola per aprirsi e farsi conoscere».
Non solo: la tenuta di Berto è entrata nel 2021 a far parte del circuito delle case-museo dell’Associazione nazionale Case della Memoria, la prima nella regione.
«Siamo qui per sfatare i miti più radicati quando si parla di Calabria, di Capo Vaticano – dice Antonia –. Vogliamo raccontare il territorio da una prospettiva diversa, inedita, fatta di cultura, cinema, attualità, arte. Il nostro sogno è di far diventare Casa Berto un parco letterario che possa essere luogo di residenza e formazione per giovani penne, scrittori, sceneggiatori, drammaturghi e giornalisti. Perché siamo convinti che questo luogo non può più essere una fugace parentesi estiva, ma al contrario un generatore di cultura, confronto ed esperienze».
La prossima edizione di Estate a Casa Berto è in programma dal 6 al 10 settembre 2023: tra gli ospiti che hanno già confermato la loro presenza il regista Mario Martone, gli attori Tommaso Ragno, Iaia Forte e Anna Ammirati, il pianista Danilo Rea, il giornalista Tommaso Labate e ancora gli scrittori e giornalisti Emanuele Trevi e Michele Masneri grandi fan di Berto come il professore e scrittore Claudio Giunta.
Le giornate di Berto in un certo senso chiuderanno, sempre a Ricadi, un mese di “Avvistamenti teatrali” (1-30 agosto), rassegna dedicata al teatro contemporaneo a Torre Marrana, antico torrione d’avvistamento aragonese, quasi un avamposto culturale in un luogo in cui il teatro attivo più vicino dista oltre 100 chilometri: cinema e yoga, musica, archeologia e letteratura, «non solo un bagliore estivo di eventi mondani, ma al contrario uno spazio che sia fucina di progetti e scambi culturali in grado di aprire riflessioni sul presente» spiegano Andrea Paolo Massara, direttore artistico della rassegna, e i ragazzi dell’associazione Avvistamenti.
Perché anche l’offerta culturale di questo territorio oggi pulsa alimentata da un battito unico, nel nome di Berto.
IL DEMONE DI BERTO, OGGI
È come se lo spirito o meglio il demone di “Bepi” rivivesse nelle nuove generazioni e nei progetti di chi ostinatamente resta, o magari torna.
Con “Il pensiero meridiano” la libraia Chiara Condò otto anni fa ha fatto rinascere il luogo nel quale aveva lavorato per anni: oggi, nella città non ancora dotata di biblioteca pubblica, i suoi 5mila titoli sono un presidio; insegna calabrese inserita nel Cepell (Il Centro per il libro e la lettura del ministero della Cultura, direzione di Marino Sinibaldi), organizza gruppi di lettura – anche tra lettori di 14-18 anni, «ragazzi che purtroppo poi vanno via, ma so di essere una libreria di partenza oltre che di arrivi» – e aperitivi letterari come quello ospitato fino a giugno a Villa Paola. Ma Chiara ha creato una comunità anche grazie ai “libri da asporto”, iniziativa che la inserisce in una rete di poco meno di 400 librerie in tutta Italia, con spedizioni a condizioni sostenibili oltre che molto vantaggiose: «Mando libri anche ai miei tanti clienti stranieri che magari studiano italiano».
E a tema lettura è pure la rassegna “Telemaco”, in programma a Tropea nei fine settimana del maggio dei libri a cura della guida Dario Godano, quasi una versione ufficiale dei suoi «rave culturali» situazionisti del sabato sera dedicati a storia e archeologia locali.
Che Tropea non sia un eventificio e non necessariamente limitato all’estate lo dimostrano anche iniziative come “Armonie della Magna Graecia”: ideato dal pianista Emiliano Aversano, è l’unico festival totalmente dedicato alla musica classica solistica e da camera, tra “passeggiate musicali” nel centro storico con vicoli e palazzi nobiliari a far da cornice all’esecuzione di alcuni dei brani più importanti del repertorio classico. L’edizione 2023 (dal 29 maggio al 24 ottobre) vedrà tra gli ospiti l’ensemble da camera della Filarmonica di Bacau, i solisti di Santa Cecilia e del Concertgebouw di Amsterdam e il quartetto d’archi dei Berliner Philharmoniker.
Un vortice di libri, incontri e note nel nome di Giuseppe Berto detto Bepi, il veneto che scelse la Costa degli Dei, o forse ne fu scelto.