Piccola donna cresce tra il rapimento di Moro e la Milano da bere
di Clotilde Veltri , di Clotilde VeltriSembra di vederla, Zita Dazzi, tenere per mano le piccole Luce e Vita in queste pagine tenere e tumultuose come i tempi che raccontano, per evitare che vengano spazzate vie dal vento della storia non sempre benevola soprattutto con gli inermi. Gli anni di Luce (Piemme) è l'ultimo romanzo della giornalista di Repubblica e scrittrice, un romanzo di formazione, dove Luce è la giovane protagonista messa a fuoco tra i 70 e gli 80 in un'Italia segnata dalla ribellione e dal terrorismo, dagli attentati e dalle rivolte studentesche, molta nebbia a Milano, ma anche nei cervelli.
Luce e la sorellina Vita sono le figlie "illegittime" di Vincenza, donna davvero troppo. Troppo bionda, troppo bella, troppo algida, troppo fragile e violenta come solo i fragili possono essere, una che vive sopra le righe, tra sigarette e Martini, inseguendo amori che finiscono per ferirla. È il 1972 quando Vincenza e le sue bambine, in fuga da Milano cariche di segreti e solitu…
Sembra di vederla, Zita Dazzi, tenere per mano le piccole Luce e Vita in queste pagine tenere e tumultuose come i tempi che raccontano, per evitare che vengano spazzate vie dal vento della storia non sempre benevola soprattutto con gli inermi. Gli anni di Luce (Piemme) è l'ultimo romanzo della giornalista di Repubblica e scrittrice, un romanzo di formazione, dove Luce è la giovane protagonista messa a fuoco tra i 70 e gli 80 in un'Italia segnata dalla ribellione e dal terrorismo, dagli attentati e dalle rivolte studentesche, molta nebbia a Milano, ma anche nei cervelli.
Luce e la sorellina Vita sono le figlie "illegittime" di Vincenza, donna davvero troppo. Troppo bionda, troppo bella, troppo algida, troppo fragile e violenta come solo i fragili possono essere, una che vive sopra le righe, tra sigarette e Martini, inseguendo amori che finiscono per ferirla. È il 1972 quando Vincenza e le sue bambine, in fuga da Milano cariche di segreti e solitudine, approdano in una Roma che sarà poi squassata dal rapimento Moro. Vincenza è una giornalista precaria, affida le figlie a una scuola di suore, ruba nei supermercati. La vita è una montagna russa fatta di difficoltà al limite degli stenti, di frigoriferi vuoti ma anche di romanzi di Proust, di librerie ricavate dalle cassette della frutta, di foto di Marilyn appese in bagno, di alcol e posaceneri. Stretta alla taciturna Vita nel disagio della "diversità", Luce osserva la madre con lo stupore dei bambini di fronte alle scelte incomprensibili degli adulti, domande senza risposte, silenzi in cucina e urla dietro le porte. Anche il mondo è complicato da capire e quando l'Italia si ferma per quello statista democristiano che le Brigate Rosse hanno sequestrato in via Fani, Luce, per tutti i 55 giorni del rapimento, sogna di ritrovarlo, affacciandosi nei cassonetti mentre va a scuola, immaginando una liberazione tutta personale che forse le regalerà quell'attenzione di cui tanto ha bisogno. Il tempo passa e i segreti restano, il passato ricco e borghese di Vincenza a Milano, la "vita di prima" agiata e confortevole, le frequentazioni intellettuali, Dino Buzzati e la moglie Almerina, il pittore Bruno Cassinari, un padre innominabile giornalista del Corriere amico di Walter Tobagi.
Ogni famiglia è infelice a modo suo, ma cosa più importante, ogni famiglia ha una propria narrazione, ci ricorda l'autrice all'inizio del romanzo. Così Luce muove gli anni della sua infanzia come sospesa, in cerca di un cantuccio che la faccia sentire al sicuro dandole però anche delle risposte. Dovrà aspettare il ritorno a Milano dove Vincenza traslocherà figlie e bagagli da un giorno all'altro, senza spiegazioni, inseguendo ancora una volta l'amore. Siamo negli anni Ottanta e la quinta si apre su una città grigia e arrabbiata, scossa dagli ultimi rantoli di una rivolta che lascerà spazio al riflusso e all'eroina. Questo lo sfondo su cui si gioca l'adolescenza di Luce proiettata tra il liceo Parini e il Pirellone, il Leoncavallo e i centri sociali, le Scimmie di via Sforza.
Zita Dazzi srotola, stagione dopo stagione, le giornate della ragazzina e della sua famiglia fuori schema o disfunzionale che dir si voglia, i tentativi di sottrarsi al caos che sembra un destino, la ribellione in casa e quella fuori. E il racconto, perché la vita nell'adolescenza è così, si fa via via più serrato e incalzante, a tratti anche umoristico mentre scorre sotto i piedi il ventennio indimenticabile che ha prodotto morte e rovina, la strage di Bologna e la morte di Berlinguer, ma anche sogni collettivi e speranze, la rivoluzione dei diritti e un anelito al cambiamento finito nel nulla, ma bello finché è durato. Chi è cresciuto in quegli anni si riconoscerà nelle citazioni elargite dall'autrice tra musica, luoghi, strade, percorsi comuni. Una mappa nella quale Luce si muove quasi in punta di piedi, con discrezione. E alla fine della storia viene da chiedersi se in Luce, bambina precocemente adulta che poi partirà per Londra, ci sia anche un po' di Zita, se quella madre apparentemente inespugnabile, un po' matta ed esagerata, ma capace di dare un futuro alle sue figlie nonostante la condanna bigotta del diritto di famiglia e della società, sia la stessa mamma che l'autrice ringrazia al termine del romanzo. Noi, un po', speriamo di sì.
Il libro - Gli anni di Luce di Zita Dazzi (Piemme, pagg. 240, euro 18,90)