Eros e il delfino, ecco Poseidonia
di Antonio Ferrara , di Antonio FerraraNAPOLI - Eros è a cavallo di un delfino. Una immagine che ricorda il mare e il dio Poseidone, certo, ma anche Afrodite che nasce tra le onde. Sono più di 15 le statuette con questa scena (una è firmata dagli Avili, ceramisti laziali attivi anche a Delo), recuperate a Paestum nel corso dello scavo di un tempio dorico a ridosso della cinta muraria. Una scoperta che ha subito fatto andare con la mente Tiziana D'Angelo, la direttrice del Parco archeologico di Paestum e Velia, a una moneta romana del III secolo avanti Cristo che su una faccia riporta Eros a cavallo del delfino e sull'altra il dio Poseidone. Un caso? Oppure siamo di fronte al santuario dove veniva venerata la divinità protettrice della colonia greca di Poseidonia che poi diventerà Paestum? "Alla fine lo capiremo - confida D'Angelo - anche se non possiamo escludere un collegamento di Eros sul delfino con il culto di Afrodite".
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NAPOLI - Eros è a cavallo di un delfino. Una immagine che ricorda il mare e il dio Poseidone, certo, ma anche Afrodite che nasce tra le onde. Sono più di 15 le statuette con questa scena (una è firmata dagli Avili, ceramisti laziali attivi anche a Delo), recuperate a Paestum nel corso dello scavo di un tempio dorico a ridosso della cinta muraria. Una scoperta che ha subito fatto andare con la mente Tiziana D'Angelo, la direttrice del Parco archeologico di Paestum e Velia, a una moneta romana del III secolo avanti Cristo che su una faccia riporta Eros a cavallo del delfino e sull'altra il dio Poseidone. Un caso? Oppure siamo di fronte al santuario dove veniva venerata la divinità protettrice della colonia greca di Poseidonia che poi diventerà Paestum? "Alla fine lo capiremo - confida D'Angelo - anche se non possiamo escludere un collegamento di Eros sul delfino con il culto di Afrodite".
Le ricerche in corso (il ministro Gennaro Sangiuliano parla di "ritrovamenti straordinari"), sono destinate non solo a cambiare la storia della città magnogreca fondata da Sibari nel 600 avanti Cristo, ma anche a offrire nuovi dati sull'architettura dorica. Gli scavi hanno restituito il basamento del tempio di 15,6 metri per 7,5, il perimetro della cella sacra, gli attacchi di quattro colonne sulle facciate e sette sui lati lunghi, 250 elementi tra capitelli e metope e 30 frammenti di decorazioni architettoniche del tetto, con due tipologie che attestano una riparazione del tempio. E poi il grande altare inclinato con le canalette per i liquidi dei sacrifici. Tra base del tempio e l'altare vennero sistemate in un rettangolo di 90 mq moltissime offerte alle divinità come statuette e piccole ceramiche (180 le cassette di materiali recuperati), con tracce di combustione legate a un rituale di abbandono e chiusura dell'edificio databile alla fine del I secolo avanti Cristo. Delle colonne però non vi è traccia. "Il tempio viene abbattuto? Non lo sappiamo - racconta D'Angelo - ma sappiamo che una parte della cinta muraria della città crollò sul tempio. E su questo la ricerca prosegue".
Il tempio fu costruito all'inizio del V secolo in stile dorico e segna il passaggio tra la fase arcaica del VI secolo attestata a Paestum con i due templi di Hera e Atena e la classica del V secolo con il tempio di Poseidone. Per Gabriel Zuchtriegel, che ha diretto e scavato a Paestum prima di approdare a Pompei (ha appena pubblicato un libro sull'architettura dorica con la Cambridge University) quello scoperto è "quasi un modello in piccolo del grande tempio di Nettuno", l'anello mancante nell'architettura dorica tra VI e V secolo. Paestum era una città-cantiere in quel periodo, a dimostrazione di un'autonomia artistica e culturale che dice molto sugli abitanti delle città magnogreche e del loro orgoglioso mostrarsi anche rispetto alla madrepatria. L'importanza del rinvenimento è anche nel fatto che, a differenza di quanto si riuscì a fare in passato, oggi si possono utilizzare tecniche di indagine che consentono di recuperare dati archeologici preziosi: siamo di fronte a un edificio sacro in diretto collegamento con il mare (forse in una prima fase era visibile dalla costa, in un'area rialzata sulla piana non ancora cinta da mura) che è stato utilizzato ininterrottamente per 500 anni, anche durante la fase lucana e poi romana. "Si accende una luce molto interessante sulla vita religiosa antica" chiosa Massimo Osanna, direttore generale dei musei. Tra gli ex voto ecco sette teste di toro, e poi figure di Afrodite, Apollo, Artemide, Hera, gli eroti su delfino che lasciano aperta l'identificazione della divinità alla quale era dedicato. Le ricerche proseguono, Paestum non smette di stupire.