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Paestum. La meraviglia dell'amore che riaffiora dal mare

L'area del tempio greco delle nuove scoperte  (ansa)

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Riemergono i resti di un tempio dorico e di molti manufatti che fanno riferimento all’antica colonia greca di Posidonia 
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"Temete la morte per acqua", diceva Eliot. "O sperate in un delfino", avrebbe risposto un navigante greco, per il quale il mare non era metafora. Su quel mare il naufragio era rischio costante. Su quel mare correvano favole di delfini salvifici, recanti in groppa i marinai scampati.

Cavalcare i delfini era cosa da dèi o da eroi. Ma era anche cosa da ragazzi, emblema di gioia amorosa. "Oh, se fossi un delfino", canta l'epigrammista Meleagro, sognando di portare in dorso il suo innamorato. 

Tra i frammenti ritrovati Eros sul delfino  (ansa)

Posidonia, nata sul mare e dal mare, ci restituisce, fra i tanti suoi nuovi tesori, gli struggenti Eroti sul delfino. Soggetto noto quanto enigmatico, che sintetizza l'ambiguità del mare agli occhi di chi quotidianamente lo viveva come luogo di morte e luogo d'amore. La città …

"Temete la morte per acqua", diceva Eliot. "O sperate in un delfino", avrebbe risposto un navigante greco, per il quale il mare non era metafora. Su quel mare il naufragio era rischio costante. Su quel mare correvano favole di delfini salvifici, recanti in groppa i marinai scampati.

Cavalcare i delfini era cosa da dèi o da eroi. Ma era anche cosa da ragazzi, emblema di gioia amorosa. "Oh, se fossi un delfino", canta l'epigrammista Meleagro, sognando di portare in dorso il suo innamorato. 

Tra i frammenti ritrovati Eros sul delfino  (ansa)

Posidonia, nata sul mare e dal mare, ci restituisce, fra i tanti suoi nuovi tesori, gli struggenti Eroti sul delfino. Soggetto noto quanto enigmatico, che sintetizza l'ambiguità del mare agli occhi di chi quotidianamente lo viveva come luogo di morte e luogo d'amore. La città greca di Poseidone, la città dello stupendo "Tuffatore", non poteva non conoscere le favole dei delfini, il cui nome suggerisce il "grembo" (delphys), ora accogliente e ora tombale. Gli archeologi indagheranno sul senso di questi ex voto offerti a un nume ancora ignoto. Ma già ora essi parlano di una città dove il confine fra terra e mare era labile: il mare dei Greci aveva il nome del "passaggio" (pontos), come il sanscrito panthah, "cammino", e come il latino pons, "ponte". Del resto il dio del mare che diede il nome alla città, Poseidone, era per etimo il "Signore" o "Sposo della Terra".

La scoperta dimostra "l'immensa ricchezza del patrimonio archeologico della nostra nazione", si è rallegrato il ministro Sangiuliano. Ma le "nazioni" che fecero grande questa e molte altre città antiche, specie se di mare, furono tante e ibride, frutto di un meticciato strutturale. Dacché è nata finché è morta, Posidonia-Paestum è stata un incrocio di popoli. Perché il mare poteva essere luogo di morte, ma i porti erano luoghi di approdo e di incontro, non barriere opposte all'estraneo.