Il caso Fondazione Castiglioni. Sgarbi: “No allo sfratto porremo il vincolo”
di Teresa Monestiroli , di Teresa MonestiroliMILANO - Nel giorno in cui Milano accende la grande festa del mobile arriva la notizia che lo studio di Achille Castiglioni, oggi casa-museo perfettamente conservata dalla Fondazione che porta il suo nome e luogo iconico per tutto il mondo del design, sarà tutelato dal ministero dei Beni Culturali. Ad annunciarlo è il sottosegretario Vittorio Sgarbi che interviene nel dibattito sullo sfratto dai locali di piazza Castello 27: "Ci sono tutti i requisiti per mettere un vincolo, ho già chiesto alla sovrintendente Emanuela Carpani di occuparsene. Non possiamo permetterci di perdere una testimonianza così importante del lavoro di uno dei grandi architetti del Novecento".
A raccontare la vicenda, qualche giorno fa, erano stati gli eredi di Achille, Carlo e Giovanna, spiegando che lo scorso dicembre il proprietario del locali dove il padre aveva trasferito lo studio nel 1962, e dove è sempre rimasto in affitto, aveva deciso di non rinnovare il con…
MILANO - Nel giorno in cui Milano accende la grande festa del mobile arriva la notizia che lo studio di Achille Castiglioni, oggi casa-museo perfettamente conservata dalla Fondazione che porta il suo nome e luogo iconico per tutto il mondo del design, sarà tutelato dal ministero dei Beni Culturali. Ad annunciarlo è il sottosegretario Vittorio Sgarbi che interviene nel dibattito sullo sfratto dai locali di piazza Castello 27: "Ci sono tutti i requisiti per mettere un vincolo, ho già chiesto alla sovrintendente Emanuela Carpani di occuparsene. Non possiamo permetterci di perdere una testimonianza così importante del lavoro di uno dei grandi architetti del Novecento".
A raccontare la vicenda, qualche giorno fa, erano stati gli eredi di Achille, Carlo e Giovanna, spiegando che lo scorso dicembre il proprietario del locali dove il padre aveva trasferito lo studio nel 1962, e dove è sempre rimasto in affitto, aveva deciso di non rinnovare il contratto, in scadenza a febbraio 2024. Dunque, dopo quella data, le stanze al piano terra del palazzo signorile che si affaccia sul Parco Sempione dovevano essere liberate. Una doccia fredda per gli eredi di uno dei maestri del design italiano che qui aveva lavorato tutta la vita, prima con il fratello Pier Giacomo, poi da solo. "Sono stato a trovare i Castiglioni quindici giorni fa, appena ho saputo dello sfratto - prosegue Sgarbi -.Abbiamo scelto di mantenere la mia visita riservata per evitare che si innescassero reazioni da parte della proprietà, perché l'appartamento è privato e il vincolo da parte della sovrintendenza più complicato, ma ho già contattato Carpani segnalandole il caso e invitandola a valutare il vincolo. Come si tutelano i quadri, anche se sono di proprietà privata, così tuteleremo uno studio che dopo una stratificazione di così tanti anni è legato alla memoria di Castiglioni. Spostare l'archivio, con tutti gli oggetti, i disegni, i prototipi altrove significa snaturale una straordinaria collezione. Una città che si prepara al Salone del Mobile non può non dare una consacrazione a questo spazio". Sgarbi non parla mai di esproprio. "Ci mancherebbe - aggiunge - . Nessuno chiede di non pagare l'affitto, solo di vincolarlo alla destinazione d'uso dei locali, che devono restare la sede della Fondazione, come è stato negli ultimi vent'anni. Non possiamo permettere che vengano affittati ad altri". Come invece vorrebbe la proprietà, intenzionata a individuare un unico locatario per tutto lo stabile. Se così fosse, la Fondazione sarebbe costretta a trovare una nuova casa dove traslocare l'archivio già vincolato dalla sovrintendenza, quindi indivisibile. Un gigantesco patrimonio per una città che si vanta di essere la capitale mondiale del design, con più di 300 progetti di oggetti, 500 allestimenti museali e fieristici e 250 progetti architettonici. Il tutto consultabile da chiunque facendo richiesta alla Fondazione.
L'attività della casa museo, comunque vada a finire questa storia, non sarà interrotta. A garantirlo sono Carlo e Giovanna Castiglioni che dal 2002, dopo la morte di Achille, gestiscono la Fondazione tenendo in ordine tutta la produzione del padre (e dello zio) e aprendo regolarmente le porte dello studio a professionisti e curiosi per raccontare un capitolo della storia del disegno industriale italiano, dall'invenzione dell'interruttore Rompitratta alla progettazione della lampada Arco. Se si troveranno costretti a lasciare piazza Castello lo faranno senza troppe polemiche, perché non è nel loro stile. "Anche ripartire, in uno spazio più grande - hanno spiegato qualche giorno fa - sarebbe una bella sfida". Intanto su Change.org è stata aperta una petizione che punta a raccogliere firme per evitare lo sfratto.