Chi era Jan Palach, lo studente universitario ceco che si diede fuoco in piazza San Venceslao, a Praga, il 16 gennaio 1969, diventato il simbolo della lotta dei cecoslovacchi contro l'invasione russa del loro Paese? Se ne riparla in questi giorni, da quando il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha annunciato che il 25 aprile si recherà in Repubblica Ceca per visitare il campo di concentramento di Theresienstadt, e per deporre un omaggio di fronte al monumento che ricorda Jan Palach a Praga. La storia di Palach, infatti, è diventata il simbolo della lotta anticomunista.
Aveva 21 anni, Palach, quando si cosparse di liquido infiammabile. "Non voglio suicidarmi, mi sono dato fuoco come fanno i buddisti in Vietnam, per protestare contro quel che succede qui, contro la mancanza di libertà di parola, di stampa e di tutto il resto" dichiarò a chi lo soccorreva. Morì tre giorni dopo, il 19 gennaio.
LA STORIA DI JAN PALACH
Palach era nato l'11 agosto 1948 a Vsetaty, a 40 Km da Praga, in una famiglia di tradizione socialista e anticomunista. Il padre, Joseph, gli trasmise la passione per la storia e la letteratura, la madre lo fece battezzato nella chiesa evangelica. Dopo il ginnasio decise di studiare economia, per poi passare a filosofia di economia all'Università Re Carlo di Praga. Palach partecipò alla cosiddetta "primavera" di Praga nel 1968, condividendo le speranze riformiste di molti cecoslovacchi.
Quando il 21 agosto 1968 le truppe del patto di Varsavia invasero il Paese, Palach si rese conto che tutte le speranze della sua generazione erano ormai spente: finita la libertà di stampa, tutte le manifestazioni antisovietiche furono duramente represse. Lo sciopero del CASP (Comitato d'azione studenti praghesi) del 18 novembre non ebbe l'appoggio sperato, e Jan Palach cominciò a pensare di agire diversamente. Scrisse una lettera al leader studentesco Lubomir Holecek, con l'idea di occupare l'edificio della Radio cecoslovacca e invitare i cittadini a moblitarsi contro la censura. Poi scrisse quattro lettere di addio, firmate "la prima fiaccola", indirizzate all'Unione scrittori, a Holecek, all'amico Ladislav Zizka. La quarta fu poi ritrovata nella sua borsa sui gradini del Museo nazionale in piazza San Venceslao, di fronte al Palazzo Federale, simbolo del potere statale.
"Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo (...)" scriveva Palach. Prima di morire, nei giorni in cui rimase ricoverato per le gravissime ustioni subite, Jan chiese di sapere se il governo aveva accettato qualcuna delle richieste degli studenti. Il 25 gennaio una grande folla silenziosa accompagnò il suo funerale.