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Omaggio ai cavalli di San Marco, nel segno dell’arte e del mito

A Venezia la mostra dell'artista Marco Benedetti: un percorso tra creature oniriche e nuovi racconti mitologici
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Venezia. "L'artista è un medium che connette l'inconscio al mondo" spiega Marco Benedetti, classe 1964, a proposito della sua mostra Dove vanno i Daemons. Dedicata ai quattro cavalli che adornano la Basilica di San Marco, l'esposizione veneziana, a cura di Giovanni Cutini, approfondisce il discorso sul mito ed è in programma a Palazzo Giustinian Lolin fino al primo maggio (orari 10-13, 15-18): "Prendendo in prestito la metafora del Velo di Maya del filosofo Arthur Schopenhauer, è come se l'artista riuscisse a cogliere cosa c'è quando quel velo viene strappato e gli dà forma realizzando l'opera".


Tutto comincia quando una sorta di creatura onirica, apparsa dalla materia (mentre lui lavorava l'argilla) come in un sogno, è diventata il soggetto di fondo della sua opera: "Ho lavorato sui demoni platonici, quelle figure mitiche che accompagnano la nostra anima nel suo passaggio sulla terra, e h…

Venezia. "L'artista è un medium che connette l'inconscio al mondo" spiega Marco Benedetti, classe 1964, a proposito della sua mostra Dove vanno i Daemons. Dedicata ai quattro cavalli che adornano la Basilica di San Marco, l'esposizione veneziana, a cura di Giovanni Cutini, approfondisce il discorso sul mito ed è in programma a Palazzo Giustinian Lolin fino al primo maggio (orari 10-13, 15-18): "Prendendo in prestito la metafora del Velo di Maya del filosofo Arthur Schopenhauer, è come se l'artista riuscisse a cogliere cosa c'è quando quel velo viene strappato e gli dà forma realizzando l'opera".


Tutto comincia quando una sorta di creatura onirica, apparsa dalla materia (mentre lui lavorava l'argilla) come in un sogno, è diventata il soggetto di fondo della sua opera: "Ho lavorato sui demoni platonici, quelle figure mitiche che accompagnano la nostra anima nel suo passaggio sulla terra, e ho dato vita a queste opere" spiega Benedetti, originario di Rovereto e laureato in Architettura al Politecnico di Milano, città dove attualmente vive. "L'aspirazione dell'artista è quella che i propri lavori durino in eterno, fino a dimenticarsi di chi li ha realizzati. È l'illusione della creazione, anche se sono convinto che l'artista, nel processo creativo, diventi davvero un messaggero portando alla luce dei contenuti universali latenti che prendono forma nelle opere".


Dopo aver realizzato nove sculture e averle riprodotte su tela, Benedetti ha chiesto a Paolo Rumiz, a Cristina Rodocanachi e a Sara Thorne di dare un nome alle sue creature. Ne sono nati nuovi racconti che evocano i miti, come quello di Europa che copula e partorisce Evro-Elafos, il Minocervo che libera le isole da scorpioni e serpenti, o quello di Abacuc al quale Rodacanachi si rivolge come se fosse un oracolo o, ancora, come quello di Arden "fatto di immagini che si ergono da sé dalla palude della mente". "Ciascun Daemon è stato presentato in forma di scultura, di grande ritratto e di narrazione scritta o musicata da altrettanti artisti" prosegue Benedetti. "Così, nel passaggio dalla scultura alla pittura alla scrittura avviene la trasformazione mitica dell'oggetto artistico da forma a parola, a ricordo, a storia, e infine a mito".


La mostra veneziana rappresenta la seconda tappa dell'artista che ha esposto a Parigi, in Francia, dove ha esordito come artista a 25 anni e dove ha vissuto per molto tempo tra Lione e Nizza per poi spostarsi in Portogallo e a New York. Tornato in Italia, Benedetti ha riscosso l'attenzione di Vittorio Sgarbi per il sepolcro realizzato per Emanuela Loi, una degli agenti di scorta del giudice Paolo Borsellino, uccisa nell'attentato di via d'Amelio.


A Venezia il discorso sul mito assume un taglio speciale perché l'esposizione è dedicata ai quattro cavalli della Basilica di San Marco, arrivati a Venezia da Costantinopoli, poi trasportati da Napoleone in Francia e infine tornati a Venezia. "I miei Daemons compiono un viaggio a ritroso là dove erano passati i quattro cavalli, seguendo per mare le rotte e le tappe che i veneziani percorsero nel 1200" spiega Benedetti. Fino al primo maggio nelle sale della mostra sono attese diverse personalità invitate a parlare di mito, tra cui Vittorio Sgarbi, Pier Vittorio Buffa, Giovanni Montanaro, Nicoletta Romano, Andrea Kerbaker e Marta Morazzoni.


Il mito dialogherà con la musica di Giuliano Eccher ed Eva Furtinger, con il compositore Fabio Vacchi che interverrà dedicando all'evento una propria melodia.