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Dialogo tra un monaco e uno startupper

I confini tra sapere e intelligenza artificiale nel saggio di Dattoli e Cortoni
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Tra le esperienze che meglio mi han fatto comprendere la realtà tumultuosa del XXI secolo annovero aver lavorato, con la start up digitale Catchy, al Talent Garden, rete di uffici open space ideata dal geniale Davide Dattoli, mentre dialogavo, di persona o via email, con il monaco camaldolese Don Paolo Giannoni, eremita sulle colline di Firenze. Al Talent Garden ragionavo con i millennials che cambiano l'Italia impugnando il potere dell'innovazione, mentre Don Paolo mi insegnava "Isaia, il profeta della speranza, dopo l'esilio, allarga l'anima e il popolo, proclamando la benedizione attraverso i segni della gioia dopo il dolore...".


Immaginate, dunque, il mio stupore davanti al saggio Sapere è potere, Da Aristotele a ChatGPT (Rizzoli) firmato da Davide Dattoli, ora trentatreenne, con Claudio Ubaldo Cortoni, monaco camaldolese, bibliotecario-archivista per la Comunità di Camaldoli, confratello del caro Don Paolo, teologo al Pontificio At…

Tra le esperienze che meglio mi han fatto comprendere la realtà tumultuosa del XXI secolo annovero aver lavorato, con la start up digitale Catchy, al Talent Garden, rete di uffici open space ideata dal geniale Davide Dattoli, mentre dialogavo, di persona o via email, con il monaco camaldolese Don Paolo Giannoni, eremita sulle colline di Firenze. Al Talent Garden ragionavo con i millennials che cambiano l'Italia impugnando il potere dell'innovazione, mentre Don Paolo mi insegnava "Isaia, il profeta della speranza, dopo l'esilio, allarga l'anima e il popolo, proclamando la benedizione attraverso i segni della gioia dopo il dolore...".


Immaginate, dunque, il mio stupore davanti al saggio Sapere è potere, Da Aristotele a ChatGPT (Rizzoli) firmato da Davide Dattoli, ora trentatreenne, con Claudio Ubaldo Cortoni, monaco camaldolese, bibliotecario-archivista per la Comunità di Camaldoli, confratello del caro Don Paolo, teologo al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo. Cosa unisce, per il lettore, lo startupper di successo dell'economia digitale e il monaco uso agli incunaboli del XV secolo? La persuasione che, come alla fine del Medio Evo, il nostro tempo imponga ad ogni comunità umana una rivoluzione nell'apprendimento, nella cultura, nel lavoro.


Prendendo le mosse dai Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Newton e dalla Scienza Nuova di Giambattista Vico, Dattoli e Cortoni argomentano che sia cruciale "aprirsi a nuove domande, con un atteggiamento che finisce per avere ripercussioni sul modo di concepire il mondo", perché "da lì si dipana un difficile e incerto percorso puntellato di interrogativi, originati dalla consapevolezza che la realtà così come la conosciamo non può bastare alla conoscenza", mentre va messo in discussione tutto "con questioni faticose, dubitando anche di ciò che si dava per assodato".


La sfida investe, in primo luogo, scuola e università, che davanti all'impatto dell'Intelligenza artificiale e dei linguaggi generati da reti, come ChatGPT di OpenAI, non devono arroccarsi nel piagnisteo da ultimo barone ex cathedra, "che fine faranno compiti a casa e tesi di laurea?". Sapere è potere sostiene, al contrario, che "strumenti come ChatGPT cambieranno totalmente il processo di apprendimento, perché con un'interfaccia conversazionale potremo ottenere una risposta efficace nella forma che preferiamo, per qualsiasi questione".


Con l'educazione deve mutare il lavoro, nel passato le nozioni apprese da un giovane, operaio o laureato che fosse, gli bastavano per la vita intera, ora sono obsolete dopo una stagione come ha ribadito di recente il presidente di Confindustria Carlo Bonomi. "Fino a qualche decennio fa - scrivono Dattoli e Cortoni - accumulare conoscenza richiedeva tempo - per scrivere sette dei 45 volumi previsti per la sua Biblioteca universale sacro-profana, uno dei primi progetti enciclopedici del Settecento, il francescano Vincenzo Maria Coronelli impiegò trent'anni" mentre "la complessità di un microcircuito raddoppia ogni diciotto mesi e quadruplica quindi ogni tre anni" secondo la Legge di Moore sull'"accelerazione esponenziale del progresso tecnologico, con tutte le implicazioni in fatto di accumulo di sapere".


Se il passato brucia in un giorno, l'impetuoso flusso dell'innovazione ha però gravi conseguenze su economie e democrazie, seminando risentimento sociale e disinformazione, vedi il magnate Elon Musk che innesta sulla piattaforma social Twitter astio, discriminazione, discordia. Dattoli e Cortoni sono consapevoli di queste derive nichiliste, ma non perdono fede nella speranza, indispensabile per chi opera nei media, sull'"informazione che diventa sapere, il sapere che diventa conoscenza, e la conoscenza che diventa significato e azione giusta". Si deve auspicare che la loro visione intrepida prevalga, infine, sulle forze sinistre che agiscono, online e offline, per impossessarsi delle meravigliose tecnologie digitali: se il futuro umano è al bivio tracciato dal versetto del Vangelo di San Giovanni, III, 19, posto da Leopardi come esergo al poema La Ginestra, "gli uomini preferirono le tenebre alla luce", questo libro funge davvero da benefico vademecum.
Instagram @gianniriotta

Il libro

Sapere è potere di Claudio Ubaldo Cortoni e Davide Dattoli (Rizzoli, pagg. 192, euro 18)