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Le mosse della Germania dopo il conflitto in Ucraina

Christoph Heusgen, ex consigliere di Angela Merkel, presiede la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 
Il tedesco Christoph Heusgen, consigliere diplomatico e strettissimo collaboratore di Angela Merkel, oggi presidente della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha appena pubblicato un saggio sul ruolo del suo Paese in un mondo in cui il confronto con Russia e Cina sarà complesso
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Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, specie noi cresciuti nel culto della distensione e del dialogo, ma la guerra in Ucraina segnerà a lungo un punto di svolta nelle relazioni non solo intra-europee. È inutile voltarsi indietro, in politica estera non c'è spazio per la nostalgia. La Russia, con la sua aggressione criminale, e la Cina, ambigua ma solidale con Mosca e minacciosa su più piani oltre l'Indo-pacifico, resteranno attori globali imprescindibili, tuttavia sarà inevitabile rimodulare i rapporti. La guerra ha travolto progetti e illusioni, anche per chi aveva più puntato sulle opportunità di collaborazione con Mosca e Pechino. È il caso della Germania, per molti anni alfiere interessato e convinto di quella politica, adesso alle prese con una revisione non indolore delle sue priorità.

"Meno male che ora ti togli dai piedi" fu il soave saluto degli ambasciatori russo e cinese all'Onu al col…

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, specie noi cresciuti nel culto della distensione e del dialogo, ma la guerra in Ucraina segnerà a lungo un punto di svolta nelle relazioni non solo intra-europee. È inutile voltarsi indietro, in politica estera non c'è spazio per la nostalgia. La Russia, con la sua aggressione criminale, e la Cina, ambigua ma solidale con Mosca e minacciosa su più piani oltre l'Indo-pacifico, resteranno attori globali imprescindibili, tuttavia sarà inevitabile rimodulare i rapporti. La guerra ha travolto progetti e illusioni, anche per chi aveva più puntato sulle opportunità di collaborazione con Mosca e Pechino. È il caso della Germania, per molti anni alfiere interessato e convinto di quella politica, adesso alle prese con una revisione non indolore delle sue priorità.

"Meno male che ora ti togli dai piedi" fu il soave saluto degli ambasciatori russo e cinese all'Onu al collega tedesco nel 2020, al termine del suo biennio in Consiglio di Sicurezza come membro non permanente. Il tedesco, Christoph Heusgen, aveva dato filo da torcere con l'impegno a tutela del diritto internazionale e per il rispetto dei diritti umani. Heusgen non era un peso leggero, a Berlino era stato accanto a Angela Merkel per dodici anni come consigliere diplomatico e strettissimo collaboratore. Oggi presiede la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco e ha appena pubblicato un'ampia riflessione sul ruolo della Germania in un mondo in cui in particolare il confronto con Russia e Cina sarà complesso (Führung und Verantwortung, ed. Siedler).

Leadership e assunzione di responsabilità sono le basi per l'azione internazionale, necessariamente più incisiva che in passato. Nel dopo-24 febbraio non si dovrà finire per fare la cosa giusta sempre solo per ultimi. La quarta economia del pianeta deve essere all'altezza dei suoi compiti "non nelle prediche della domenica, bensì nella prassi quotidiana". Con il ristabilimento delle capacità di difesa, questo vuol dire escludere future relazioni con Putin come se nulla fosse accaduto e parlare chiaro con la Cina anche di Uiguri, Hong Kong e Taiwan, non chiudendo con l'interruttore i rapporti economici ma rivedendone a fondo benefici e rischi.

Responsabilità significa anche essere pronti a iniziative politiche per la soluzione di conflitti, come nelle lezioni di Adenauer e de Gaulle o di Kohl e Mitterrand. Resta centrale, senza alternative (alternativlos, nel vocabolario merkeliano), il rapporto franco-tedesco, nonostante le smagliature. Senza lo stretto coordinamento tra Germania e Francia, l'Europa rischierebbe infatti di lasciare spazio alle tendenze centrifughe. D'altra parte, si riconoscono con realismo i limiti della cooperazione con Parigi, il catalogo è lungo. Rigidità francesi per proteggere l'agricoltura e vocazione tedesca al libero scambio; diversa sensibilità sull'allargamento dell'Ue, più congeniale alla Repubblica federale che all'Esagono; movimentismo declaratorio di Macron sull'Europa e piccoli passi, sempre cauti, di Merkel e Scholz, mentre il seggio permanente francese all'Onu resta gelosamente tale, non condiviso con l'Europa, come è di là da venire un'europeizzazione dello scudo nucleare francese a complemento di quello Usa; o ancora, diffidenza etico-culturale della Germania di oggi per ogni grandeur.

Se al momento conforta vedere gli Stati Uniti al nostro fianco, è essenziale prepararsi a una non auspicabile involuzione. Trump ne è stato un esempio e il suo scontro frontale con gli alleati europei, su spese militari e altro, dovrebbe indurre a una maggiore responsabilizzazione europea, superando la flebile volontà politica e le modeste risorse disponibili. Il tempo stringe, tra un anno e mezzo il problema potrebbe riproporsi a Washington: "A Trump interessano gli affari e lì non contano le amicizie", rispose glaciale il genero Jared Kushner ai tedeschi che evocavano sentimentalmente il ponte aereo su Berlino e l'ich bin ein Berliner di John Kennedy di fronte al muro dove finiva la libertà.

La strategia, dice Heusgen riecheggiando Merkel, sta nel rispetto dei princìpi delle Nazioni Unite, senza doppi standard o improponibili eccezioni a nostro favore. Quelle regole non sono affatto occidentali, sono una conquista dell'umanità e vanno rivendicate e difese ovunque, da tutti, con coraggio e lealtà.