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Pensare liberal è l’unico antidoto al fanatismo: intervista a Michael Walzer

Un gruppo di persone si sporge dalla testa della Statua della Libertà, vista dalla torcia 
Un atteggiamento "tollerante, aperto al confronto, mai fanatico": la lezione del grande intellettuale americano
4 minuti di lettura

NEW YORK
"La mia attrice preferita, Lauren Bacall, lo sintetizzò meglio di tutti: 'È liberale chi ha la mente aperta'. Ma innanzitutto bisogna comprendere che 'liberal' nell'inglese americano ha a che fare con tolleranza e pluralismo, in quello britannico con l'economia. Durante la pandemia ho riflettuto a lungo su come il liberalismo classico sia stato deformato. In alcuni paesi è diventato il suo contrario, una sorta di libertarismo. Qui in America una forma modesta di socialdemocrazia sfociante nel neoliberalismo. Invece il termine 'liberale contiene un'accezione morale. E i liberali sono ancora un gruppo ben definito: aperti al confronto, tolleranti, estranei a dogmi e fanatismi. Ho dunque ipotizzato un uso diverso del termine: non più sostantivo ma aggettivo. Nuovo modo per descrivere, recuperare e difendere una certa idea della politica".

In un bar del West Village newyorchese il filosofo Michael Walzer, 87 a…

NEW YORK
"La mia attrice preferita, Lauren Bacall, lo sintetizzò meglio di tutti: 'È liberale chi ha la mente aperta'. Ma innanzitutto bisogna comprendere che 'liberal' nell'inglese americano ha a che fare con tolleranza e pluralismo, in quello britannico con l'economia. Durante la pandemia ho riflettuto a lungo su come il liberalismo classico sia stato deformato. In alcuni paesi è diventato il suo contrario, una sorta di libertarismo. Qui in America una forma modesta di socialdemocrazia sfociante nel neoliberalismo. Invece il termine 'liberale contiene un'accezione morale. E i liberali sono ancora un gruppo ben definito: aperti al confronto, tolleranti, estranei a dogmi e fanatismi. Ho dunque ipotizzato un uso diverso del termine: non più sostantivo ma aggettivo. Nuovo modo per descrivere, recuperare e difendere una certa idea della politica".

In un bar del West Village newyorchese il filosofo Michael Walzer, 87 anni, lascia raffreddare il caffè pur di inanellarti nel modo più efficace i concetti di quello che definisce il suo "libro-testamento": Che cosa significa essere liberale, pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore. Professore emerito di Princeton, a lungo condirettore della rivista politico-culturale Dissent con cui ancora collabora, Walzer è considerato figura di riferimento della sinistra - liberal, appunto - americana.

Il filosofo Michael Walzer, 87 anni 

Il titolo originale del libro è "The Struggle for a Decent Politics", "la lotta per una politica decente". È un giudizio sull'epoca attuale?
"Credo nel concetto espresso dal mio amico Avishai Margalit nel suo La società decente: avere una società giusta è un'aspirazione molto alta. Dobbiamo quanto meno impegnarci a costruire una "società decente". La politica odierna è invece sempre più indecente. Impregnata d'odio verso gli avversari e caratterizzata dal desiderio di prendere tutto e per sempre, cambiando le regole affinché poi nessun altro possa vincere ancora".

Come ci siamo arrivati?
"Uso come metro le mie due città. Sono cresciuto nell'operaia Johnstown, Pennsylvania, già polo siderurgico solidamente democratico e poi in declino che fu conquistata da Trump nel 2016. Ho insegnato nell'intellettuale Princeton, la città universitaria del New Jersey, dimora di "pendolari" ricchi che lavorano a New York - avvocati, medici, broker - quell'anno vinta ampiamente da Hillary Clinton. Le considero simbolo di un paese diviso, dove la classe operaia si è sentita abbandonata e ha finito per assimilare i liberali all'élite".

Come il politologo Mark Lilla anche lei pensa che la sinistra si sia concentrata troppo sui diritti delle minoranze, trascurando i lavoratori?
"Per le minoranze abbiamo fatto ciò che era giusto. Ma le battaglie non erano separate. Ci siamo invece accontentati di vittorie parziali convinti che l'evoluzione fosse irrefrenabile e abbiamo fallito. La colpa è anche degli strateghi di Clinton e Obama. Ritennero di poter vincere le elezioni puntando su classe media e minoranze, dimenticando il sindacato e perdendo così opportunità semplici".

Sottotitolo dell'edizione inglese è "Liberale come aggettivo"
"Era il titolo che avevo in mente. Ma alla mia casa editrice dissero che sarebbe stato scambiato per un testo di grammatica. Così abbiamo ribaltato i concetti, comunque vicini".

Cosa comporta il passaggio da sostantivo ad aggettivo?
"Liberale è chi accetta il confronto politico, convive con le differenze, difende i diritti e la libertà delle persone pure quando la pensano diversamente. Ha una morale che presuppone altri impegni. Affiancare 'liberale a concetti politici significa qualificarne i significati. Democrazia, socialismo, nazionalismo, femminismo e altro: vengono liberati da rigidità e dogmatismi. Ma attenzione. Non significa essere dei moderati".

Teme di essere frainteso?
"Il New York Times ha scritto nella recensione del libro che sto sempre dal lato moderato e imparziale dei dibattiti. Non è così. Un liberal socialista, per dire, non è un moderato. È un antiautoritario ugualmente fiero oppositore delle ineguaglianze. L'approccio etico, insomma, non rende più moderati".

Ha dedicato un capitolo al liberal-femminismo.
"Mi ha spinto a scriverlo mia sorella Judith, storica e femminista, E mi sono confrontato con tutte le donne di famiglia: mia moglie, le mie figlie e mia nipote Katya che ha fornito i commenti più approfonditi. Ho riflettuto sul lavoro di Susan Moller Okin, che pose l'accento sulla giustizia nella famiglia e criticò il multiculturalismo a ogni costo. Un tema che con le rivolte in Iran è di nuovo attuale. Le femministe americane sono state scioccamente silenziose sulla questione: perché molte di loro sostenevano le politiche della differenza, la necessità di accettare il costume islamico e la rivolta delle donne iraniane le ha scioccate".

Carlo Rosselli (1899-1937), teorico del socialismo liberale amatissimo da Michael Walzer  

Nella prefazione scrive che ad ispirarla sono stati l'italiano Carlo Rosselli e l'israeliana Yuli Tamir. Figure molte diverse, cosa le accomuna?
"L'attitudine. Rosselli, autore di Socialismo liberale, era un sincero democratico, capace di anticipare di un secolo temi oggi pregnanti. Critico del marxismo, intuì che bisogna dar pari peso a vicende sociali ed economiche. Tamir nel suo Le ragioni del nazionalismo ha sostenuto la possibilità di un nazionalismo liberale e democratico, in grado di contrastare degenerazioni xenofobe e autoritarie".

Prima dell'avvento delle dottrine liberali, i politici sconfitti finivano assassinati, esiliati o in prigione. Lei sottolinea che oggi il passaggio di potere deve sempre essere pacifico e fa il caso di Donald Trump. Ma dopo le recenti accuse, pensa ancora che non debba finire in prigione?
"Già, nel libro scrivo che Trump non doveva essere perseguito nemmeno dopo i fatti del 6 gennaio. Ma eccoci nel 2023 con tutto ciò che sappiamo e lui di nuovo in corsa per la Casa Bianca. Forse Trump è l'eccezione per difendere la regola? Ha fatto cose davvero criminali. Non tanto ciò di cui lo accusano a New York, crimine forse troppo modesto per far finire un ex presidente in prigione. Ma se invece sarà dimostrato che tentò di alterare il risultato elettorale in Georgia, beh quello non potrà restare impunito. Anche se perseguire un oppositore politico è sempre un precedente pericoloso".

Lei definisce questo saggio "testamento".
"Potrebbe essere il mio ultimo libro, E ho deciso di raccontare le mie esperienze politiche. Non c'è nulla della mia vita privata, ma molto del mio attivismo politico, la storia della rivista Dissent, i pensatori che mi hanno ispirato, i compagni con cui mi sono confrontato nel corso di una vita".

C'è un capitolo che le è particolarmente caro?
"Quello su cosa significa essere un ebreo liberale. Io sono un ebreo secolare che va tutti i sabati in sinagoga per incontrare persone che intuiscono di me cose che altri non percepiscono. Anche se questo, naturalmente, significa che devo litigare molto. Credo nelle comunità all'interno delle nazioni e quella ebraica è la mia. Ma sono fortunato: ogni capitolo mi somiglia. Spero che molti lettori si riconosceranno e aggiungeranno l'aggettivo liberale al loro approccio politico".

Il libro
Che cosa significa essere liberale
di Michael Walzer (Raffaello Cortina, pagg. 192, euro 19)