Istruzioni per un nuovo antifascismo, il saggio di Gianfranco Pagliarulo
di Maurizio CrosettiNon possiamo non dirci antifascisti, ma lo siamo sempre meno. L'antifascismo non è più un pensiero maggioritario in Europa, è anzi soggetto a revisionismi continui e feroci. La distanza tra cittadini e politica ha portato astensionismo, qualunquismo e attesa dell'uomo forte, oppure della donna forte, versione non certo più gentile e meno pericolosa di quella sorta di guardiano notturno che le coscienze arrese, a un certo punto, reclamano. Il risultato è il ritorno al potere di destre e fascismi.
È questa la riflessione tentata da Gianfranco Pagliarulo in Antifascisti adesso (mimesis), dove il sottotitolo è eloquente: "...perché non è ancora finita". Anzi, forse si ricomincia. Il presidente dell'Anpi propone un'analisi su basi storiche, chiedendosi perché l'Europa tra gli anni Venti e Trenta si spostò massicciamente a destra. E adesso? Esiste davvero il pericolo di un nuovo fasci…
Non possiamo non dirci antifascisti, ma lo siamo sempre meno. L'antifascismo non è più un pensiero maggioritario in Europa, è anzi soggetto a revisionismi continui e feroci. La distanza tra cittadini e politica ha portato astensionismo, qualunquismo e attesa dell'uomo forte, oppure della donna forte, versione non certo più gentile e meno pericolosa di quella sorta di guardiano notturno che le coscienze arrese, a un certo punto, reclamano. Il risultato è il ritorno al potere di destre e fascismi.
È questa la riflessione tentata da Gianfranco Pagliarulo in Antifascisti adesso (mimesis), dove il sottotitolo è eloquente: "...perché non è ancora finita". Anzi, forse si ricomincia. Il presidente dell'Anpi propone un'analisi su basi storiche, chiedendosi perché l'Europa tra gli anni Venti e Trenta si spostò massicciamente a destra. E adesso? Esiste davvero il pericolo di un nuovo fascismo dominante? Fratelli d'Italia, passato dal 4 al 26 per cento in quattro anni, è un partito fascista? Anche se non si può escludere un ripensamento di Giorgia Meloni, le premesse secondo Pagliarulo non sono buone. E non soltanto per la presenza, mai messa in discussione, del simbolo della fiamma.
Secondo l'autore, è il contesto generale a richiedere un nuovo impegno antifascista: abbiamo ministri autoritari e razzisti, non sono stati sciolti Casa Pound, Forza Nuova e Lealtà Azione (neppure dai governi di centrosinistra, va ricordato). In particolare, si tende a delegittimare la Resistenza, negando che insieme alla Costituzione rappresenti ancora il fulcro della nostra democrazia. Se, come scrive Primo Levi, chi nega il proprio passato è condannato a riviverlo, e ciò che è accaduto può accadere ancora (e non per questioni meramente politiche, ma per la natura stessa dell'essere umano, per l'abisso che può nutrire e custodire), oggi gli antifascisti dovrebbero fare della memoria un impegno civile e non solo un nobile, necessario ricordo: occorre una memoria attiva.
Una nuova narrazione della Resistenza andrebbe accompagnata al fermo contrasto al neofascismo, opponendosi a ogni singolo provvedimento del governo riferibile all'idea fascista, al suo Dna che è contro i diritti dei più deboli e non si cura delle diseguaglianze sociali. Come terzo obiettivo concreto, il neofascismo deve difendere la Costituzione, mai così sotto attacco.
Alte cariche dello Stato non perdono occasione per ripetere che le vittime della guerra civile italiana furono tutte uguali. Resistenza e Costituzione devono smascherare le menzogne e puntare alla realizzazione di un nuovo umanesimo che, attraverso una politica di riforme, si ponga come primo scopo il miglioramento delle condizioni di vita generali.
Ma, si chiede Pagliarulo, la sinistra italiana così divisa, litigiosa e smarrita potrà farsi carico del compito? Il nuovo antifascismo deve inoltre ridare senso alle parole, difendendo anche il vocabolario preso a schiaffi dalle destre, e puntare al ritorno della partecipazione popolare perché la politica sia restituita ai cittadini, cioè ai legittimi proprietari. Se la destra ha stravinto le ultime elezioni è anche perché è andato alle urne meno del 64 per cento degli italiani: 17 milioni di assenti e schede bianche, a fronte di 12 milioni di voti per il centro sinistra, spiegano almeno in parte lo stallo e l'amara realtà che il libro non nega: cioè che, pochi mesi fa, l'antifascismo ha perso.
Il libro
Antifascisti adesso di Gianfranco Pagliarulo (mimesis, pagg. 122, euro 12)