Lo scrittore moldavo sarà per la prima volta in Italia al festival Vicino/Lontano Premio Terzani per presentare il suo libro “Prima che Breznev morisse” parte della sua trilogia in cui aveva previsto tutto, immaginando l’invasione russa della Moldavia. Appuntamento domenica 7 maggio alle ore 10 Loggia del Lionello: in dialogo con l’autore, il docente e scrittore Andrea Zannini.
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Mi piacciono le distopie. D’altra parte non si può parlare di maturità, per una certa letteratura, in assenza di distopie. Per questo non mi sono limitato a immaginare l'invasione della Moldavia da parte della Russia, ma ho voluto scriverne. L’ho fatto scrivendo una “trilogia moldava” che si apre con un libro realista Prima che Brežnev morisse (Bottega Errante Edizioni, 2022) e prosegue con un romanzo distopico intitolato E al mattino arrivarono i russi, che in Italia uscirà nel 2024, sempre per Bottega Errante.
È stato facile, in fondo: la paura che questo accada è atavica e serpeggiante. Gli anziani spesso mi dicevano "potrebbero arrivare i russi". E in effetti la cosa potrebbe accadere, oggi. Abbiamo vissuto qualcosa del genere nel 1812, e poi nel 1940. Così è nata l’idea di una distopia letteraria su questo accadimento, ma forse, dentro di me, c’era davvero la convinzione che i russ…
Mi piacciono le distopie. D’altra parte non si può parlare di maturità, per una certa letteratura, in assenza di distopie. Per questo non mi sono limitato a immaginare l'invasione della Moldavia da parte della Russia, ma ho voluto scriverne. L’ho fatto scrivendo una “trilogia moldava” che si apre con un libro realista Prima che Brežnev morisse (Bottega Errante Edizioni, 2022) e prosegue con un romanzo distopico intitolato E al mattino arrivarono i russi, che in Italia uscirà nel 2024, sempre per Bottega Errante.
È stato facile, in fondo: la paura che questo accada è atavica e serpeggiante. Gli anziani spesso mi dicevano "potrebbero arrivare i russi". E in effetti la cosa potrebbe accadere, oggi. Abbiamo vissuto qualcosa del genere nel 1812, e poi nel 1940. Così è nata l’idea di una distopia letteraria su questo accadimento, ma forse, dentro di me, c’era davvero la convinzione che i russi potessero arrivare. Pensavo: “Se prendono Odessa, verranno anche da noi, è a un tiro di schioppo da Chisinau. Gli ucraini, almeno, hanno un esercito, hanno una difesa antiaerea. Noi non abbiamo nulla. E chissà se qualcuno correrà in nostro aiuto: la NATO, la Romania…
Il primo pensiero va naturalmente alla Romania. Pensiamo: la Romania dovrebbe aiutarci. Ma poi ci chiediamo: sarebbero in grado di farlo?". La società moldava è piuttosto eterogenea, anemica, indolente. Non esiste una posizione unitaria. Anche adesso, mentre si combatte in Ucraina, qui si trovano persone di tutti i tipi: c’è chi ha davvero paura della guerra e nei primi giorni voleva fuggire, ma c’è chi se ne frega, e vive come se nulla fosse. Alcuni sono addirittura filorussi, e sembrano crederci seriamente. Probabilmente stenderebbero un tappeto, se arrivasse l’esercito russo. Il protagonista del romanzo E al mattino arriveranno i russi vuole fuggire in Romania, quando i carri armati russi arrivano in Moldova. Proprio come il leader della Moldova che si precipita su un aereo, ma viene distrutto da un MIG russo. Mi chiedo, a volte: se l’invasione russa accadesse, alla mia età sarei mobilitato, arruolato, mandato a combattere? Non abbiamo munizioni, armi, difesa antiaerea, come affrontare e combattere un esercito così mostruoso?
Va detto che i rapporti tra Chisinau e Mosca peggiorano di giorno in giorno. Di recente il rappresentante dell'ambasciata russa a Chisinau è stato dichiarato persona non grata. Naturalmente è seguita la reazione del Cremlino, che lo ha definito “un gesto ostile”. In realtà il Cremlino invia continuamente avvertimenti a Chisinau, è sempre scontento di qualcosa. L'apice della bizzarria sono state le incursioni di Maria Zaharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo: ci ha spiegato più volte, senza nascondere la sua irritazione, che la lingua che parliamo non è il rumeno, ma il moldavo.
A mio avviso, Mosca è semplicemente irritata dall'orientamento sempre più evidente della Moldavia verso l'Unione Europea: al momento solo la resistenza dell'Ucraina ci protegge da un'invasione russa. La guerra in Ucraina ha accelerato il processo di integrazione europea; ha reso i politici moldavi pro-europei più attivi ed efficaci. Anche se credo in questo momento la Moldavia non è ancora pronta: manca il coraggio di chiedere formalmente l'adesione alla NATO. Ciononostante, in Moldavia tutti hanno capito che la neutralità non deve più significare sonnolenza e incapacità di difendersi: se ne sono accorti i ciittadini, così come gli analisti politici e i rappresentanti del governo. La Moldavia, così com’è, è troppo debole. Guardando alla sanguinosa battaglia di Bakhmut, la guerra potrebbe andare avanti per mesi. L'Ucraina ha la forza di resistere ma dev’essere pienamente sostenuta dall'Occidente. Se dovesse cedere, la Moldavia sarebbe la prossima vittima. La Russia ci considera come una sua pertinenza, e potrebbe facilmente creare una nuova “repubblica popolare”.
E poi c’è la questione della Transnistria, una regione filorussa separata, dove è disposto un contingente militare russo. La leadership moldava dice di volere una reintegrazione pacifica con la Transnistria, ma non vedo come questo possa accadere. Avevo dei parenti in quella regione, ci sono stato molte volte e so bene qual è la situazione: la Transnistria è come una pietra legata al piede della Moldavia. Il governo di Chisinau si trova in una situazione complicata. Da un lato, vuole entrare nell'UE e allo stesso tempo vuole recuperare la Transnistria, che non vuole entrare nell'UE e nella NATO, ed è filo-russa.
La Transnistria è un'area in cui la mentalità dell'homo sovieticus si è conservata molto bene. Ma la guerra in Ucraina ha cambiato un po' la situazione. Se l'Ucraina vince, ci saranno delle leve attraverso le quali Chisinau, aiutata da ucraini e occidentali, potrà costringere Tiraspol – la capitale morale della Transnistria – a diventare più conciliante. Queste leve esistono già: il 70% delle esportazioni transnistriane è diretto in UE, con documenti moldavi. Ma non si tratta di scatenare una guerra, come ha scritto in questi giorni provocatoriamente una pubblicazione russa, millantando che la Moldova intenda risolvere il problema della Transnistria come l'Azerbaigian ha risolto il problema del Nagorno-Karabakh. I governatori di Chisinau sottolineano sempre di volere una soluzione pacifica del conflitto. E anche la leadership di Tiraspol si trova adesso in una situazione delicata e attende di capire come finirà la guerra: le attività e gli scambi con l’Ucraina non funzionano più. Adesso tutti aspettano una cosa sola: di vedere come finirà la guerra.
L'autore
Iulian Ciocan, scrittore, giornalista e critico letterario, è uno degli autori moldavi contemporanei più tradotti. Collabora alla programmazione culturale di Radio Europa Libera a Chisinau