Michela Murgia e Silvio Berlusconi in lotta per la vita
di Corrado AugiasMichela Murgia e Silvio Berlusconi non si assomigliano in nulla, tutto è diverso nelle loro vite: gli inizi, gli sviluppi, il rapporto con il denaro, la concezione stessa dell’esistenza. Il destino però ha voluto che in questo sabato 6 maggio, così luminoso, segnato dall’incoronazione solenne e patetica di un re, i loro interventi, casualmente, s’incrociassero. Murgia lanciando il suo romanzo di imminente uscita Tre ciotole ha confessato di dover temere per la sua sopravvivenza. Berlusconi dalla stanza d’ospedale trasformata in set televisivo ha annunciato con orgoglio di aver potuto nuovamente indossare, dopo un mese di camice, la sua bella giacca blu con il fiammante distintivo del partito all’occhiello.
Confesso che il comportamento dell’uno e dell’altra mi ha commosso. Ho fortemente disapprovato l’azione politica di Berlusconi, sono anche lontano da molte posizioni, così risolute, di Michela Mu…
Michela Murgia e Silvio Berlusconi non si assomigliano in nulla, tutto è diverso nelle loro vite: gli inizi, gli sviluppi, il rapporto con il denaro, la concezione stessa dell’esistenza. Il destino però ha voluto che in questo sabato 6 maggio, così luminoso, segnato dall’incoronazione solenne e patetica di un re, i loro interventi, casualmente, s’incrociassero. Murgia lanciando il suo romanzo di imminente uscita Tre ciotole ha confessato di dover temere per la sua sopravvivenza. Berlusconi dalla stanza d’ospedale trasformata in set televisivo ha annunciato con orgoglio di aver potuto nuovamente indossare, dopo un mese di camice, la sua bella giacca blu con il fiammante distintivo del partito all’occhiello.
Confesso che il comportamento dell’uno e dell’altra mi ha commosso. Ho fortemente disapprovato l’azione politica di Berlusconi, sono anche lontano da molte posizioni, così risolute, di Michela Murgia. In questo caso però null’altro contava se non la loro umanità ferita e la volontà strenua, faticosamente serena, di continuare ad affermare se stessi. Essendo io stesso non così lontano da quel traguardo, ho ammirato la forza di Michela Murgia nel descrivere lo stato d’avanzamento del suo male; ha usato nei toni la freddezza di uno stoico ma anche la forza di un narratore che non cessa di raccontare nemmeno quando descrive sé stesso, la sua sofferenza.
Ci sono esempi illustri in letteratura di questa estrema capacità di rappresentazione. In questo momento penso, per esempio, a Tiziano Terzani, alla sua strenua resistenza, alla pacata saggezza chiusa nel libro Un altro giro di giostra, al messaggio finale che si può riassumere nelle parole: la pace è da cercare in sé. Berlusconi, con il volto segnato visibilmente dal male nonostante il trucco pesante, ha mostrato quella capacità di esibire il suo ottimismo anche nelle condizioni più difficili. D’altronde è stata proprio quella una delle doti che gli hanno permesso di vincere non poche delle sue battaglie, il famoso motto «dovete avere il sole in tasca», che sembra uno slogan pubblicitario nemmeno di prim’ordine, quando viene rivolto a sé stesso e in condizioni così difficili, si trasforma in un’affermazione vitale.
Alla fine del suo film Il Caimano, Nanni Moretti aveva immaginato un Berlusconi furente che mandava i suoi all’attacco di un tribunale. Scena famosa, si levavano fiammate si udivano esplosioni. Tutto lascia prevedere che la fine del Caimano (intendo e sottolineo fine politica, sia ben chiaro) sarà molto diversa. Forse ci sarà addirittura quel successore che durante la fase più attiva della sua vita pubblica, si è sempre rifiutato di designare davvero. Forse tenterà qualche operazione, anche sul piano europeo, per tenere in vita ciò che resta di Forza Italia. Sicuramente farà qualcosa un po’ per necessità, un po’ per sorprenderci ancora una volta.
Penso spesso, in buona e nutrita compagnia, che sarebbe giusto valutare l’esistenza di un essere umano dal modo in cui si chiude. Affronto questo difficile argomento con tranquillità avendo presente in primo luogo me stesso. È un concetto esposto da Seneca, il quale probabilmente pensava anche lui alla condotta non sempre onorevole che aveva tenuto in gioventù, lo si diceva prestatore di denaro ad usura, cattivo precettore di un uomo come Nerone divenuto un tiranno dissennato. Quella fase era stata però seguita da una tarda maturità (quando morì aveva circa 70 anni) e da un finale riscatto. Quando Nerone gli mandò un centurione con l’ordine di uccidersi, si fece tagliare diligentemente i polsi e uscì di scena. C’è un momento in cui le diversità s’azzerano, tutti ci riveliamo per ciò che avremmo davvero voluto essere.