Il saggio di Norberto Bobbio Destra e sinistra, appena ripubblicato da Donzelli, rimane di sorprendente attualità, se si considera che è stato scritto trent’anni fa si capisce quanto lontano il maestro avesse puntato lo sguardo. Destra e sinistra possiamo anche tradurli nei due famosi termini del 1789, Libertà e Uguaglianza. Cercare di tenerli insieme con o senza l’aggiunta del terzo termine, “Fraternità”, è stato l’arduo impegno delle democrazie nel dopoguerra postfascista. Si ebbero allora decenni in cui il pensiero progressista liberaldemocratico tentò la più estesa applicazione pratica di quei principi, soprattutto in Europa. Per alcuni decenni, il vecchio continente riuscì ad edificare sulle macerie materiali e morali del nazifascismo e della guerra, un sistema di garanzie e protezioni sociali senza precedenti e ancora oggi sconosciuto in vaste aree del mondo, dagli Stati Uniti ai paesi emergent…
Il saggio di Norberto Bobbio Destra e sinistra, appena ripubblicato da Donzelli, rimane di sorprendente attualità, se si considera che è stato scritto trent’anni fa si capisce quanto lontano il maestro avesse puntato lo sguardo. Destra e sinistra possiamo anche tradurli nei due famosi termini del 1789, Libertà e Uguaglianza. Cercare di tenerli insieme con o senza l’aggiunta del terzo termine, “Fraternità”, è stato l’arduo impegno delle democrazie nel dopoguerra postfascista. Si ebbero allora decenni in cui il pensiero progressista liberaldemocratico tentò la più estesa applicazione pratica di quei principi, soprattutto in Europa. Per alcuni decenni, il vecchio continente riuscì ad edificare sulle macerie materiali e morali del nazifascismo e della guerra, un sistema di garanzie e protezioni sociali senza precedenti e ancora oggi sconosciuto in vaste aree del mondo, dagli Stati Uniti ai paesi emergenti.
Poi il sistema democratico cominciò a dare segni di incertezza. Nel 1975 la Commissione Trilaterale (Gruppo di studio non governativo con sede a New York), considerata quasi un’emanazione demoniaca dai complottisti di allora, pubblicò un rapporto dove si sosteneva che le democrazie stavano entrando in crisi a causa dei loro stessi eccessi. È come se le istituzioni — si precisava — fossero diventate incapaci di resistere alle pressioni di cittadini organizzati e dei sindacati. Il pendolo accennava a invertire il movimento, la premier britannica Margaret Thatcher e il presidente Usa Ronald Reagan ne divennero i protagonisti. Al valore della “partecipazione” si suggeriva di sostituire il principio della “stabilità” riducendo al minimo l’intervento statale.
In Italia il fenomeno venne colto da un imprenditore digiuno di dottrine politiche ma di fiuto eccezionale, Forza Italia nacque anche da questo — oltre che da ragioni interne come Tangentopoli, il crollo del sistema partitico che aveva permesso la ricostruzione del paese, a partire dal “miracolo” della Carta costituzionale.
Quelle fin qui citate, non furono le sole ragioni del passaggio. Sommersi come siamo da difficoltà e incertezze, stentiamo oggi a ricordare le numerose componenti esplosive di quegli anni: il crollo del Muro a Berlino, la disgregazione dell’Urss, la riunificazione tedesca, il Trattato di Maastricht, in Italia la fine del Partito comunista, il trionfo, nelle elezioni del 1992, dell’homo novus, Silvio Berlusconi.
Il saggio di Bobbio uscì nel 1994, cioè nel fuoco di questo passaggio cruciale, con un intento preciso: confutare l’idea che la politica post ideologica di fine secolo avesse fatto decadere le categorie storiche di destra e sinistra, ovvero Libertà e Uguaglianza, due principi quasi antitetici, in ogni caso difficili da tenere in equilibrio, indispensabili entrambi.
Non erano mancati i precedenti. I fratelli Rosselli, fatti trucidare dal fascismo negli anni Trenta, avevano ideato il binomio Giustizia e Libertà, poi diventato il nome di alcune brigate partigiane durante la Resistenza. Piero Gobetti, anch’egli ucciso dalle percosse fasciste a 26 anni, aveva scritto sul liberalsocialismo; tutte varianti dello stesso principio, Libertà e Uguaglianza.
Data l’incertezza dei tempi, Bobbio sentì il bisogno di dare a quel tema una più solida fondazione di filosofia politica. Il breve saggio Destra è Sinistra fu la sua risposta.
Si devono immaginare i due termini posti su due piatti di una bilancia, se uno sale, l’altro scende. Se aumenta l’uguaglianza, diminuisce necessariamente la libertà. Questo però in una visione puramente meccanica dell’antitesi. Nella brillante prefazione a questa edizione, Nadia Urbinati ricorda tra l’altro le diversità tra liberali classici (Isaiah Berlin, ad esempio) per i quali la libertà non tollera d’essere associata a concetti come la giustizia sociale. Bobbio invece, anche se non nega la difficoltà, replica che proprio la tensione tra Libertà e Uguaglianza è vitale per la libertà. C’è una libertà che vede solo l’individuo e c’è la libertà che si esplica nella società, cioè insieme agli altri. Cito Urbinati: «La libertà vissuta in presenza degli altri caratterizza quella che Bobbio ha chiamato l’età dei diritti, un’età complessa, caratterizzata dalla centralità della persona singola, senza però fare di essa un monarca assoluto».
Il tema dell’Uguaglianza è oggi più complicato di quanto fosse in epoche lontane. Non c’è più soltanto il conflitto tra ricchi e poveri com’era nella Bibbia o nella Grecia classica; oggi vediamo un alto numero di discriminazioni possibili: tra uomini e donne, tra lavoro manuale e intellettuale, tra popoli agiati e popoli disperati, tra retribuzioni scandalosamente basse e altre eccessivamente alte. La destra ha una tensione identitaria nazionalistica (esempio: l’uso ribadito di “nazione” della presidente del Consiglio); ma il nazionalismo, scrive Urbinati, è di per sé un concetto che tende ad escludere; lo stesso vale per i “valori identitari” così spesso richiamati fino all’eccesso della “sostituzione etnica”.
Si può ricordare che, in termini di scuola, anche il fascismo provò a conciliare i due termini. A modo suo però, innestando, su una politica d’impronta reazionaria, alcuni istituti sociali e di previdenza. Non a caso Mussolini chiamò l’ultima parte della sua avventura politica — finalmente libero dalla monarchia — Repubblica Sociale. Non a caso Hitler battezzò il suo regime Nazionalsocialismo (poi contratto in “nazismo”). Commistioni velleitarie, semplici etichette. Al fondo del pensiero di destra resta che le disuguaglianze sono considerate ineliminabili — il pensiero di sinistra non ritiene certo gli esseri umani tutti uguali. Proprio per questo l’impegno dovrebbe tendere alla riduzione delle disuguaglianze e che ognuno abbia, nella libertà, analoghe occasioni di partenza.
Il libro: I trent’anni di un bestseller
Destra e sinistra di Norberto Bobbio (Donzelli, pagg. 378, euro 16)
L’ultima edizione di Destra e sinistra, pamphlet bestseller del filosofo della politica e del diritto Norberto Bobbio — che la casa editrice Donzelli ripropone a trent’anni dalla prima uscita — , è corredata da una prefazione di Nadia Urbinati; contiene anche l’introduzione di Massimo L. Salvadori uscita per il ventennale nonché la nota dello stesso editore Carmine Donzelli nell’edizione 2004 del decennale.
Con il suo mezzo milione di copie vendute e le sue traduzioni in ben 26 paesi il testo ha avuto grande fortuna a riprova della sua vitalità in un’epoca nella quale la vera, profonda saggistica politica, s’è fatta rara ed esangue.