Una luce dorata. E una musica che rimanda a sonorità mediterranee senza tempo. Con queste coordinate di base Wael Shawky, artista nato 52 anni fa ad Alessandria d'Egitto, si cimenta in una narrazione onirica che ha come palcoscenico la Pompei della distruzione e della rinascita. Per farlo pesca nella mitologia greco-romana, con gli attori che si muovono negli scavi indossando grandi maschere in ceramica o cartapesta e costumi colorati. È un film delicato I Am Hymns of the New Temples che si proietta sabato 13 e domenica 14 maggio nell'Odeion degli Scavi di Pompei (ingresso ore 20; biglietto 5 euro, www.ticketone.it).
Una pellicola ricca di suggestioni e di rimandi tra le diverse culture del Mediterraneo. Wael Shawky prosegue nella sua ricerca già vista in Cabaret Crusades (2010-2015) e in Al Araba Al Madfuna (2012-2016). Film nei quali vengono messi in rapporto eventi e personaggi della tradizione mediorientale ed egiziana con la contemporaneità.
…Una luce dorata. E una musica che rimanda a sonorità mediterranee senza tempo. Con queste coordinate di base Wael Shawky, artista nato 52 anni fa ad Alessandria d'Egitto, si cimenta in una narrazione onirica che ha come palcoscenico la Pompei della distruzione e della rinascita. Per farlo pesca nella mitologia greco-romana, con gli attori che si muovono negli scavi indossando grandi maschere in ceramica o cartapesta e costumi colorati. È un film delicato I Am Hymns of the New Temples che si proietta sabato 13 e domenica 14 maggio nell'Odeion degli Scavi di Pompei (ingresso ore 20; biglietto 5 euro, www.ticketone.it).
Una pellicola ricca di suggestioni e di rimandi tra le diverse culture del Mediterraneo. Wael Shawky prosegue nella sua ricerca già vista in Cabaret Crusades (2010-2015) e in Al Araba Al Madfuna (2012-2016). Film nei quali vengono messi in rapporto eventi e personaggi della tradizione mediorientale ed egiziana con la contemporaneità.
L'opera è nel Piano per l'arte contemporanea 2020 del ministero della Cultura e rientra nel programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche, ideato da Massimo Osanna e Andrea Viliani e portato avanti con il Parco archeologico diretto da Gabriel Zuchtriegel.
Shawky, come è nata la scelta di girare un film a Pompei?
"Sono stato affascinato dalla possibilità di lavorare qui. Ho affrontato la sfida di tradurre in una forma narrativa la mitologia. Ho utilizzato l'arabo classico. Ho vissuto questa esperienza come una continuazione della mia ricerca sulle società che sono in fase di transizione e aspirano a qualcosa di più alto. Un esempio del quale mi sono occupato è quello dei tanti europei che durante le Crociate partirono per Gerusalemme in cerca di un sogno e per cambiare la propria vita".
Il mondo romano e l'Egitto ebbero un rapporto molto stretto. A Pompei il tempio più frequentato al momento dell'eruzione del 79 d.C. era quello di Iside.
"Il film è la storia della creazione universale da un punto di vista greco. La mitologia è molto vasta e ci sono molti eventi cruciali, come la nascita di Crono, entità con cui ha inizio il tempo e che, uccidendo il padre, origina i Giganti e le Erinni ma anche Afrodite. Uno dei grandi cambiamenti è quello della creazione di Iside/Io vista dal punto di vista egiziano, che vuole Iside e Osiride fratelli e amanti. Invece, quando i Romani conquistarono l'Egitto il mito venne mutato: Iside/Io divenne la mamma di Osiride, generata dall'unione con Zeus. Mi affascina questa commistione di varianti. E a Pompei c'è proprio un tempio di Iside".
Lo ha visitato?
"Sì. Quando sono stato agli scavi mi è stato mostrato: qui si svolgevano riti che prevedevano ogni anno l'uso dell'acqua del Nilo che arrivava a Pompei e veniva usata per lavare la statua della dea".
Cos'è per lei la mitologia greca?
"È la metafora della fondazione dell'Europa".
Nel film le figure mascherate animano Pompei: richiamano gli antichi abitanti uccisi dall'eruzione, ma sono anche il simbolo di una possibile rinascita dell'uomo.
"Parto dal fatto che la mitologia era alla base della religione, e quindi le persone credevano in quelle storie. All'inizio ho cercato comunque di evitare la connessione con il Vesuvio, l'ho lasciato volutamente sullo sfondo. Volevo narrare la mitologia classica all'interno dei resti di una città dell'impero romano".
Perché le maschere?
"Abbiamo fatto molti tentativi. Ho usato attori con grandi maschere, e loro non sono mai scenografici. Ho preso spunto da raffigurazioni pompeiane e romane, altre vengono dal mio mondo onirico. Le maschere non sono buone o cattive, sono imparziali. E quando raccontano i miti è come se ci credessero".
In "I Am Hymns of the New Temples" le musiche hanno chiari riferimenti mediterranei...
"È vero, sono molto contento di come le abbiamo utilizzate".
Altra caratteristica che unisce Pompei e il Nilo nel suo film è la scelta della luce. Vediamo una dominante dorata che accompagna le riprese.
"Per tutto il team di postproduzione è stata una grande sfida. A Pompei non potevamo sempre girare nelle ore centrali. Dal momento che il film è molto surreale abbiamo lavorato molto in postproduzione sulla luce delle prime ore del giorno. Ho girato prima a Pompei nell'estate del 2022, poi in Egitto avendo già un'idea di quale luce utilizzare: lì è stato più facile".
Che rapporto c'è l'archeologia e arte contemporanea?
"Mi piace l'idea di analizzare storie scritte e di come noi ci poniamo di fronte alla conoscenza del passato. Gli archeologi ci spiegano quale uso avesse questo o quell'oggetto, ma c'è sempre una mancanza di certezza che le cose stessero veramente così. In questa finestra si inserisce il discorso artistico e mi affascina molto questo aspetto: qui subentra l'immaginazione e questo crea l'arte".
Ma la mitologia ci parla ancora?
"Sì, anche se la storia della creazione dell'universo oggi può farci sorridere, ci sembrano fatti sovrannaturali. Ma quello che è interessante è che dietro c'è un'idea di giustizia. Alla fine, quando Zeus vede che gli uomini non aiutano i poveri, ma aiutano i dittatori, gli oligarchi, i fascisti, i poteri forti, allora decide di distruggere l'umanità e ordina agli oceani e al cielo di sommergere la terra: ed è la stessa storia biblica del Diluvio universale. E, se guardiamo bene, questa situazione è esattamente quella che stiamo vivendo oggi con le guerre e la distruzione dell'ambiente".
Il film-evento
I Am Hymns of the New Temples di Wael Shawky sarà proiettato all’Odeion del Parco Archeologico di Pompei sabato 13 e domenica 14 maggio, ore 21