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L'etnia italiana secondo Lollobrigida? "Non basta citare Treccani"

Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida 

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Gli studiosi, dall'antropologo Marco Aime allo psicoanalista Luigi Zoja al genetista Guido Barbujani: "Usata così, quella parola, è come dire 'razza'. L'approccio resta discriminatorio"
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L’ossessione di una presunta italianità da difendere del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida stavolta si è aggrappata a una definizione del dizionario Treccani, dove si parla di etnia come “raggruppamento linguistico e culturale”. Ma che cosa s’intende con questo concetto? Chi sono gli italiani a cui la destra continuamente fa riferimento? E' corretto parlare come fa Lollobrigida di etnia italiana? “Grattando la vernice delle parole di Lollobrigida viene fuori di nuovo l’idea di razza”,  commenta l’antropologo Marco Aime. In sostanza, come nota lo psicoanalista Luigi Zoja, "dietro queste parole sembra agire di nuovo la paura della sostituzione etnica". E il genetista Guido Barbujani: "C'è il pericolo di un approccio discriminatorio".

“La definizione di etnia del dizionario Treccani in sé è corretta – spiega Aime – perc…

L’ossessione di una presunta italianità da difendere del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida stavolta si è aggrappata a una definizione del dizionario Treccani, dove si parla di etnia come “raggruppamento linguistico e culturale”. Ma che cosa s’intende con questo concetto? Chi sono gli italiani a cui la destra continuamente fa riferimento? E' corretto parlare come fa Lollobrigida di etnia italiana? “Grattando la vernice delle parole di Lollobrigida viene fuori di nuovo l’idea di razza”,  commenta l’antropologo Marco Aime. In sostanza, come nota lo psicoanalista Luigi Zoja, "dietro queste parole sembra agire di nuovo la paura della sostituzione etnica". E il genetista Guido Barbujani: "C'è il pericolo di un approccio discriminatorio".

“La definizione di etnia del dizionario Treccani in sé è corretta – spiega Aime – perché lascia spazio al cambiamento”. La riportiamo per intero: “In etnologia e antropologia, aggruppamento umano basato su caratteri culturali e linguistici”. Ora il problema è capire come è stata usata.

Marco Aime, che si è occupato di temi identitari in molti saggi, tra cui  La macchia della razza (Ponte alle Grazie) o Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità (Einaudi), contesta a Lollobrigida una definizione statica del concetto di etnia italiana: “Il concetto di etnia in passato era usato come equivalente di tribù perché sembrava più politicamente corretto.  L’etnia non è facile da definire ma sicuramente non rappresenta una popolazione di uno Stato nazione, che nasce per contenere differenze, dunque più etnie. Lollobrigida parla di etnia facendo riferimento a uno stesso 'gruppo culturale e linguistico’ da cui discendiamo. In realtà l’etnia è un progetto, non è qualcosa che ci arriva dal passato. L’etnia parla di che cosa vogliamo essere non di che cosa siamo stati. Una delle definizioni più belle l’ha data l’antropologo inglese Siegfried Nadel: una tribù è quell’insieme di persone che crede di essere una tribù”.

Chiediamo ad Aime una sua definizione di etnia da girare al ministro Lollobrigida: “L’etnia è quantomai fluida, ha dei confini porosi. Lollobrigida ha detto anche che bisogna difendere la cultura italiana. Facciamo notare che se la cultura italiana ha avuto dei momenti di superiorità, come nel Rinascimento, è proprio perché è stata ‘contaminata’ da altre culture. Così come la cultura greca è stata una sintesi di tanti apporti culturali diversi. La cultura non va difesa ma va lasciata vivere, come la lingua, anch’essa in continuo movimento”.

La preoccupazione dello psicoanalista Luigi Zoja è legata al nostro inconscio collettivo, a come ci stiamo rappresentando.  Gli leggiamo al telefono quanto ha dichiarato Lollobrigida, Zoja non esita a carpire il sottotesto  allarmante: “Il concetto di etnia vissuto nell’ottica di un timore di contaminazione è potenzialmente paranoico. Nella cultura di questa destra, che si sta comunque rivelando meno truculenta del previsto, la matrice culturale è ancora quell’insicurezza della piccola borghesia che ha determinato a suo tempo il fascismo. Sotto quelle parole c’è una rabbia, forse neanche cosciente a Lollobrigida, una rabbia che forse lavora nell’inconscio collettivo e che però non può essere sottovalutata perché sappiamo che i populismi, anche in altre fasi storiche, si sono sempre nutriti del vuoto collettivo”. Venendo al sodo, siamo ancora lì “al concetto di sostituzione etnica teorizzata da Renaud Camus. E comunque più che temere gli immigrati bisognerebbe attuare politiche sociali d'integrazione”. Zoja da anni è impegnato a scrivere un libro sull'Italia, dunque ai temi identitari è molto interessato: "Assistiamo a una rivendicazione dell'orgoglio di essere italiani, mi pare però che si ricordano di essere cittadini italiani soltanto quando sono toccati in qualche problema concreto, per cui vorrebbero risuscitare una qualche forma di patriottismo. Ma se il termine anglosassone patriotic ha una concezione sociale, solidale, da noi è ancora una parola contaminata dal ricordo del fascismo". 

Interessante a questo proposito il punto di vista del genetista Guido Barbujani, professore all’università di Ferrara, che al concetto di razza ha dedicato molti lavori (tra le sue pubblicazioni recenti Come eravamo, Laterza). “Dal punto di vista tecnico stavolta Lollobrigida non ha sbagliato. La definizione di etnia è corretta”. Qual è allora il problema professore? “La sua interpretazione. Bisogna capire che cosa intenda sotto sotto, passare dal significante al significato. In realtà Lollobrigida difende un’idea di identità come qualcosa di immutabile, molto vicina all’idea di razza. Il ministro parla come se l’Italia e gli italiani fossero stati sempre gli stessi e non il risultato di culture diverse e migrazioni. E’ falsa l’idea che esista un gruppo compatto e omogeneo, sia a livello biologico che culturale. Siamo chiaramente di fronte a un approccio discriminatorio”.