Non succede spesso che gli studiosi si trovino d'accordo intorno a una causa comune. L'ambiente accademico è piuttosto litigioso. Il ministro Sangiuliano è riuscito nell'impresa di creare un fronte compatto contro un decreto del ministero della Cultura liberticida per la ricerca. Parliamo del Decreto 161 dell'11 aprile e precisamente di un allegato che stabilisce attraverso un tariffario che si debba pagare cara la concessione d'uso e riproduzione dei beni culturali, non solo di quelli materiali - la stanza di un museo, ad esempio (cosa legittima) - ma anche le immagini di dominio pubblico, ed è questa ipotesi che chiama alla rivolta. Consulte universitarie e associazioni culturali firmano appelli al ministro nei quali chiedono il ritiro immediato del Decreto e l'apertura di un confronto. Il ministero interpellato da Repubblica al momento non ha voluto commentare.
Uno schiaffo alla ricerca
Si contesta che il ministero voglia fare cass…
Non succede spesso che gli studiosi si trovino d'accordo intorno a una causa comune. L'ambiente accademico è piuttosto litigioso. Il ministro Sangiuliano è riuscito nell'impresa di creare un fronte compatto contro un decreto del ministero della Cultura liberticida per la ricerca. Parliamo del Decreto 161 dell'11 aprile e precisamente di un allegato che stabilisce attraverso un tariffario che si debba pagare cara la concessione d'uso e riproduzione dei beni culturali, non solo di quelli materiali - la stanza di un museo, ad esempio (cosa legittima) - ma anche le immagini di dominio pubblico, ed è questa ipotesi che chiama alla rivolta. Consulte universitarie e associazioni culturali firmano appelli al ministro nei quali chiedono il ritiro immediato del Decreto e l'apertura di un confronto. Il ministero interpellato da Repubblica al momento non ha voluto commentare.
Uno schiaffo alla ricerca
Si contesta che il ministero voglia fare cassa a tutti i costi. È utile un esempio: per due stampe fotografiche in bianco e nero per riviste scientifiche di settore fino a 1000 copie e con prezzo di copertina inferiore a 50 euro, si prevede una tariffa di 56 euro. Un archeologo che voglia pubblicare dieci immagini dovrebbe sborsare 560 euro. Una monografia d'artista quanto costerebbe? Non è un caso che si sia mossa la Federazione consulte universitarie di archeologia. A rimetterci saranno i ricercatori che dovranno pagare di tasca propria perché difficilmente gli editori si assumeranno i costi. Enrico Parlato, storico dell'arte presidente della Cunsta (Consulta universitaria nazionale di storia dell'arte), è netto: "È l'impostazione ad essere sbagliata. La mission principale del Mic non dovrebbe essere guadagnare ma diffondere il sapere. Sono dei cialtroni. Sono riusciti a creare un marchingegno pasticciato che complica la vita di tutti, soprattutto di chi lavora nella pubblica amministrazione e dovrebbe finire a fare il cane da guardia, con un aggravio inutile e dispendioso di burocrazia".
Un circolo vizioso
Il rischio è un effetto contrario alle premesse: danneggiare le casse statali appesantendole di burocrazia, cosa già stigmatizzata dalla Corte dei Conti. Massimiliano Rossi, professore di Storia delle critica d'arte, presidente della Sisca (Società italiana di storia della critica d'arte-Consulta universitaria), denuncia il circolo vizioso: "Una parte dello Stato (gli Istituti dei beni culturali) si troverà a confliggere con un'altra (le università e il mondo della ricerca)". Uno stesso rilievo arriva dai giuristi. Il professore di diritto privato Roberto Caso, presidente dell'Aisa (Associazione italiana per la promozione della scienza aperta), invita a considerare gli esiti paradossali: "Si profilano all'orizzonte situazioni del genere: un museo statale che chiede l'applicazione del tariffario a un'università pubblica per la riproduzione di immagini di pubblico dominio. È evidente che è un giro di denaro inutile".
Criteri di calcolo assurdi
Vale la pena darsi la briga di consultare le tabelle del tariffario dove sono indicati i prezzi: i coefficienti dei pagamenti dipendono dalla tiratura, dal prezzo di copertina e dal numero delle immagini riprodotte. Ma non basta. Nel caso di pdf si devono monitorare i download. Dunque un giovane dottorando per risparmiare dovrebbe augurarsi di non essere letto! "Il Decreto 161 blocca la ricerca e la rende sostanzialmente per ricchi": Rosa Maiello, bibliotecaria presidente dell'Aib (Associazione italiana biblioteche), è preoccupata perché "così non solo non si valorizzerà il patrimonio culturale ma finirà che ne trarranno vantaggi le nazioni le cui università hanno più finanziamenti". Senza contare i punti oscuri: "Il ministro può spiegarci perché le foto digitali costano più delle fotocopie?": 5 euro a scatto, contro gli 8-15 centesimi di una fotocopia. "E si chiedono rimborsi troppo esosi per le fotocopie digitali, necessarie a studenti e ricercatori per studiare".
Il backstage
Era tutto prevedibile. Nell'Atto di indirizzo di qualche mese fa il ministro Sangiuliano annunciava il tariffario e già parlava di "valorizzazione economica del patrimonio culturale, materiale e immateriale" puntando a "incrementare la capacità di automantenimento dei diversi istituti e luoghi della cultura in modo da ridurre il fabbisogno di finanziamento pubblico". Per giustificare la richiesta di un canone, il Decreto si appiglia, fraintendendolo, al Codice dei Beni Culturali e del paesaggio (articoli 106-108), dove però non si parla mai di tariffe. E come in un grande calderone cita anche l'articolo 20, dove si dice che i beni culturali non possono essere "distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione". Peccato che qui si parli di beni materiali. Chi dovrebbe valutare il rispetto del decoro di un'immagine, una polizia etica? E come stabilire che cos'è decoroso? I baffi della Gioconda di Duchamp lo sono? E la Venere del Botticelli che mangia la pizza per attirare turisti come andrebbe giudicata? La discussa campagna Open to meraviglia sponsorizzata dalla ministra Santanché forse incontrerebbe qualche problema.
Altre polemiche recenti
Recentemente al centro di una disputa è finito L'uomo vitruviano di Leonardo riprodotto da una società tedesca in un puzzle: il ministero non solo ha chiesto il pagamento del canone di concessione dell'immagine ma anche un risarcimento per danno.
L'archeologo Daniele Manacorda, convinto sostenitore della strada della liberalizzazione, sostiene che il Decreto 161 prende a calci la Costituzione: libertà di espressione (articolo 21), libertà di ricerca (art.33), diffusione culturale (art.9) e libertà di iniziativa economica (art.41). "È un intervento che ci fa assomigliare alla Russia di Putin o a qualche regime di ayatollah. L'Italia questa situazione l'ha conosciuta con altri regimi o al tempo dei papi quando non si potevano usare le immagini senza l'imprimatur del Santo Uffizio". L'altro aspetto che stizzisce è che il personale del ministero della Cultura è esentato dal pagamento dei canoni di concessione.
Una misura fuori dal tempo
Il Mic sa come funzionano oggi le pubblicazioni accademiche? Gli studiosi usano un sistema Open Access ed è proprio l'Europa a raccomandare l'"accesso aperto" dei contributi in modo che possano essere condivisi a titolo gratuito, come accade del resto in molti musei, biblioteche e archivi nel mondo. Basta andare sul sito del British Museum o del Metropolitan di New York per verificare. Senza considerare che il Decreto 161 costituisce un passo indietro rispetto al Piano nazionale per la digitalizzazione approvato lo scorso anno che ha abolito le royalties per i prodotti editoriali indipendentemente dalla tiratura e dal prezzo di copertina. Torniamo indietro anche rispetto all'Artbonus del 2014. "Questi atti normativi pongono l'Italia fuori dalla contemporaneità", si legge nella lettera dell'Aisa. E se è vero che neanche faranno cassa, al danno si aggiunge la beffa.