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Biennale, l’Africa e i giovani salveranno l’architettura

"The Laboratory of the Future" di Lesley Lokko alla Biennale Architettura (ansa)

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Decolonizzazione e decarbonizzazione sono le parole chiave della rassegna guidata da Leslie Lokko che dà spazio alle nuove generazioni
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VENEZIA - Per raccontare la Biennale Architettura 2023, che apre al pubblico il 20 maggio e si chiude il 26 novembre, basterebbe un'immagine dell'anteprima per la stampa: un gruppo di giornalisti - tutti bianchi, europei, maschi sui cinquanta - fermo al centro di Counteract, l'installazione che Francis Kéré, architetto del Burkina Faso con studio in Germania, vincitore del premio Pritzker 2022, ha portato qui al Padiglione centrale: una struttura che all'esterno mima il caos colorato delle strade del suo paese natale, con le insegne delle botteghe dipinte a mano, e all'interno simula con fotografie a grandezza naturale un'abitazione di fortuna di una metropoli africana.

La curatrice della Biennale Architettura Leslie Kokko e il presidente Roberto Cicutto (ansa)
Si incontrano e si incrociano molti mondi in questa Biennale, intitolata The Laboratory …

VENEZIA - Per raccontare la Biennale Architettura 2023, che apre al pubblico il 20 maggio e si chiude il 26 novembre, basterebbe un'immagine dell'anteprima per la stampa: un gruppo di giornalisti - tutti bianchi, europei, maschi sui cinquanta - fermo al centro di Counteract, l'installazione che Francis Kéré, architetto del Burkina Faso con studio in Germania, vincitore del premio Pritzker 2022, ha portato qui al Padiglione centrale: una struttura che all'esterno mima il caos colorato delle strade del suo paese natale, con le insegne delle botteghe dipinte a mano, e all'interno simula con fotografie a grandezza naturale un'abitazione di fortuna di una metropoli africana.

La curatrice della Biennale Architettura Leslie Kokko e il presidente Roberto Cicutto (ansa)
Si incontrano e si incrociano molti mondi in questa Biennale, intitolata The Laboratory of the Future: la curatrice Lesley Lokko, anglo ghanese, 59 anni e una vita divisa tra Regno Unito, Africa e Stati Uniti, ha scelto di puntare su un continente, l'Africa, e sulla diaspora africana nel mondo, con l'ambizione di raccontare le sfide della contemporaneità globale - il cambiamento climatico, l'iperconsumo e lo sfruttamento delle risorse, le diseguaglianze che genera - ma anche le soluzioni che un'architettura diversa dal passato, nei modi e nelle premesse, può proporre. Per questo gli 89 pratictioner, studi di architettura o singoli architetti che ha invitato hanno un'età media di poco più di 40 anni, 37 per la sezione Progetti Speciali.

"Decolonizzazione e decarbonizzazione sono due istanze centrali del presente; il mio invito è a riflettere su questi due temi attraverso ciò che accade in Africa" spiega Lokko camminando lungo il Padiglione centrale ai Giardini, dove espongono i loro progetti i 16 studi della sezione Force Majeure, il meglio della produzione architettonica africana e diasporica, ma anche 32 esordienti. Poi la curatrice, che ha voluto disseminare le pareti di citazioni dei suoi scrittori preferiti, da James Baldwin ad Anatole France, si inoltra nella sezione Dangerous Liasons all'Arsenale.

Anche qui, dove sono esposti i progetti di studi di ogni parte del globo, prevale un approccio "creolo" all'architettura. Ci sono ancora i plastici, certo: nel geniale The Extracted Pavillion di Sammy Baloji/Twenty Nine Studio, ad esempio, un modellino del classico padiglione delle esposizioni universali mostra, al posto delle insegne roboanti della propaganda coloniale, la corsa alle materie prime che anche oggi motiva la neolocolizzazioni. Ma è evidente che la vocazione delle nuove generazioni di architetti qui presenti non è solo e non tanto costruire, piuttosto è rivalorizzare ciò che è già costruito e a creare comunità in molti altri modi, mettendo in luce le contraddizioni del presente.

Politico è il progetto di Killing Architects, di Rotterdam, dove gli strumenti di analisi architettonica e spaziale sono al servizio del giornalismo investigativo, in questo caso di un lungo lavoro sulla rete di campi di detenzione costruiti dal governo cinese nello Xinjiang per la reclusione delle minoranze musulmane. Politica è l'installazione di Gbolade Design Studio sulla storia della comunità nera di Brixton, a Londra, raccontata dalle fotografie degli anziani del club del domino nel quartiere.

Architecture, a place to bebe loved (Giappone) (ansa)
Ed è una ventata d'energia la stanza afrofurista dell'artista nigeriano Olalekan Jeyifous. Un'energia che si respira anche nei 64 padiglioni nazionali, distribuiti tra l'Arsenale, i Giardini e il centro storico cittadino. Che si tratti di cercare una vita per unire passato e presente (come nel padiglione dell'Uzbekistan, o in quello dell'Arabia Saudita, con una riflessione sul valore che ogni nazione attribuisce alla sua eredità culturale e materiale) o nuove vie per espandere e vivere lo spazio pubblico e rafforzare il senso della comunità, come nelle nove ricerche architettoniche, dal nord al sud della Penisola, selezionate per Spaziale, il Padiglione Italia curato quest'anno da Fosbury Architecture, un collettivo di architetti tutti under 40.

In questo panorama il padiglione dell'Ucraina, realizzato a sorpresa, crea uno iato: nella Sala d'Armi c'è uno spazio completamente nero e spoglio, uno spazio vuoto che vuole ricordare i rifugi dai bombardamenti in cui la popolazione del paese invaso ha trvato scampo negli oltre 400 giorni dall'invasione russa. Allo Spazio Esedra, invece, l'istallazione ucraina evocherà le antiche fortificazioni del X secolo riutilizzate nei primi tempi del conflitto. Dichiarano i curatori del padiglione che "le storie non possono essere raccontate in assenza di una linea di difesa (...) Sotto un tetto o dietro un bastione, possiamo trovarci per discutere le questioni più urgenti del futuro". Aspettando di uscire dal bunker, o di riuscire ad attraversare una frontiera.

Il padiglione dell'Ucraina alla Biennale Architettura (ansa)