Biennale, l’Africa e i giovani salveranno l’architettura
dalla nostra inviata Lara CrinòVENEZIA - Per raccontare la Biennale Architettura 2023, che apre al pubblico il 20 maggio e si chiude il 26 novembre, basterebbe un'immagine dell'anteprima per la stampa: un gruppo di giornalisti - tutti bianchi, europei, maschi sui cinquanta - fermo al centro di Counteract, l'installazione che Francis Kéré, architetto del Burkina Faso con studio in Germania, vincitore del premio Pritzker 2022, ha portato qui al Padiglione centrale: una struttura che all'esterno mima il caos colorato delle strade del suo paese natale, con le insegne delle botteghe dipinte a mano, e all'interno simula con fotografie a grandezza naturale un'abitazione di fortuna di una metropoli africana.
VENEZIA - Per raccontare la Biennale Architettura 2023, che apre al pubblico il 20 maggio e si chiude il 26 novembre, basterebbe un'immagine dell'anteprima per la stampa: un gruppo di giornalisti - tutti bianchi, europei, maschi sui cinquanta - fermo al centro di Counteract, l'installazione che Francis Kéré, architetto del Burkina Faso con studio in Germania, vincitore del premio Pritzker 2022, ha portato qui al Padiglione centrale: una struttura che all'esterno mima il caos colorato delle strade del suo paese natale, con le insegne delle botteghe dipinte a mano, e all'interno simula con fotografie a grandezza naturale un'abitazione di fortuna di una metropoli africana.
"Decolonizzazione e decarbonizzazione sono due istanze centrali del presente; il mio invito è a riflettere su questi due temi attraverso ciò che accade in Africa" spiega Lokko camminando lungo il Padiglione centrale ai Giardini, dove espongono i loro progetti i 16 studi della sezione Force Majeure, il meglio della produzione architettonica africana e diasporica, ma anche 32 esordienti. Poi la curatrice, che ha voluto disseminare le pareti di citazioni dei suoi scrittori preferiti, da James Baldwin ad Anatole France, si inoltra nella sezione Dangerous Liasons all'Arsenale.
Politico è il progetto di Killing Architects, di Rotterdam, dove gli strumenti di analisi architettonica e spaziale sono al servizio del giornalismo investigativo, in questo caso di un lungo lavoro sulla rete di campi di detenzione costruiti dal governo cinese nello Xinjiang per la reclusione delle minoranze musulmane. Politica è l'installazione di Gbolade Design Studio sulla storia della comunità nera di Brixton, a Londra, raccontata dalle fotografie degli anziani del club del domino nel quartiere.
In questo panorama il padiglione dell'Ucraina, realizzato a sorpresa, crea uno iato: nella Sala d'Armi c'è uno spazio completamente nero e spoglio, uno spazio vuoto che vuole ricordare i rifugi dai bombardamenti in cui la popolazione del paese invaso ha trvato scampo negli oltre 400 giorni dall'invasione russa. Allo Spazio Esedra, invece, l'istallazione ucraina evocherà le antiche fortificazioni del X secolo riutilizzate nei primi tempi del conflitto. Dichiarano i curatori del padiglione che "le storie non possono essere raccontate in assenza di una linea di difesa (...) Sotto un tetto o dietro un bastione, possiamo trovarci per discutere le questioni più urgenti del futuro". Aspettando di uscire dal bunker, o di riuscire ad attraversare una frontiera.