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La curatrice della Biennale: "Sono senza parole per il visto negato al mio team dal Ghana"

Lesley Lokko, curatrice della Biennale Architettura 2023, davanti all'installazione di Francis Kéré (ansa)
Leslie Lokko, direttrice della mostra di architettura, interviene alla conferenza stampa di Venezia. "Quando ci sono tempi bui, è il momento per gli artisti di mettersi a lavorare"
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Nel giorno della conferenza stampa ufficiale di presentazione della Biennale d’architettura 2023, all’indomani della polemica sulla mancata concessione del visto a tre dei suoi collaboratori provenienti dal Ghana, la curatrice della Biennale, l’anglo ghanese Lesley Lokko siede per qualche minuto sola davanti alla platea gremita dalla stampa italiana ed estera.

In prima fila c'è l’architetto e designer nigeriano Demas Nwoko, vincitore del Leone d’oro alla carriera.

Di fronte a questa platea internazionale, multietnica e multilingue, Lokko e il presidente della Biennale Roberto Cicutto scelgono di cominciare proprio da un commento su ciò che è accaduto ai collaboratori di Lokko. A prendere la parola per primo sulla vicenda, dopo i saluti e i ringraziamenti istituzionali (per domani è atteso il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano) è proprio Cicutto. Ringraziando anche Lokko per aver “fatto dell’Afri…

Nel giorno della conferenza stampa ufficiale di presentazione della Biennale d’architettura 2023, all’indomani della polemica sulla mancata concessione del visto a tre dei suoi collaboratori provenienti dal Ghana, la curatrice della Biennale, l’anglo ghanese Lesley Lokko siede per qualche minuto sola davanti alla platea gremita dalla stampa italiana ed estera.

In prima fila c'è l’architetto e designer nigeriano Demas Nwoko, vincitore del Leone d’oro alla carriera.

Di fronte a questa platea internazionale, multietnica e multilingue, Lokko e il presidente della Biennale Roberto Cicutto scelgono di cominciare proprio da un commento su ciò che è accaduto ai collaboratori di Lokko. A prendere la parola per primo sulla vicenda, dopo i saluti e i ringraziamenti istituzionali (per domani è atteso il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano) è proprio Cicutto. Ringraziando anche Lokko per aver “fatto dell’Africa il punto di verifica di tutta una serie di criticità” che assediano il mondo contemporaneo e per aver messo al centro della conversazione “alcune voci che per molto tempo non sono state ascoltate” definisce un “episodio spiacevole” il fatto che tre collaboratori della curatrice non abbiano potuto aver visto a causa di regole “obsolete” che contraddicono la collaborazione tra Occidente e Africa”.

Dal canto suo, Lokko inizia il suo discorso di presentazione citando proprio il Ghana Future Institute, il think tank che ha fondato ad Accra nel 2021, poco prima di ricevere l’incarico di curare la Biennale, che oggi ha tre gruppi di lavoro di 18 persone ciascuno intorno al mondo,  e mettendo il risalto la “catena invisibile” di collaboratori e assistenti che tra Venezia e Accra che le ha permesso di portare a termine il progetto di The Laboratory of the Future, come si intitola la sua edizione della mostra di architettura.


“Tuttavia, non tutti i team sono uguali. Per la prima volta mi mancano le parole. C’è una lettera dell’ambasciata italiana ad Accra che dice a queste persone che ci sono dubbi ragionevoli che una volta arrivati qui rientrino in Ghana. Non abbiamo capito quali siano questi "dubbi ragionevoli”. Cita anche la precisazione, riferita dalla Farnesina, secondo la quale l’ambasciata stessa “ha facilitato da anni la partecipazione di artisti ghanesi a importanti mostre d'arte o eventi in programma in Italia” attribuendo il mancato rilascio dei tre visti al fatto che le richieste non soddisfacevano i requisiti previsti dalla normativa. “L'ambasciata ha seguito le procedure previste dalla legge, che richiedono un attento esame dei requisiti individuali, come indicato dalla normativa europea che regola il rilascio dei visti Schengen, valido per tutti i paesi inclusi nell'accordo” secondo la Farnesina. Ma la risposta burocratica non è evidentemente una spiegazione soddisfacente per la curatrice. Che anzi, cita un episodio della vita di Toni Morrison, prima afroamericana a ricevere il Nobel per la letteratura. “Quando i tempi sono bui, questi sono precisamente i tempi in cui gli artisti devono mettersi al lavoro”, dice Lokko, aggiungendo che “questa è storia è la storia che fa i titoli del giornali, ma non è la storia di questa Biennale. Quando le chiediamo se le fosse già successo in passato di vivere episodi simili, risponde che è la prima volta che si trova a guidare una manifestazione simile, e che tuttavia “ciò che è accaduto a queste tre persone è successo ai miei familiari, ai miei amici in passato. Chiunque viene dal sud del mondo sa di che cosa sto parlando”.


Poi, passa oltre. C'è il rischio che questa polemica scoppiata prima ancora dell’apertura delle porte dell’Arsenale al pubblico di tutto il mondo cannibalizzi i contenuti del suo progetto curatoriale, e invece c'è da presentare ufficialmente questa Biennale: una biennale di artisti giovani, provenienti in larga parte dal continente o dalla diaspora africana, capaci di declinare ciascuno a modo suo le due parole d’ordine della rassegna: decolonizzazione, decarbonizzazione. Un approccio seguito anche nell'allestimento "Non ricostruiamo una nuova mostra - ha detto Lokko -, ma adattiamo quello che abbiamo ereditato da Cecilia Alemani (curatrice della Biennale Arte 2022) perché la cornice che ci ha lasciato è eccellente. Allo stesso tempo abbiamo chiesto ai partecipanti di toccare il meno possibile le Corderie e il Padiglione Centrale: sebbene non sia carbon free, l'uso di schermi, film, proiezioni e disegni dà un tono diverso".
Poi ha posto l'accento sull'importanza della forza dinamica della cultura e dell'architettura: "È quello che emerge dal lavoro di molti dei partecipanti di quest'anno: loro tornano indietro nella storia, per trovare nuovi modi diversi di vedere e costruire, nuovi atteggiamenti contro lo spreco e a favore del riutilizzo".

L'evento, si augura Lokko, potrà non solo portare alla ribalta nuovi approcci all’architettura, ma un nuovo sapere che “non è una decorazione, ma qualcosa che si aggiunge alla fondazione del sapere”. Il fatto che queste nuove voci siano tante, dice, “dà speranza: 10, 15 anni fa sarebbero state certamente di meno”. Il mondo non è più solo bianco. Lokko finisce di parlare e scende ad abbracciare l’anziano Demas Nwoko, seduto in prima fila come un antico saggio. Gli artisti sono al lavoro.