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Massimiliano e Doriana Fuksas: la nostra utopia nel deserto

Neom, la nuova zona economica progettata 
nel nord dell'Arabia Saudita, nella provincia di Tabuk 

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I due architetti svelano la loro partecipazione a The Line, la metropoli che nascerà in Arabia Saudita
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VENEZIA - Una città lungo le rotte di Lawrence d'Arabia, che però sembra partorita dalla mente di uno scrittore di fantascienza. Una linea sottile che taglia il deserto, sviluppata in verticale per avere il minor impatto possibile sul paesaggio circostante. Un agglomerato urbano lungo 170 chilometri ma largo appena 200 metri, con un'altezza massima di 500 metri (per dare un'idea, il grattacielo Burj Khalifa di Dubai, l'edificio più alto del mondo, è alto 828 metri). Sono le coordinate di base di The Line, la metropoli immaginata all'interno di Neom, la nuova zona economica che l'Arabia Saudita sta progettando nella provincia di Tabuk, a nord del Paese, tra il Mar Rosso e le montagne e le valli superiori dell'Hejaz. Lo Studio Fuksas è l'unico studio d'architettura italiano a essere stato coinvolto nel progetto. In Laguna ncontriamo Massimiliano e Doriana Fuksas, arrivati per l'inaugurazione della mostra Zero Gra…

VENEZIA - Una città lungo le rotte di Lawrence d'Arabia, che però sembra partorita dalla mente di uno scrittore di fantascienza. Una linea sottile che taglia il deserto, sviluppata in verticale per avere il minor impatto possibile sul paesaggio circostante. Un agglomerato urbano lungo 170 chilometri ma largo appena 200 metri, con un'altezza massima di 500 metri (per dare un'idea, il grattacielo Burj Khalifa di Dubai, l'edificio più alto del mondo, è alto 828 metri). Sono le coordinate di base di The Line, la metropoli immaginata all'interno di Neom, la nuova zona economica che l'Arabia Saudita sta progettando nella provincia di Tabuk, a nord del Paese, tra il Mar Rosso e le montagne e le valli superiori dell'Hejaz. Lo Studio Fuksas è l'unico studio d'architettura italiano a essere stato coinvolto nel progetto. In Laguna ncontriamo Massimiliano e Doriana Fuksas, arrivati per l'inaugurazione della mostra Zero Gravity Urbanism. Principles for a New Livability, curata da Ramon Prat presso l'Abbazia di San Gregorio, in cui si presenta il concetto urbanistico che sottende il masterplan della nuova città. Mentre racconta come sta nascendo questa zona urbanizzata senza precedenti, Massimiliano Fuksas volta il piattino di una tazzina da caffe e ci disegna sopra i numeri e le linee del progetto.

Doriana e Massimiliano Fuksas 

Siete gli unici italiani invitati a partecipare a questa utopia architettonica, The Line, che si sta trasformando in realtà. Come la descrivereste, e come siete arrivati a lavorare in Arabia?
Massimiliano Fuksas: "Tutto è cominciato prima della pandemia, tra il 2018 e il 2019"

Doriana Fuksas: "Siamo stati inizialmente chiamati a ideare dei singoli spazi abitativi, molto ampi.
Potrei dire delle ville, anche se quello che ci è stato chiesto non aveva nulla a che fare con una villa in senso tradizionale. Così abbiamo capito che il progetto si basava totalmente sull'innovazione, sull'ideare qualcosa che ancora dal punto di vista architettonico non era stato tentato. Credo che proprio questo, la predisposizione a inventare qualcosa di nuovo, abbia fatto sì che venissimo scelti per creare tre moduli (il 48, 49 e 50 ndr) della nuova città". 

Schizzo originale inedito del progetto The Line 

Una linea sottilissima che attraversa il deserto per quasi duecento chilometri. Guardando i rendering di The Line, si fatica a capire come farà ad ospitare i 9 milioni di persone che secondo le previsioni dovrebbero abitarla.
M. F. "Il principio di Zero Gravity Urbanism è questa verticalità. La città si sviluppa per soli 200 metri in larghezza, ed è delimitata da pareti riflettenti alte 500 metri. Le pareti hanno una doppia funzione. Poiché l'energia deve essere 100% rinnovabile, le pareti assolvono la funzione di produrre questa energia, e di riflettere il paesaggio circostante, il panorama del deserto. L'ambizione è quella di ridurre l'impatto sulla natura. Pensi alle città europee, a Parigi o Milano, o alle metropoli in tutto il mondo, che continuano a espandersi orizzontalmente. E ora immagini di schiacciarle, per così dire, in verticale. Questo è anche il principio sul quale noi abbiamo lavorato per creare i tre moduli che ci sono stati affidati".

D. F.: "Non si deve pensare al concetto di torre o grattacielo in senso classico. Nei nostri moduli tutte le funzioni urbane sono presenti e integrate: abitazioni, verde, spazi pubblici di vario tipo. Per noi si è trattato per così dire di mettere a frutto e dare nuova applicazione una serie di idee che Studio Fuksas ha sviluppato nel corso degli anni in una serie di progetti precedenti". 

Schizzo originale inedito del progetto The Line 

Alle diverse funzioni presenti in The Line avete affidato infatti dei nomi che evocano sia la vostra storia di architetti, sia la natura di quei luoghi: rocce, nuvole, coralli.
M. F: "I progetti che per così dire ci hanno accompagnato qui sono quello della Nuvola di Roma, della Fiera di Milano e dell'areoporto di Shenzhen, in Cina. L'architettura si è appoggiata sempre sulla geometria euclidea. Invece, negli ultimi decenni, abbiamo studiato altro: la meccanica quantistica, i frattali, l'algoritmo. Tutti concetti che oggi contribuiscono alla progettazione. Mettono al centro gli interstizi, le forme, come quelle delle nuvole appunto, di cui dobbiamo scoprire le leggi". 

D.F: "Nei moduli che progettiamo per The Line, le Rocce sono i blocchi residenziali: l'algoritmo ci ha aiutato a far sì che avessero le giuste caratteristiche, ad esempio per quel che riguarda la luce naturale. I Coralli, che rimandano all'elemento principe del Mar Rosso, hanno una forma dinamica che permette di alternare aree pubbliche aperte e funzioni quotidiane come negozi, uffici e scuole. Le Nuvole sono dei punti di riferimento organici riconoscibili, destinati a ospitare, ad esempio, o un centro congressi. Le risorse idriche per irrigare il verde verranno dalla desalinizzazione del mare". 

Schizzo originale inedito del progetto The Line 

Come ci si muoverà in questa città del futuro?
M.F. "In questo momento si sta già lavorando per sviluppare una mobilità ad alta velocità che sia sotterranea, in modo che in superficie la città sia car-free. Integrare le funzioni significa che quello che serve può essere raggiunto a piedi, senza bisogno di usare le auto". 

Come immaginate il progetto una volta che sarà finito?

M.F: "Come un'urbanizzazione che non tocchi la poesia del deserto. Del resto, la Biennale architettura che curammo nel 2000 si intitolava così: Less Aesthetics More Ethics. Un motto che ora è nello spirito del tempo".