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E' morto lo scrittore Martin Amis

Lo scrittore Martin Amis (ansa)
Aveva 73 anni. Ha pubblicato 15 romanzi tra cui "Money", "London Fields" e "L'informazione", un apprezzato libro di memorie, raccolte di saggi e di racconti
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Nei suoi romanzi ha dimostrato un notevole eclettismo passando con successo da un genere letterario all'altro: è morto nella sua casa di Lake Worth, in Florida, lo scrittore Martin Amis. Aveva 73 anni. La moglie, la scrittrice Isabel Fonseca, ha dichiarato che la causa è stata un cancro all'esofago, la stessa malattia che ha ucciso il suo caro amico e collega scrittore Christopher Hitchens nel 2011.

Ha pubblicato 15 romanzi, un apprezzato libro di memorie, Esperienza, raccolte di saggi e di racconti e soprattutto, in libri come Money e L'informazione, ha creato "uno stile alto per descrivere cose basse", come amava dire lui stesso che con i suoi romanzi caustici, eruditi e cupamente comici ha ridefinito la narrativa britannica negli anni '80 e '90.

Nato a Oxford il 25 agosto del 1949, Amis è tra gli autori più importanti della letteratura inglese post-moderna. E' noto soprattutto per la cosiddetta trilogia londinese costituita dai romanzi Money, London Fields e L'informazione, pubblicati come gli altri in Italia da Einaudi, che rimangono, insieme alle sue memorie, le sue opere più rappresentative e ammirate. Insieme a Salman Rushdie, Ian McEwan e Julian Barnes, è stato fra gli autori che ha definito la scena letteraria britannica degli anni '80. Proprio in queste ore Martin Amis è protagonista a Cannes, attraverso il film The Zone of Interest del regista britannico Jonathan Glazer, un adattamento del suo omonimo romanzo del 2019.

Gli eroi letterari di Amis erano Vladimir Nabokov e Saul Bellow, e i critici hanno ritrovato nelle sue opere sia il dono di Nabokov per i giochi di parole e la giocosità sia l'esuberanza e il brio di Bellow. Influenzato, oltre che dal padre, da Bellow e Nabokov, anche da James Joyce ed Elmore Leonard, ha ispirato con il suo particolare stile un'intera generazione di scrittori.

Figlio del romanziere britannico Kingsley Amis, ha avuto con il padre un rapporto ambivalente: padre e figlio erano molto uniti, ma non sempre d'accordo per esempio sulle scelte politiche. Essere figlio di uno scrittore famoso è stato, per Amis, sia una benedizione che una maledizione. Ha contribuito a farlo conoscere prima di quanto avrebbe potuto fare altrimenti. Gli ha fatto conoscere fin da giovane il mondo dell'editoria londinese. Ha anche contribuito a renderlo una figura di fascino, risentimento e invidia. "Se mio padre fosse stato un insegnante, ora sarei in una posizione molto diversa", dichiarò lo scrittore al Sunday Times nel 2014.

Restano famosi nei racconti della stampa britannica i suoi pranzi sfrenati con amici e colleghi scrittori come Ian McEwan, Julian Barnes, Salman Rushdie, Clive James. Mentre negli ultimi decenni Amis aveva attirato l'attenzione per le interviste rilasciate in occasione della pubblicazione dei suoi romanzi: ampie e supponenti che non di rado lo hanno messo nei guai.

Nei suoi ultimi lavori Martin Amis ha indagato le atrocità di Stalin, la guerra al terrore e l'eredità dell'Olocausto. Tra i suoi romanzi più conosciuti, e maggiormente apprezzati dai critici, accanto a Money e London Fields, anche La freccia del tempo: scritto come autobiografia di un medico che partecipò alle torture ai danni degli Ebrei durante l'Olocausto, e che è stato candidato per il Booker Prize nel 1991, fece notizia sia per la sua tecnica inusuale (il tempo del racconto scorre all'indietro durante l'intero romanzo), sia per il suo tema.

Martedì prossimo esce per Einaudi La storia da dentro in cui, vent'anni dopo Esperienza, Amis torna a prendere la parola in una fluviale "autobiografia romanzata", mescolando il materiale privato all'invenzione narrativa, la meditazione filosofica, il manuale di scrittura, il gossip piccante e il saggio.