Calvino a Parigi: il racconto de "Lo scoiattolo sulla Senna"
di Fabio GambaroDice Paul Fournel, lo scrittore che conobbe bene Calvino durante gli anni parigini: "Italo e Chichita erano una vera coppia, facevano molte cose insieme, soprattutto in ambito culturale, anche se erano molto diversi per carattere e ciascuno con i propri gusti". In effetti, il dialogo e la complicità intellettuale costituiscono una componente decisiva della loro relazione, anche perché la moglie consente allo scrittore di scoprire mondi culturali fino ad allora poco conosciuti, come la letteratura sudamericana e soprattutto l'universo della musica.
Chichita infatti veniva da una famiglia di musicisti, aveva una sorella pianista e lei stessa suonava il pianoforte. Grazie alle sue vaste conoscenze, gli fa conoscere meglio l'universo della musica classica e soprattutto lo inizia ad altri generi, come il jazz, i ritmi africani o le canzoni indiane. I coniugi andavano spesso anche all'opera, e l'amico Bernardo Valli ricorda ancora di quella volta che…
Dice Paul Fournel, lo scrittore che conobbe bene Calvino durante gli anni parigini: "Italo e Chichita erano una vera coppia, facevano molte cose insieme, soprattutto in ambito culturale, anche se erano molto diversi per carattere e ciascuno con i propri gusti". In effetti, il dialogo e la complicità intellettuale costituiscono una componente decisiva della loro relazione, anche perché la moglie consente allo scrittore di scoprire mondi culturali fino ad allora poco conosciuti, come la letteratura sudamericana e soprattutto l'universo della musica.
Chichita infatti veniva da una famiglia di musicisti, aveva una sorella pianista e lei stessa suonava il pianoforte. Grazie alle sue vaste conoscenze, gli fa conoscere meglio l'universo della musica classica e soprattutto lo inizia ad altri generi, come il jazz, i ritmi africani o le canzoni indiane. I coniugi andavano spesso anche all'opera, e l'amico Bernardo Valli ricorda ancora di quella volta che, in occasione di una rappresentazione del Simon Boccanegra di Verdi, lo scrittore si presentò all'Opéra Garnier senza smoking, fatto che all'epoca risultava assai irrituale.
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A Chichita, Calvino cede volentieri la direzione della gestione della vita quotidiana, a cominciare dall'organizzazione e dall'arredo dei luoghi in cui vivono: "Le mie case sono sempre una creazione di mia moglie. Io non saprei dare un'impronta a una casa. Invece mia moglie ha il dono di esprimersi facendo sì che una casa possa essere sua e solo sua, immune da tutti i luoghi comuni che rendono uniformi e intercambiabili le case in una data epoca e cultura. Ci tengo molto a vivere in una casa piacevole, ma da solo non sarei capace di renderla tale". Affermazione che vale naturalmente per la villetta di square de Châtillon, che Chichita aveva ristrutturato e arredato con l'aiuto di un architetto argentino, decorando le pareti con la sua collezione di maschere africane.
Quanto alle faccende di casa, lo scrittore riconosce che "l'uomo, qualsiasi sia il contributo che dà al bilancio familiare, se non contribuisce al lavoro domestico, è visto come un parassita". Ma sa anche che i suoi movimenti sono "stonati e torpidi, sempre d'impaccio al lavoro degli altri", al punto che persino la piccola Giovanna, quando si trovano entrambi in cucina, critica ogni suo gesto e preferisce far da sola.
Il padre scrittore "era goffo, distratto e privo di senso pratico" conferma la figlia. Tra le sue abilità specifiche, Calvino riconosce solo "quella di mettere fuori l'immondizia", un rito quotidiano a cui non rinuncia quasi mai e da cui nascerà l'originale testo autobiografico-riflessivo intitolato La poubelle agréée. Va però volentieri "a fare le commissioni".
Dotato delle istruzioni e delle liste della spesa preparate dalla moglie, frequenta i negozi del quartiere e i mercati settimanali, tra cui quello della rue de Buci, dove però, ricorda Giovanna, non mancavano mai i negozianti che ne sottolineavano ironicamente l'accento italiano e il leggero balbettio, come se il suo pur ottimo francese non bastasse a scalfire il sentimento di superiorità, non privo di qualche venatura xenofoba, ancora vivo a quei tempi nel parigino medio di fronte a un immigrato italiano.
Calvino tuttavia sembra non accorgersene, e comunque resta affascinato dalla ricchezza e dalla ricercatezza di alcuni tipici negozi francesi, a cominciare dalle strabilianti fromageries e charcuteries, che non a caso finiranno nelle pagine di Palomar. La spesa era un'attività importante, anche perché a casa Calvino si organizzavano non di rado cene cui partecipano diversi invitati. Chichita era un'ottima cuoca che, "da buona argentina, preparava arrosti e bolliti fantastici" ricorda ancora Giovanna, che definisce il padre "un buongustaio distratto", il quale peraltro manifestava a tavola gli eventuali malumori: "Quando in famiglia scoppiava qualche litigio, tutte le tensioni emergevano a tavola e come sempre i risentimenti venivano fuori nelle sciocchezze".
In ogni caso, al di là delle inevitabili baruffe domestiche, lo scrittore si occupa volentieri della figlia, la porta all'asilo e a scuola, l'accompagna a fare passeggiate, l'aiuta a scoprire il mondo.
Il libro
Lo scoiattolo sulla Senna. L’avventura di Calvino a Parigi di Fabio Gambaro (Feltrinelli, pagg. 176, euro 18)