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Isabella Maldonado: "Sono donna, latina, sbirra. E scrivo bestseller"

La scrittrice Isabella Maldonado 
Ex poliziotta ed ex agente dell'Fbi, ha lasciato una brillante carriera per dedicarsi ai thriller adrenalinici. Qui ci racconta perché. E anche perché l’America è pronta per una presidente ispanica
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Chi da giovane ha avuto una vita difficile tende a indurirsi e a contare soltanto sulle proprie forze. Ma per quanti eroi classici e contemporanei dimostrino le virtù dell'individualismo, dall'Achille omerico a James Bond, talvolta anche l'eroismo richiede l'aiuto del prossimo: non sempre è possibile cavarsela da soli. È il dilemma de La superstite, primo romanzo di una trilogia di thriller di Isabella Maldonado, destinata a diventare una serie tv per Netflix con Jennifer Lopez nei panni della protagonista, pubblicato in Italia da Longanesi dopo essere stato un bestseller negli Stati Uniti.

L'autrice è una ex agente della polizia e dell'Fbi, la prima ispanoamericana a raggiungere i gradi di capitano negli Usa, che a un certo punto ha abbandonato la pistola per mettersi a scrivere con altrettanto successo, come attestano le sue traduzioni in 22 lingue. Al centro della storia c'è una poliziotta che almeno un poco le somigli…

Chi da giovane ha avuto una vita difficile tende a indurirsi e a contare soltanto sulle proprie forze. Ma per quanti eroi classici e contemporanei dimostrino le virtù dell'individualismo, dall'Achille omerico a James Bond, talvolta anche l'eroismo richiede l'aiuto del prossimo: non sempre è possibile cavarsela da soli. È il dilemma de La superstite, primo romanzo di una trilogia di thriller di Isabella Maldonado, destinata a diventare una serie tv per Netflix con Jennifer Lopez nei panni della protagonista, pubblicato in Italia da Longanesi dopo essere stato un bestseller negli Stati Uniti.

L'autrice è una ex agente della polizia e dell'Fbi, la prima ispanoamericana a raggiungere i gradi di capitano negli Usa, che a un certo punto ha abbandonato la pistola per mettersi a scrivere con altrettanto successo, come attestano le sue traduzioni in 22 lingue. Al centro della storia c'è una poliziotta che almeno un poco le somiglia: Nina Guerrera, agente dell'Fbi di origine latina, ha cambiato identità per sfuggire a un serial killer che l'aveva rapita e torturata da ragazza, ma un video finito sui social la smaschera e l'assassino si rimette a darle la caccia, lasciando codici cifrati sul web per attirarla in trappola.

La prima domanda è d'obbligo, Maldonado: quanto c'è di lei in Nina Guerrera?
"Qualcosa indubbiamente c'è, perché anch'io ho lavorato nella polizia, sono di origine latina e ho vissuto non pochi drammi. Per fortuna non tragici come quelli della mia protagonista".

Da dove ha preso l'idea del romanzo?
"Da un caso degli anni '90 che ha fatto notizia non solo in America: un serial killer che lasciava messaggi in codice sui giornali. Trasportandolo ai giorni nostri, i messaggi cifrati sono finiti su Facebook e Instagram, la cinghia di trasmissione odierna delle notizie se vuoi terrorizzare l'opinione pubblica".

Viene dalla sua esperienza di poliziotta anche il messaggio del libro sugli eroi che non possono fare tutto da soli?
"Al cinema o nella narrativa di solito vediamo un detective solitario che vince contro tutti e non si fida di nessuno. Nella realtà non è mai così: le indagini sono sempre un lavoro di gruppo. Tanto più serio è il pericolo, tanto più hai bisogno dei tuoi colleghi. Una lezione che non vale soltanto per la lotta al crimine".

Che effetto le fa pensare che Jennifer Lopez interpreterà la sua protagonista?
"Due anni prima di scrivere il libro ero a un concerto di Jennifer: se me l'avessero detto, non ci avrei creduto. Quando il mio agente ha offerto a Hollywood i diritti del romanzo, l'interesse è stato forte, ma poi è arrivata lei, si è innamorata della parte e ha fatto di tutto per prendersela".

Le sembra di avere aperto una breccia per gli ispanoamericani con i suoi romanzi?
"Quando ho cominciato a scrivere, un editore mi disse che le mie storie funzionavano ma dovevo sostituire la protagonista di origine latina con una bianca, possibilmente bionda e anglosassone. Agli ispanoamericani, nei film come nei libri, erano riservate le parti del cattivo, della spalla del protagonista che fa ridere o della sua amante. Ma non mi sono arresa".

L'America sarà pronta, prima o poi, per un presidente ispanoamericano?
"Lo spero. A differenza di altri Paesi, non abbiamo avuto ancora una donna come presidente. Abbiamo avuto un presidente afroamericano. La popolazione ispanoamericana, gli immigrati o i figli e nipoti degli immigrati arrivati dal Centro America e dal Sud America, ha avuto un'incredibile espansione. Verrà anche il loro giorno alla Casa Bianca. Magari proprio con una donna".

Lei ha imparato a scrivere metodicamente: è un consiglio che darebbe a chi vuole seguire la stessa strada?
"Ci vuole un po' di talento innato: ho fatto la poliziotta per vent'anni, ma fin da bambina mi piaceva raccontare storie. Però si può anzi si deve anche imparare a scrivere: mi ci sono dedicata per cinque anni, fra letture di gialli, corsi di scrittura creativa, seminari. Consiglierei a chiunque di fare altrettanto".

È stato più difficile imparare a fare la poliziotta o imparare a scrivere?
"Diciamo che è più difficile fare il poliziotto che lo scrittore. I critici possono maltrattarti se non apprezzano i tuoi libri, ma almeno non ti sparano addosso!".

Perché oggi così tante donne scrivono gialli?
"Forse perché ci sono più donne in ogni professione: una volta erano poche anche nella polizia. Quando mi sono messa in testa di fare la scrittrice, i miei maestri erano Jeffery Deaver, James Patterson, Michael Connelly: tutti uomini, perché c'erano poche donne fra i giallisti. Oggi avrei l'imbarazzo della scelta a trovare un modello femminile".

I serial killer sono diventati più numerosi o semplicemente se ne parla più di un tempo?
"C'erano anche prima, per secoli: Jack lo Squartatore non era un caso isolato. Ma se ne parlava di meno e soprattutto le forze dell'ordine avevano meno strumenti per individuare la stessa mano in una serie di delitti".

Esiste una soluzione all'epidemia di massacri con armi automatiche in America?
"Io ho una pistola e sono brava a sparare, ma ho dovuto superare un'infinità di controlli per ottenere il porto d'armi. Il problema è che è troppo facile procurarsi un fucile automatico. Occorrono leggi più severe. Fino a quando non le avremo, l'epidemia di massacri continuerà".

Come e più di Scotland Yard, l'Fbi è un mito mondiale: cosa ha di speciale la polizia federale americana?
"Tre cose. Risorse umane molto ampie: quasi 40 mila agenti. Risorse finanziarie enormi: un budget che permette di dotarsi delle tecniche più moderne. E una grande pazienza: un'indagine può durare anni, decenni, non finisce mai, finché non arresti il colpevole".

E perché ha scelto Phoenix, in Arizona, come scenario dei suoi romanzi?
"Perché la maggior parte dei romanzi sui poliziotti si svolgono a New York, Los Angeles o Miami. E poi ho seguito, anche in questo, la lezione di Hemingway, scrivi su ciò che conosci: a Phoenix vivo anch'io. Dopo avere patito tanto freddo nelle strade della East Coast, per scrivere desideravo il caldo del deserto".


Il libro
La superstite
di Isabella Maldonado (Longanesi, pagg. 368, euro 19,90)