Cultura

Maurizio Bettini: "Il latino è la nostra storia, altro che inutile..."

Maurizio Bettini: "Il latino è la nostra storia, altro che inutile..."
La risposta a un ingegnere da parte del direttore del Centro di Antropologia e Mondo Antico dell'Università di Siena
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In una breve intervista apparsa su questo giornale, Hadi Partovi, un ingegnere di origine iraniana, esperto di intelligenza artificiale, ha lamentato che nella scuola italiana si apprendono troppe cose inutili. “Ci sono competenze base da imparare” ha detto “leggere, scrivere, matematica, digitale; ma ci sono molte cose che possiamo eliminare”. 

E poi: “Una delle cose più difficili per gli insegnanti è sentirsi domandare dagli studenti: perché impariamo il latino?” Sul fatto che a scuola si imparino molte cose inutili, potrei essere d’accordo. Quanto al latino, però, direi che tutto dipende dal modo in cui lo si insegna agli studenti. Certo, se il rapporto educativo si riduce ad apprendere un po’ di grammatica e di sintassi, non che il numero delle orazioni di Cicerone, difficile dar torto al ragazzo o alla ragazza che chiede conto al suo insegnante del “perché” di tutto questo.

A questo punto, però, dovrebbe essere l’insegnante a porsi a sua volta la seguente domanda: “Perché sto insegnando il latino in questo modo assurdo? Perché, invece di cogliere l’occasione per far fare ai miei studenti una grande esperienza, facendo conoscere loro una delle culture più ricche e importanti che siano mai state elaborate, mi ostino a esigere che i miei studenti sappiano ripetere la quinta declinazione e la consecutio temporum?”. A quanto pare anche Partavi è d’accordo – speriamo sia sincero – sul fatto che la scuola deve formare persone, prima che lavoratori; e condivide l’assunto di Steve Jobs secondo cui le grandi cose nascono dall’incrocio fra tecnologia e umanesimo.

Ecco, il latino, o meglio la cultura romana che in latino si è espressa, così come la cultura greca, costituiscono una delle massime forme di umanesimo con cui un ragazzo possa confrontarsi. Basta che la scuola, le indicazioni ministeriali, la volontà e la passione degli insegnanti, gliene diano la possibilità. E poi, io non vorrei vivere fra gente che sa solo leggere e scrivere, maneggiare un po’ di matematica ed è supremamente padrona del digitale. Soprattutto in un paese come l’Italia, dove la cultura umanistica, e quella classica in particolare, si respirano direttamente nell’aria. Lasciamo che il nostro Paese continui ad essere abitato da persone.