Il futuro ha un cuore antico? No, il futuro ha un cuore romanzesco. Per gli appassionati all’evoluzione delle intelligenze artificiali è un dettaglio. Per gli appassionati alla letteratura, è quasi commovente. Un ricercatore dell’università di Berkeley, California, mentre trafficava con ChatGpt ha scoperto casualmente che del set base di dati con cui è stato addestrato il software fanno parte ben cinquanta grandi romanzi.
Interrogando ChatGpt sulla conoscenza di Orgoglio e pregiudizio, per dire, il professor David Bamman ha potuto constatare una preparazione impeccabile. Su trama, personaggi, particolari che sfuggirebbero ai fan più sfegatati di Jane Austen. Non paghi, Bamman e collaboratori hanno sottoposto il chatbot a un vero e proprio esame di maturità letteraria.
L’esito? Nel cervello digitale risultano tracce di letture approfondite dei cosiddetti grandi classici: da Moby Dick a La lettera scarlatta, …
Il futuro ha un cuore antico? No, il futuro ha un cuore romanzesco. Per gli appassionati all’evoluzione delle intelligenze artificiali è un dettaglio. Per gli appassionati alla letteratura, è quasi commovente. Un ricercatore dell’università di Berkeley, California, mentre trafficava con ChatGpt ha scoperto casualmente che del set base di dati con cui è stato addestrato il software fanno parte ben cinquanta grandi romanzi.
Interrogando ChatGpt sulla conoscenza di Orgoglio e pregiudizio, per dire, il professor David Bamman ha potuto constatare una preparazione impeccabile. Su trama, personaggi, particolari che sfuggirebbero ai fan più sfegatati di Jane Austen. Non paghi, Bamman e collaboratori hanno sottoposto il chatbot a un vero e proprio esame di maturità letteraria.
L’esito? Nel cervello digitale risultano tracce di letture approfondite dei cosiddetti grandi classici: da Moby Dick a La lettera scarlatta, da Furore di Steinbeck a Quel che resta del giorno di Ishiguro. Il quale peraltro, nel recente Klara e il sole, ha immaginato un mondo di malinconici androidi caricati a luce solare che fanno compagnia a esseri umani disperatamente soli.
D’altra parte, fantascienza e fantasy sono generi largamente rappresentati nella bisaccia letteraria di ChatGpt: c’è Gibson, c’è Dick, c’è Bradbury, c’è Orwell. Segno che il futuro dell’intelligenza cosiddetta artificiale si nutre di un futuro immaginato dall’intelligenza di singoli e irripetibili esseri mortali. Che non erano programmatori né informatici, ma visionari ricchi a parole: dà perciò da pensare questa imprevista scommessa sul potere di IA alimentato dal potere della letteratura. Scienza inesatta per eccellenza, imperfetto e sublime materiale emotivo — giudicato a quanto pare decisivo per la capacità di calcolo e di crescita del non umano.
Che se ne fa e farà ChatGpt di Harry Potter o del Signore degli Anelli? Che se ne farà dei capolavori intramontabili e dei bestseller semi-complottisti tipo Il codice da Vinci? È legittimo chiedersi — come fa apertamente Bamman — che tipo di valori maturerà l’intelligenza artificiale a partire da questo “canone”. È affascinante chiedersi se e come saprà sfruttare il vantaggio ambiguo dei romanzi, i segreti e le fantasie che portano in dote, la fitta casistica di relazioni, reazioni, controreazioni, sotterfugi, azzardi, spericolatezze, visioni.
È una buona notizia per la letteratura il fatto che ChatGpt abbia bisogno di lei? La risposta non può essere univoca. E l’affare si complica anche a considerare le ambizioni creative di ChatGpt e simili: la loro feroce velleità espressiva; imitativa fino a un certo punto e fino a ora. Sul fronte della grafica, dell’illustrazione, della fotografia fake, le applicazioni hanno dato e stanno dando già parecchio filo da torcere ai creativi umani. La competizione è notevole, la prospettiva — al di là delle attuali e future restrizioni giuridiche — incerta.
Hanno da temere anche scrittori e scrittrici? Come si riconoscerà il timbro umano troppo umano? ChatGpt saprà solo scimmiottare i libri che conosce o troverà la via per inventare uno stile? Un simil-Melville o un neo-Joyce artificiale?
In una scena di un romanzo di Paolo Volponi, Le mosche del capitale (1989), la luna parla con un calcolatore elettronico che, sulla luna, sa più di lei stessa. «Potrei dirti con precisione dove sarai tra trecento anni a quest’ora». Lo so anch’io, risponde quasi stizzita la luna. Ma il calcolatore le dimostra di avere parecchi dati in più. E si mette a spiegarle le leggi del capitalismo.
Corri, ChatGpt, vai a farti due chiacchiere con George Orwell!