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Maria Ressa. Come difendere le democrazie

L’attivista e giornalista di origine filippina, premio Nobel per la Pace, il 6 giugno incontra il pubblico italiano. E qui spiega perché i diritti sono in pericolo a livello globale: “Dobbiamo salvarne ogni frammento”
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Vale la pena ricordarlo ogni tanto: la democrazia non è la regola, è l'eccezione. E noi non stiamo facendo abbastanza per salvaguardarla. Maria Ressa lancia l'allarme: "La democrazia è fragile. Bisogna difenderne ogni frammento, ogni legge, ogni istituzione, ogni storia". Filippino-statunitense, 59 anni, ha fondato il sito investigativo Rappler documentando come un regime autoritario, come quello di Duterte, usi i social media per annientare la libertà di stampa e demolire la democrazia.

Non a caso il suo libro Come resistere a un dittatore, in parte autobiografia, in parte saggio, "è dedicato a chi rischia di dare per scontata la democrazia, da parte di qualcuno che non lo farebbe mai". E lei non dà per scontata neppure la libertà. Nobel per la Pace nel 2021 insieme al russo Dmitrij Muratov, direttore di Novaja Gazeta, rischia di finire la sua vita in prigione per accuse posticce. "Se ci fosse un orolo…

Vale la pena ricordarlo ogni tanto: la democrazia non è la regola, è l'eccezione. E noi non stiamo facendo abbastanza per salvaguardarla. Maria Ressa lancia l'allarme: "La democrazia è fragile. Bisogna difenderne ogni frammento, ogni legge, ogni istituzione, ogni storia". Filippino-statunitense, 59 anni, ha fondato il sito investigativo Rappler documentando come un regime autoritario, come quello di Duterte, usi i social media per annientare la libertà di stampa e demolire la democrazia.

Non a caso il suo libro Come resistere a un dittatore, in parte autobiografia, in parte saggio, "è dedicato a chi rischia di dare per scontata la democrazia, da parte di qualcuno che non lo farebbe mai". E lei non dà per scontata neppure la libertà. Nobel per la Pace nel 2021 insieme al russo Dmitrij Muratov, direttore di Novaja Gazeta, rischia di finire la sua vita in prigione per accuse posticce. "Se ci fosse un orologio dell'Apocalisse della democrazia, mancherebbero due minuti a mezzanotte", avverte in videocollegamento da Manila. "Tra il 2023 e il 2024 sono previste 90 elezioni. Segneranno una svolta per la sopravvivenza o meno della democrazia. Se non facciamo nulla, il fascismo vincerà".

Maria Ressa, quant'è grande il rischio che le democrazie si trasformino in autocrazie?

"Secondo l'ultima analisi di Varieties of Democracy, il 72% della popolazione mondiale vive in un'autocrazia rispetto al 50% di dieci anni fa. Succede in gran parte perché i social media facilitano l'elezione di leader illiberali. Come si fa ad avere elezioni oneste se non si ha onestà dei fatti? E la regressione continua. Anzi temo che accelererà. Grazie a ChatGpt, bastano 20 secondi per creare una foto, un audio o un video falso. Basta che un profilo Twitter con spunta blu a pagamento finga di essere Bloomberg e twitti la foto di un'esplosione al Pentagono perché il mercato azionario crolli".

Quali sono i segnali da monitorare, le linee rosse da non superare?

"In passato ho detto che nelle Filippine stavamo assistendo alla morte lenta della democrazia, 'la morte per mille tagli'. Si tende a non ingaggiare una battaglia per un taglietto. Si pensa sia soltanto un piccolo compromesso, ma, prima che uno se ne accorga, il corpo politico sanguina da così tante parti che perde forza e infine muore. Bisogna fare attenzione ai piccoli tagli perché quando saranno mille avranno ucciso i diritti e il corpo politico. Perciò a Rappler abbiamo lanciato lo slogan 'Hold the line', 'Mantieni la linea', dove la linea sono i diritti sanciti dalla Costituzione".

Quando ha fondato Rappler nel 2012 credeva nel potenziale dei social, poi ha iniziato a vederne il lato oscuro e oggi non fa che lanciare l'allarme sui loro pericoli. In che misura Facebook e gli altri social media sono responsabili del disfacimento della democrazia?

"Sono il fuoco che ha incendiato la legna. Premiano le bugie alimentandone la diffusione almeno sei volte più volte velocemente dei fatti. Manipolano le nostre emozioni per costringerci a rinunciare ai nostri diritti. Creano la nostalgia dell'uomo forte. E cambiano i nostri comportamenti nel mondo reale. Alla base c'è l'algoritmo che propone gli 'amici degli amici'. Nelle Filippine, nel 2016, chi era pro-Duterte riceveva suggerimenti di contenuti scritti da amici di amici sempre più radicali e si spostava più a destra, chi era anti-Duterte si spostava più a sinistra. Col tempo la società si è polarizzata e le due fazioni si sono radicalizzate. Ma se la politica diventa una battaglia tra gladiatori fino alla morte, la democrazia non funziona. Vale per Duterte, come per Modi, Trump o Bolsonaro".

È diventata reporter quasi per caso, ma presto ha trovato nel giornalismo la sua vocazione. Nel suo libro distingue tra "buon giornalismo" e "giornalismo oggettivo". Quant'è importante il "buon giornalismo" per la sopravvivenza della democrazia?

"Il 'giornalista oggettivo' non esiste. Ognuno di noi ha una sua prospettiva. Perciò preferisco parlare di 'buon giornalista'. Prendiamo il cambiamento climatico. È una realtà. Dare diritto di parola a un negazionista non è fare buon giornalismo, né giornalismo oggettivo. Il buon giornalismo deve stare dalla parte dei fatti. Anche a costo di sfidare i potenti. I social però hanno mercificato il giornalismo, lo hanno costretto alla corsa virale verso i click. La fiducia che un tempo era il tessuto delle nostre società si è disgregata ed è la base della disinformazione. Ma la nostra missione di giornalisti non è cambiata. Anzi è diventata fondamentale".

Nel 2021 lei e Muratov siete stati i primi giornalisti a ricevere il Nobel per la Pace dal 1936. Da allora Mosca ha lanciato l'offensiva contro Kiev e chiuso la Novaja Gazeta, mentre Manila ha eletto presidente il figlio di Marcos e lei continua a combattere per la sopravvivenza di Rappler e la sua stessa libertà. Questo Nobel è arrivato troppo tardi?

"Il Nobel è stato un riconoscimento a tutti i giornalisti nel mondo che devono fare grandi sacrifici soltanto per fare il loro lavoro. Siamo diventati così deboli che non possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno delle società civili. Perciò l'anno scorso il Nobel è andato alle società civili in Bielorussia, Russia e Ucraina. È troppo tardi? Spero di no. A Rappler abbiamo capito già nel 2016 di combattere per la nostra sopravvivenza. E l'unico modo di combattere è comprendere come vengono manipolati i dati. L'ecosistema dell'informazione è come un fiume inquinato dalle fabbriche di bugie. Dobbiamo unirci per fermarle a monte, è inutile intervenire a valle perché è il loro stesso funzionamento che permette alle bugie di diffondersi".

Le Filippine sono state un laboratorio per usare le piattaforme online per manipolare le elezioni, mentre la Russia ha una lunga storia di "dezinformatsija" ed è la culla della "fabbrica dei troll". Quale lezione possiamo imparare da questi due Paesi?

"Benché abbiano eletto presidente Marcos jr, l'atmosfera di paura nelle Filippine è scomparsa. Lo dico per esperienza: in gennaio sono stata assolta dalle accuse di evasione fiscale. Come si inverte un'autocrazia? Il primo passo è una magistratura indipendente. Vladimir Putin ha usato le metanarrazioni nel 2014 per annettere la Crimea e otto anni dopo per invadere l'Ucraina. Diversi leader illiberali attingono al suo manuale del dittatore. Ma dopo l'invasione dell'Ucraina il mondo democratico si è svegliato come non era mai successo prima. Spero che ora lotti per difendere i valori in cui crede come avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale quando proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo".

Possiamo biasimare chi vive sotto un'autocrazia perché crede a quello che dicono i dittatori? Ci può essere un pensiero libero e critico in un Paese dove i cittadini vengono manipolati da media e social media?

"Con i social media oggi, o con tv e radio nel passato, la gente subisce il lavaggio del cervello. Non possiamo biasimare nessuno, ma bisogna che ognuno di noi si renda conto che questa è una battaglia individuale. La guerra non è là fuori, ma è nello smartphone nelle nostre tasche. Se ripiombiamo nel fascismo, allora ce lo meritiamo. Ma possiamo ancora lottare. Io non ho perso la speranza".

L'evento - Il 6 giugno ore 21 Maria Ressa, premio Nobel per la Pace 2021, sarà ospite  della Milanesiana,  la manifestazione ideata  e diretta da Elisabetta Sgarbi, presso il Teatro Studio Melato di Milano,  in dialogo con il direttore  di Repubblica Maurizio Molinari. A seguire concerto di Gile Bae
Per informazioni  www.lamilanesiana.eu

Il libro - Come resistere a un dittatore di Maria Ressa (La nave di Teseo, trad. A. Neve, pagg. 464, euro 22)