Postorino-Rumiz. I nostri Balcani tra guerra e poesia
di Raffaella De SantisIn dialogo su zoom Rosella Postorino e Paolo Rumiz raccontano i loro Balcani ma soprattutto parlano del mestiere di scrittori, del romanzo come arte squisitamente europea, antidoto a ogni assolutismo, e della letteratura che è ferita e cura, madre e padre, trauma e preghiera, ricerca mai appagata di verità. Qualcosa che somiglia al profumo della rosa. Affiorano i libri: Mi limitavo ad amare te di Postorino finalista allo Strega, storia di bambini bosniaci in fuga dalla guerra, e Canto per Europa di Rumiz, narrazione in endecasillabi dove l'antica mitologia rivive nel viaggio di una profuga siriana (entrambi Feltrinelli). Inevitabile commentare i recenti scontri in Kosovo.
Postorino: "Quanto sta accadendo era prevedibile perché in quelle zone la situazione di instabilità non si è mai risolta. La guerra in Ucraina è diventata una miccia, il legame tra Serbia e Russia è ancora più nocivo".
Rumiz: "L&…
In dialogo su zoom Rosella Postorino e Paolo Rumiz raccontano i loro Balcani ma soprattutto parlano del mestiere di scrittori, del romanzo come arte squisitamente europea, antidoto a ogni assolutismo, e della letteratura che è ferita e cura, madre e padre, trauma e preghiera, ricerca mai appagata di verità. Qualcosa che somiglia al profumo della rosa. Affiorano i libri: Mi limitavo ad amare te di Postorino finalista allo Strega, storia di bambini bosniaci in fuga dalla guerra, e Canto per Europa di Rumiz, narrazione in endecasillabi dove l'antica mitologia rivive nel viaggio di una profuga siriana (entrambi Feltrinelli). Inevitabile commentare i recenti scontri in Kosovo.
Postorino: "Quanto sta accadendo era prevedibile perché in quelle zone la situazione di instabilità non si è mai risolta. La guerra in Ucraina è diventata una miccia, il legame tra Serbia e Russia è ancora più nocivo".
Rumiz: "L'Europa in Kosovo ha perso l'anima, accettando una secessione alla quale Putin si è ispirato per rivendicare il Donbass. C'è una perfetta consequenzialità in questo. Ci torna addosso quello che noi europei abbiamo provocato allineandoci troppo alla Nato".
Postorino: "Predrag Matvejevic? diceva che i Balcani sono la polveriera d'Europa ma ne sono anche il barometro, ne mettono a nudo i problemi".
Il sogno europeo
Rumiz: "Oggi Bruxelles non sa rappresentare il sogno europeo. Essere europei significa avere coscienza di un amalgama, sentire il peso e la forza della storia che ci precede, conoscere i torti inflitti. Significa consapevolezza del nostro equilibrio: una radice giudaico-cristiana arricchita da tanti contributi. Essere europei significa ricordare Alessandro Magno che dopo aver battuto il grande impero d'Oriente esorta i suoi soldati a sposare le donne dell'impero sconfitto. Significa ricordare Eschilo che osa dire ai suoi greci: i vincitori si salveranno solo se rispetteranno gli dèi e i templi dei vinti".
Postorino: "L'Europa è un insieme di contraddizioni, di anime metamorfiche. È la forza della ragione della cultura greca e la fede dell'anima giudaico-cristiana, le rivoluzioni e la carta dei diritti, il colonialismo e il razzismo. Il tuo Canto per Europa narra questa mobilità. Ricordo che quando ero alle elementari ci raccontavano l'Europa come ciò che ci avrebbe liberato dalle guerre".
Una guerra rimossa
Postorino: "C'è ancora chi parla della lunga pace europea, come se nei Balcani non fosse successo niente. Quella in Bosnia è una guerra rimossa. Scrivendo Mi limitavo ad amare te ho voluto riportare alla luce fatti che le generazioni più giovani neanche conoscono ma che io ho vissuto da vicino. La mia generazione ha visto i profughi arrivare".
Rumiz: "A volte si rimuove per sopravvivere. Sono nato nel 1947 e ricordo che quando ero piccolo i miei genitori organizzavano nella Trieste liberata delle grandi feste. In queste feste il più allegro, il più sciupafemmine e grande raccontatore di barzellette era un ebreo reduce di Auschwitz".
Postorino: "Penso che la letteratura serva ad uscire dall'anonimato delle categorie astratte, a restituire un corpo ai migranti. I personaggi dei libri hanno un nome, hanno desideri, sogni, si arrabbiano, falliscono. Sono persone. Restituirgli carne significa restituirgli umanità".
Rumiz: "Sai che una delle ultime cose che fanno i migranti prima di annegare nel Mediterraneo è gridare il proprio nome per dire che sono esistiti? Timothy Snyder scrive che dal '35 al '45 sono stati più di 30 milioni i morti in Europa vittime dei due totalitarismi e che dietro a ciascuno di questi c'è un nome. Ho conosciuto una profuga bosniaca che nei primi anni in Italia restava trincerata nel proprio walkman ad ascoltare Freddy Mercury che con la formidabile energia del suo canto le dava la voglia di ricominciare".
La cura della letteratura
Postorino: "La mia idea di sradicamento va oltre, è una condizione esistenziale, appartiene a tutti gli esseri umani dal momento che per vivere dobbiamo sradicarci dal corpo materno, subire un trauma. La letteratura per me è legata a questo senso tragico dell'esistenza, a una ferita originaria. Siamo tutti orfani di Dio e di un significato ultimo".
Rumiz: "Parli della madre come patria, cuccia calda, alveo sicuro, che è un tema centrale nel tuo libro. In ciò sento una profonda differenza psicologica. Ho avuto una madre ansiogena con la quale non ho mai vissuto una forte intimità. La mia cuccia calda è stato mio padre, un ufficiale gentiluomo che dava del lei ai suoi soldati, che mi accarezzava e coccolava".
Postorino: "Un verso di una canzone di Edda intitolata Lia dice: "Se ti respiro, io non esisto". Per esistere bisogna separarsi, ma questa separazione può essere vissuta come tradimento. Ho vissuto così l'essere andata via da casa, il fatto che a differenza dei miei genitori avevo studiato. È la lacerazione tra riscatto e colpa descritta da Annie Ernaux ne Il posto".
La letteratura e il viaggio
Rumiz: "Per rimanere su categorie psicoanalitiche, il libro per me è il padre e la vita è la femmina, con la sua inquietante generosità. La lettura mi aiuta a orientarmi, mi suggerisce orizzonti di viaggio ma nel momento della partenza lascio a casa libri perché voglio trovarmi pulito di fronte alla magia dell'incontro".
Postorino: "Alla base della tua scrittura c'è un elemento cinetico, io funziono in modo diverso. Il primo viaggio, quello dei miei personaggi, lo faccio nella staticità della mia testa. Dopo arriva il viaggio reale. Sono tornata a Sarajevo e ho incontrato l'autista montenegrino che aveva accompagnato in pullman i bambini protagonisti del mio romanzo, la direttrice dell'orfanotrofio, un signore che aveva ritrovato sua figlia grazie a una colletta di amici. Tu viaggiando ti apri all'incontro, io viaggio prima con l'immaginazione".
Rumiz: "Io attraverso la vita e acchiappo quello che trovo, poi aspetto che il materiale trovato si coaguli e generi il nucleo di una storia. Vivo un pendolarismo tra nomadismo e stanzialità. Il nomade che è in me mi porta a vivere la mia inquietudine migratoria dopodiché rientro nella mia tana, riordino le cose e decido come cucinarle".
Il romanzo e la democrazia
Rumiz: "Riconosco in te la mia angoscia, inseguire l'altro sapendo che ci sfugge sempre. Se c'è una cosa che fa rinnovare l'innamoramento per la mia donna è non sapere chi sia veramente. A volte mi sveglio nel cuore della notte e mi chiedo: tu chi sei?".
Postorino: "Penso che Lucifero abbia fatto bene a voler sapere. Trovo la sua arroganza assolutamente umana. Nella Assaggiatrici Rosa Sauer dice che la mancanza delle informazioni sull'altro è fisiologica per non impazzire. Il romanzo è una menzogna ma è l'unico modo possibile per avvicinarsi a una verità. Pur sapendo che non si troverà".
Rumiz: "Ti rispondo con un episodio vissuto ad Istanbul anni fa. Ero stato invitato in una moschea di sufi ma per essere ammesso dovevo superare una prova. Mi fu fatta questa domanda: "Dio è inconoscibile, è come il profumo della rosa. Sapresti descrivere il profumo della rosa?". Prontamente ho risposto: "Per me è l'odore della rugiada, della pelle femminile". Vedendoli costernati, ho aggiunto: "So che non si arriverà mai a descrivere esattamente il profumo della rosa ma ritengo che cercarlo sia una forma di preghiera". Allora mi hanno ammesso alla celebrazione".
Postorino: "Per me la letteratura è esattamente questo: la ricerca del profumo della rosa. Una forma di preghiera. È un'arte squisitamente europea che come la democrazia non ha una verità unica".
Rumiz: "I vecchi greci chiamano il tramonto eliobasìlema, che è il momento in cui il sole diventa re, quando tuffandosi in mare si ricongiunge alla sua sposa. La luce che si unisce al buio, la verità che nasce dalla sintesi degli opposti. I vecchi di fronte a quell'amplesso di tolgono il cappello".