Il viaggio nell'umano nel nuovo saggio di Franco Marcoaldi
di Roberto EspositoCapita di rado che la copertina di un libro racconti il suo contenuto con tanta aderenza come accade a quello di Franco Marcoaldi In breve. Incontri, idiosincrasie, illuminazioni, appena pubblicato da La nave di Teseo. Essa riproduce il quadro di Jean-Baptiste Siméon Chardin Bambino con la trottola (1741). In esso un bambino, compunto e malizioso, accantonato il quaderno dei compiti, osserva una piccola trottola d'avorio girare, in precario equilibrio, sul bordo dello scrittoio. Impeccabile nel suo abitino nero, attende l'ineluttabile affievolirsi del giro che egli stesso le ha impresso. Presto la trottola si fermerà, come la vita di ciascuno di noi. Eppure l'estrema concentrazione della sua attesa conferisce a quegli attimi la misura dell'Eterno. Come accade a quei pittori - da Vermeer a Morandi - capaci di sospendere il tempo, i gesti e gli oggetti più ordinari assumono un configurazione quasi metafisica che interrompe il ritmo temporale. In quel…
Capita di rado che la copertina di un libro racconti il suo contenuto con tanta aderenza come accade a quello di Franco Marcoaldi In breve. Incontri, idiosincrasie, illuminazioni, appena pubblicato da La nave di Teseo. Essa riproduce il quadro di Jean-Baptiste Siméon Chardin Bambino con la trottola (1741). In esso un bambino, compunto e malizioso, accantonato il quaderno dei compiti, osserva una piccola trottola d'avorio girare, in precario equilibrio, sul bordo dello scrittoio. Impeccabile nel suo abitino nero, attende l'ineluttabile affievolirsi del giro che egli stesso le ha impresso. Presto la trottola si fermerà, come la vita di ciascuno di noi. Eppure l'estrema concentrazione della sua attesa conferisce a quegli attimi la misura dell'Eterno. Come accade a quei pittori - da Vermeer a Morandi - capaci di sospendere il tempo, i gesti e gli oggetti più ordinari assumono un configurazione quasi metafisica che interrompe il ritmo temporale. In quell'istante gli opposti sembrano transitare l'uno nell'altro - eternità e tempo, movimento e stasi, studio e gioco.
È lungo questa inclinazione che si snodano le riflessioni di Marcoaldi, in un lessico solo apparentemente casuale, perché saldato da uno sguardo insieme scettico e generoso sulle cose della vita. In questo modo materiali eterogenei - testi, autori, gesti, pensieri - costituiscono l'occasione per un viaggio interiore all'interno dell'esperienza umana. Marcoaldi ci offre un catalogo personale che ciascuno di noi può sentire in parte proprio.
Basta poco - la trama di un libro, il profilo di un autore, la foto di un evento - per attivare una vena poetica al contempo intensa e sobria. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la radicalità non sta nell'estremizzare i contrasti, nelle decisioni categoriche, sostenute da una pretesa di verità assoluta. Ma nell'articolare le differenze, consapevoli che la trottola a un certo punto si fermerà, ma che intanto tutti abbiamo l'obbligo di osservare e proteggere il suo precario movimento.
Gli autori cui Marcoaldi si ispira sono i grandi moralisti, da Seneca a Canetti, passando per Pascal, Leopardi, Emerson, Benjamin - consapevoli della fragilità di ogni morale, vista l'assenza di fondamento su cui poggia. Tutti loro sanno che la vita è a termine, che valori universali non esistono, che le pulsioni umane, anche quelle più distruttive, continueranno a dominarci. Ma che non per questo dobbiamo arrenderci all'insensatezza, all'arroganza, alla rapacità che sono diventate la tonalità dominante della contemporaneità.
Se il Bene non abita sulla terra, non vuol dire che non si possano operare azioni buone, con la consapevolezza della loro fragilità, contaminazione, vacillamento tra spinte contrapposte. O anche, talvolta, non operare, astenersi, rinunciare ad agire, come Bartleby, piuttosto che partecipare a riti collettivi, consuetudini sociali dominate dal narcisismo, dall'esigenza spasmodica di comparire, cui nessuno di noi è capace davvero di sottrarsi, in una deriva che può portarci a una sorta di catastrofe antropologica. Rispetto a questo rischio, Marcoaldi da tempo ha scelto. Non una solitudine assoluta e neanche un'inoperosità impraticabile. Ma di vivere, agire, scrivere sul margine, come in una sorta di controcanto, composto ma attento, come lo sguardo del bambino di Chardin.
Per questo, pur senza sottrarsi alle vicende che comunque ci coinvolgono, si rivolge al mondo dell'infanzia, degli animali, delle piante - alla loro capacità di ascoltare e comunicare qualcosa che sembriamo aver dimenticato: un'esperienza naturale libera dalla gabbia delle convenzioni sociali. In uno dei suoi ritratti più riusciti Marcoaldi ricorda che Borges si vantava non delle pagine scritte, ma di quelle lette. In consonanza con lui, Brodsky sostiene che, oltre alla scrittura creativa, bisognerebbe insegnare la lettura creativa. Marcoaldi non ha bisogno di scegliere, dal momento che le pratica entrambe.
Il libro
In breve di Franco Marcoaldi (La nave di Teseo, pagg. 320, euro 18)