Premio Strega, Rosella Postorino guida la cinquina dei finalisti
di Raffaella De SantisBenevento - Spira un vento fresco sul teatro romano di Benevento, alza la polvere e scompiglia capelli e previsioni. In vetta con 217 voti c’è Mi limitavo ad amare te, il romanzo di Rosella Postorino che narra la storia di bambini in fuga dalla guerra in Bosnia-Erzegovina (Feltrinelli) e al secondo posto si piazza la rivelazione di questa edizione, Ada d’Adamo, già vincitrice col memoir Come d’aria (elliot, 199 voti) dello Strega Giovani. Un distacco di 18 punti e un duello coinvolgente che mette a confronto due libri molto diversi. D’Adamo, morta lo scorso primo aprile a 55 anni, racconta la sua malattia e l’amore per sua figlia cerebrolesa, mentre Postorino inventa personaggi facendoli muovere sulla storia vera dei Balcani.
Cielo minaccioso, tuoni, zanzare e apertura solenne sulla Turandot di Puccini. Sul palco a intervistare i dodici scrittori Stefano Coletta, spoglio condotto dal vincitore 2022 Mario Desiati in t-shirt arcobaleno. Se la…
Benevento - Spira un vento fresco sul teatro romano di Benevento, alza la polvere e scompiglia capelli e previsioni. In vetta con 217 voti c’è Mi limitavo ad amare te, il romanzo di Rosella Postorino che narra la storia di bambini in fuga dalla guerra in Bosnia-Erzegovina (Feltrinelli) e al secondo posto si piazza la rivelazione di questa edizione, Ada d’Adamo, già vincitrice col memoir Come d’aria (elliot, 199 voti) dello Strega Giovani. Un distacco di 18 punti e un duello coinvolgente che mette a confronto due libri molto diversi. D’Adamo, morta lo scorso primo aprile a 55 anni, racconta la sua malattia e l’amore per sua figlia cerebrolesa, mentre Postorino inventa personaggi facendoli muovere sulla storia vera dei Balcani.
Cielo minaccioso, tuoni, zanzare e apertura solenne sulla Turandot di Puccini. Sul palco a intervistare i dodici scrittori Stefano Coletta, spoglio condotto dal vincitore 2022 Mario Desiati in t-shirt arcobaleno. Se la sfida tra Postorino e d’Adamo era immaginabile, meno prevedibile era che Maria Grazia Calandrone scalasse il terzo posto: Dove non mi hai portata (Einaudi), in cui l’autrice torna alla sua storia di bambina abbandonata, totalizza 183 voti. E assolutamente non era scontato che Andrea Canobbio con La traversata notturna (La nave di Teseo, 175 voti), un viaggio nella depressione del padre, si accomodasse al quarto scalzando in quinta posizione Romana Petri, ferma a 167 voti (Rubare la notte, Mondadori). Petri, che gareggia con una riscrittura romanzesca della vita di Antoine de Saint-Exupéry, potrà recuperare in vista della finale del 7 luglio, quando la giuria dei 660 votanti avrà a disposizione un solo voto secco e non tre come ieri, ma la vittoria sfuma. Ieri hanno votato in 596, più del 90% per incoronare quattro donne e un uomo.
Guardiamola questa cinquina così poco ortodossa. Sono fuori due grandi gruppi, Giunti e Gems. Tra i sacrificati c’è Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi, un caso editoriale edito da Laurana, che narra l’epica tragicomica della Repubblica Sociale. A Griffi non sono bastati critici, lettori entusiasti e Jovanotti che sui social si è detto affascinato dalla sua narrazione alla Bolaño. Bompiani deve accettare l’esclusione dei suoi due candidati, Le perfezioni di Vincenzo Latronico e Cassandra a Mogadiscio di Igiaba Scego, che è la prima tra gli esclusi con 158 voti. Peccato, Scego, oltre ad aver scritto un bel libro sulla sua famiglia diasporica tra Somalia e Italia che tra i votanti all’estero è andata benissimo, sarebbe stata la prima afro-discendente nella storia del premio: «Mi avrebbe fatto piacere, certo, spero di aver aperto ad altri come me una porta per il futuro».
A poche ore dal verdetto gli scrittori parevano gitanti qualsiasi. Ci sono molti modi per affrontare la tensione, i concorrenti di quest’anno hanno scelto di prenderla con filosofia. La mattina della premiazione alcuni, tra cui Igiaba Scego, Andrea Tarabbia, Silvia Ballestra insieme all’editor di Laterza Giovanni Carletti e al direttore editoriale di Bollati Boringhieri Michele Luzzatto, hanno scelto di camminare fino alla statua di Padre Pio, un gigante accrocco di ferro che svetta su un incrocio di strade. Altri se ne stavano nei bar del centro a chiacchierare, mentre Rosella Postorino, influenzata, era in albergo a recuperare energie in vista della serata.
Ora da qui a luglio si apre la fase più impegnativa. Gli uffici marketing editoriali devono contare le promesse, blandire gli incerti. Feltrinelli non vince dal 2005, l’anno del Viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani. Elliot è il folletto che scompagina l’ordine costituito. Melania Mazzucco è felice di questa cinquina: «Non solo perché le donne sono ormai una realtà ma perché un libro come quello di Ada d’Adamo è la dimostrazione che la vita con la sua forza irrompe scombinando le strategie». Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci: «I voti ravvicinati permettono recuperi, la gara è aperta». Stessa posizione il direttore Stefano Petrocchi: «Ormai allo Strega contano i libri nella loro bellezza indipendentemente dalle appartenenze editoriali e anche le case editrici piccole possono contendersi la gara».
È chiaro che per la Fondazione l’occasione è succosa: sul piatto c’è la possibilità di mostrare che niente è scritto sfatando le polemiche sul premio pilotato dagli editori. Il vento ha soffiato, ora si inizia a lavorare per la finale.