La Mondadori di Berlusconi e la guerra di Segrate
a cura di redazione CulturaE’ il 1989, l’anno che cambia la storia del mondo, quello della caduta del Muro di Berlino. Silvio Berlusconi ha 53 anni, è un imprenditore di successo che – almeno apparentemente – non pensa alla politica ma solo a fare affari. Ha inventato la tv commerciale, si è preso la pubblicità, da qualche tempo è pure il presidente della squadra di calcio per la quale fa il tifo fin da bambino, il Milan destinato a vincere tutto. Costruisce cittadelle, controlla le assicurazioni. Gli manca solo una casa editrice, un giornale, l’informazione. E l’occasione non tarda ad arrivare.
Un ramo degli eredi di Arnoldo Mondadori, quello della famiglia Formenton, con una decisione a sorpresa, consuma lo strappo con Carlo De Benedetti, editore di Repubblica, e si allea con il Cavaliere, decidendosi a vendergli il pacchetto azionario. Per Silvio Berlusconi è la quadratura del cerchio: si impossessa di fatto del gruppo Repubblica-Espress…
E’ il 1989, l’anno che cambia la storia del mondo, quello della caduta del Muro di Berlino. Silvio Berlusconi ha 53 anni, è un imprenditore di successo che – almeno apparentemente – non pensa alla politica ma solo a fare affari. Ha inventato la tv commerciale, si è preso la pubblicità, da qualche tempo è pure il presidente della squadra di calcio per la quale fa il tifo fin da bambino, il Milan destinato a vincere tutto. Costruisce cittadelle, controlla le assicurazioni. Gli manca solo una casa editrice, un giornale, l’informazione. E l’occasione non tarda ad arrivare.
Un ramo degli eredi di Arnoldo Mondadori, quello della famiglia Formenton, con una decisione a sorpresa, consuma lo strappo con Carlo De Benedetti, editore di Repubblica, e si allea con il Cavaliere, decidendosi a vendergli il pacchetto azionario. Per Silvio Berlusconi è la quadratura del cerchio: si impossessa di fatto del gruppo Repubblica-Espresso, 15 giornali locali Finegil, il newsmagazine Panorama, diversi periodici e la storica casa editrice italiana, punto di riferimento del mercato librario e culturale. Comincia, di fatto, il berlusconismo. Anche se poi, le cose, non andarono esattamente così per il cavaliere di Arcore.
C’è un tentativo di accordo, il cosiddetto Lodo Mondadori, che viene annullato da un pugno di giudici. Berlusconi gongola ma intorno quella sentenza si apre un caso che domina le cronache. Una storia lunga che si protrae addirittura fino al 2007 con un verdetto definitivo: corruzione. La sentenza che dava ragione alla Fininvest, insomma, era stata comprata secondo il Tribunale. Condannati gli avvocati Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e il giudice estensore Vittorio Metta. La sentenza di annullamento del Lodo Mondadori per i giudici fu addirittura stilata “sotto dettatura” per avere un verdetto più favorevole prima che i giudici di Roma entrassero in camera di consiglio. Alla Cir di Carlo De Benedetti viene accordato un maxi risarcimento di 750 milioni di euro (560 milioni in Appello).
E’ recente l’uscita dal Giornale, con la firma della cessione per 3,7 milioni della partecipazione del 18,45% detenuta nella società editrice del quotidiano, nell’ambito dell’acquisto da parte della famiglia Angelucci delle quote di maggioranza. Un tesoro che avrà un ruolo assai rilevante nell’eredità del leader di Forza Italia morto questa mattina.