Sovranista o internazionale, la vera partita delle nomine per i musei
di Dario PappalardoLa montagna ha partorito un topolino, ha commentato qualcuno, dopo la pubblicazione del documento del ministero della Cultura. Il bando tanto atteso che deve rinnovare le direzioni dei principali musei statali del Paese è arrivato. Ma chi, mentre i mesi passavano, si aspettava una controriforma rispetto al modello Franceschini inaugurato nel 2015 è rimasto sorpreso. I templi del bello restano autonomi. Su questo non c'è dubbio. Per capire se diventeranno anche sovranisti toccherà aspettare.
Di certo, almeno sulla carta, il concorso non contempla la formula "prima gli italiani". Si sbarra la porta ai non europei. Questa è la novità. Causa Brexit, non potremo ricambiare il favore alla National Gallery di Londra, guidata dall'italiano Gabriele Finaldi ormai da otto anni. I britannici e il resto del mondo rimangono fuori. Non si capisce perché. Ma i cittadini della Ue, intanto, potranno accomodarsi alle selezioni purch&ea…
La montagna ha partorito un topolino, ha commentato qualcuno, dopo la pubblicazione del documento del ministero della Cultura. Il bando tanto atteso che deve rinnovare le direzioni dei principali musei statali del Paese è arrivato. Ma chi, mentre i mesi passavano, si aspettava una controriforma rispetto al modello Franceschini inaugurato nel 2015 è rimasto sorpreso. I templi del bello restano autonomi. Su questo non c'è dubbio. Per capire se diventeranno anche sovranisti toccherà aspettare.
Di certo, almeno sulla carta, il concorso non contempla la formula "prima gli italiani". Si sbarra la porta ai non europei. Questa è la novità. Causa Brexit, non potremo ricambiare il favore alla National Gallery di Londra, guidata dall'italiano Gabriele Finaldi ormai da otto anni. I britannici e il resto del mondo rimangono fuori. Non si capisce perché. Ma i cittadini della Ue, intanto, potranno accomodarsi alle selezioni purché abbiano "conoscenza della lingua italiana" e "del patrimonio culturale italiano, con particolare riguardo alla istituzione o alle istituzioni per le quali è stata presentata domanda". Requisiti questi che appaiono più ovvietà che concessioni all'autarchia.
I giochi, però, non sono ancora fatti. Sarà la commissione istituita entro il 21 luglio che valuterà i candidati: composta "da cinque membri scelti tra professori universitari", "dirigenti generali o equiparati, anche a riposo del ministero della Cultura o di altre pubbliche amministrazioni, esperti di economia ed organizzazione aziendale". In passato, al loro posto c'erano figure come il direttore del Museo Egizio di Torino o quello del Prado e della National Gallery londinese. Ecco, un po' di internazionalità tra chi seleziona i finalisti gioverebbe anche adesso. Perché le nomine di domani non appaiano troppo telefonate dalle stanze del Collegio Romano.
Tre musei chiave che liberano i loro posti di comando - Uffizi, Brera, Capodimonte - sono stati guidati per due mandati - quattro anni più quattro - da direttori non italiani. Non è affatto certo che riaccada. E non c'è nessuna preclusione né in un senso, né in un altro. Lo stesso ministro Gennaro Sangiuliano ha detto: "Non ho alcun pregiudizio nei confronti dei direttori stranieri. Ben vengano, detto questo, non deve diventare un provincialismo al contrario".
Giustissimo. Anche perché l'equivoco è credere che i musei siano solo beni nazionali da difendere: sono, invece, luoghi da spalancare al dialogo. Quelli italiani, più che mai, sono patrimonio dell'umanità, testimoni di una storia da ridiscutere ogni giorno perché possa essere tenuta in vita e non semplicemente lustrata in occasione degli eventi istituzionali. Entro l'autunno - il 15 novembre è la data termine della procedura, non brevissima - sapremo.
Intanto, arriveranno altri bandi: il Museo Archeologico di Napoli, a cui il ministro tiene molto, sarà ampliato e promosso in prima fascia, così i Musei Reali di Torino. Ma l'auspicio è che gli Uffizi e i suoi fratelli non diventino semplici caselle da occupare. I musei sono le memorie del futuro, non lo scacchiere su cui giocare il tempo di una legislatura. Caravaggio, alla fine, sopravviverà a tutti. Sovranisti o no.