Gli auguri segreti tra Krusciov e papa Giovanni XXIII
Pacem in Terris a cura di Leonardo Sapienza (Edizioni Viverein, pagg. 136, euro 12)
«A Sua Santità, il Papa Giovanni XXIII, in occasione dei Giorni del Santo Natale... voti, auguri e congratulazioni per i Vostri sforzi per la pace, felicità e benessere di tutta l’umanità...». Mosca, 15 dicembre 1962, Nikita Krusciov. «Eccellentissimo Signor Nikita Krusciov, presidente moderatore del Supremo Consiglio della Repubblica Sovietica. Vive grazie del cortese messaggio augurale. Lo ricambio di cuore con le stesse parole venutemi dall’Alto: Pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà...». Città del Vaticano, 21 dicembre 1962, Giovanni XXIII.
La lettera con cui Giovanni XXIII risponde agli auguri di Krusciov nel dicembre 1962
Sono gli incipit degli auguri natalizi che in due lettere si scambiano nel dicembre del ’62 i capi della Santa Sede e del Cremlino. Documenti inediti che oggi escono dagli Archivi vaticani, testimonianza di un fatto senza precedenti nella storia dei torm…
«A Sua Santità, il Papa Giovanni XXIII, in occasione dei Giorni del Santo Natale... voti, auguri e congratulazioni per i Vostri sforzi per la pace, felicità e benessere di tutta l’umanità...». Mosca, 15 dicembre 1962, Nikita Krusciov. «Eccellentissimo Signor Nikita Krusciov, presidente moderatore del Supremo Consiglio della Repubblica Sovietica. Vive grazie del cortese messaggio augurale. Lo ricambio di cuore con le stesse parole venutemi dall’Alto: Pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà...». Città del Vaticano, 21 dicembre 1962, Giovanni XXIII.
La lettera con cui Giovanni XXIII risponde agli auguri di Krusciov nel dicembre 1962
Sono gli incipit degli auguri natalizi che in due lettere si scambiano nel dicembre del ’62 i capi della Santa Sede e del Cremlino. Documenti inediti che oggi escono dagli Archivi vaticani, testimonianza di un fatto senza precedenti nella storia dei tormentati rapporti Mosca-Vaticano, che dopo oltre 60 anni sono stati riprodotti nel libro Pacem in Terris (Edizioni Viverein) curato da padre Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, tra i più documentati biografi di Paolo VI.
Due lettere – in italiano, latino e cirillico – di «sorprendente attualità» che, nota Sapienza, Roncalli e Krusciov si scambiano in momenti di forti tensioni internazionali, in piena Guerra Fredda, circa due mesi dopo la crisi di Cuba per l’arrivo sull’isola di testate atomiche sovietiche, in risposta ai missili installati dagli americani in Italia e in Turchia. Dopo un braccio di ferro, i missili saranno ritirati da ambo le parti, grazie ad un intenso lavoro diplomatico e all’accorato appello che il 24 ottobre – 13 giorni dopo l’apertura del Concilio – Giovanni XXIII lancia «ai responsabili delle nazioni» invitati a farsi promotori di pace universale scongiurando la guerra ed ogni forma di conflitto.
L’appello viene letto dal Papa alla Radio Vaticana, in francese, la lingua della diplomazia. Ma prima sarà portato all’ambasciata dell’Urss a Roma come gesto di cortesia, che non passerà inosservato. E sarà proprio in segno di riconoscenza per quell’appello che Krusciov il 15 dicembre scrive al Papa una lettera nella quale, oltre agli auguri natalizi, lo elogia per il suo instancabile impegno a favore della pace tra gli uomini, con evidente riferimento alle parole spese per scongiurare la crisi di Cuba.
Altrettanto calorosa la lettera che Giovanni XXIII gli scrive sei giorni dopo, nella quale ricambia gli auguri, parla del bene della pace e formula un «augurio di lieta prosperità per il popolo russo e per tutti i popoli del mondo». Non a caso il 7 marzo ’63 Roncalli riceve Rada Krusciova, figlia di Krusciov, col marito Alexei Adjubei, relatori dei saluti e delle felicitazioni per il suo impegno per la pace da parte del capo del Cremlino.
Il volume curato da padre Sapienza contiene la ristampa dell’enciclica Pacem in Terris pubblicata da Giovanni XXIII l’11 aprile 1963, quasi due mesi prima della morte, e i commenti alla stessa enciclica dei successori. «Con questo documento – scrive Sapienza – rivolto per la prima volta “a tutti gli uomini di buona volontà”, papa Giovanni si proponeva di esporre il bene della pace, analizzando e denunciando i mali che la contrastano in campo socio-politico, ambientale, occupazionale, familiare».
Una enciclica «attualissima e necessaria», la tesi portante del libro, come «insegnano i pontefici del dopo Roncalli», e come oggi papa Francesco ripete quasi tutti i giorni ricordando la «martoriata popolazione ucraina» e «tutte le altre decine di guerre, in gran parte dimenticate». Da qui, l’importanza della rilettura della enciclica giovannea, un documento che, «come ricorda più volte Paolo VI – rileva infine Sapienza – definisce i fondamenti della buona e pacifica convivenza tra i popoli», condanna ogni forma di conflitto, promuove la pace e il dialogo. Anche attraverso forme e modalità impensabili, come quel primo scambio di auguri tra Roncalli e Krusciov nel Natale ’62 in piena Guerra Fredda.