Cultura

La vita da romanzo del pilota-scrittore e del suo piccolo principe

Immagine dal film d'animazione "Il piccolo principe" diretto da Mark Osborne 

Immagine dal film d'animazione "Il piccolo principe" diretto da Mark Osborne 

 
Il libro di Romana Petri dedicato a Antoine de Saint- Exupéry, finalista nella cinquina dello Strega
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Un uomo d’aria che pare venire da un altro pianeta, un pilota poeta che scrive e disegna mentre vola, un utopista che fin da bambino sogna di mettere un motore alla bici per farla decollare verso le stelle. Un eroe acclamato dai fan e amato dalle donne, che si sente sempre più solo, un immenso vuoto dentro e sulle spalle la fatica di “diventare grande” in un mondo che fa la guerra e non capisce il pensiero degli animali, né le ritrosie delle rose.

Lui che ama il deserto, i pericoli, gli aerei che cadono nella sabbia, le pallottole vaganti, l’abbaiare dei cani, lui che sa addomesticare le volpi e tener stretto il feroce, impossibile amore per la madre che lo protegge, come un mantello, anche nei momenti più bui, quando perde il suo sguardo fra le galassie. Un amore, quello per Marie, nutrito di centinaia di lettere più appassionate di quelle che rivolge alla moglie e alle innumerevoli amanti, durate tutta la vita o lo spazio di una sola notte. Così era Antoine de Saint-Exupéry, che, rifiutando le origini nobiliari, chiedeva di omettere il “de”. Così ce lo racconta Romana Petri nel suo incantevole Rubare la notte, uscito per Mondadori e candidato allo Strega da Teresa Ciabatti, adesso nella cinquina dei finalisti e giustamente sostenuto da grandi aspettative per i passaggi successivi del premio.

È lunare e febbrile, questo libro che definire “biografia” sarebbe diminutivo, un romanzo che rapisce per la musicalità delle frasi, il presagio dell’inevitabile fine dagli inizi felici di una vita epica, quando “Tonio” bambino — siamo nel 1900 — appena morto il padre, vive con la madre e i tre fratelli a Saint-Maurice, nel castello che resterà il suo vero pianeta per tutta la vita. Un ragazzino irrequieto, intelligente, ma molto, troppo distratto. Riempie i quaderni di storie ed errori di ortografia, un vizio, forse un vezzo, che non perderà fino alla vecchiaia, ormai divenuto scrittore arcinoto. Spilungone con grandi occhi e pochi capelli, «la virgola del naso sempre all’insù», fin da ragazzo tenta in tutti i modi di realizzare il sogno suicida di Icaro. La sfida dei cieli è irresistibile, lo ossessiona lungo tutta la sua non lunga, ma tumultuosa vita, nelle giornate bruciate una dietro l’altra, col «cuore continuamente acceso». Una vita inevitabilmente da romanzo, come ha felicemente intuito Petri, tra magiche imprese nei cieli e viaggi transoceanici, la penna sempre in mano ad appuntare pensieri, e disegnare quel piccolo principe, la corona in testa e il mantello verde. «Nella nostra bella lingua un solo verbo per volare e rubare. Quando volo di notte, ho l’impressione di rubarla».

Niente può placare la sua fame di altezza, solo lo scrivere, in volo, gli dà la sensazione di venire a capo della malinconia. «Non c’era niente di meglio che trovarsi a mille miglia di altezza per avere magnifiche idee», dirà a Consuelo, la seduttiva e pericolosa vedova che sposerà e che sarà fonte per Tonio di grandi tormenti.

Lui, il mondo, preferisce guardarlo dall’alto, da dove tutto diventa minuscolo e privo di importanza. Vola dalle savane africane alle vette di Francia, dall’Algeria alla Patagonia, lì dove comincia ad amare le pecore e a ritrarle sui suoi mille taccuini. Dal cielo, scopre tutti i misteri dell’aria, i pericoli e le illusioni delle nuvole, quando perde quota e si innalza di nuovo, fino a dove manca l’ossigeno tanto da fargli perdere conoscenza. È nei voli notturni nei cieli argentini che comincia a pensare a un libro su quel bambino vestito da principe, che appare nel deserto mentre un pilota cerca di riparare il suo aeroplano rotto, e gli chiede di disegnargli una pecora. Scrivere una storia per bambini, diventa la sua terapia. Inizia nell’estate del ’42, accanto l’ultima amante, l’improbabile Sylvia, con la quale codifica la frase immortale che tutti conoscono, anche se, stranamente, non possiedono il libro. “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

È la verità che deve essersi raccontato nell’ultima ora, il 31 luglio 1944, solo nella carlinga di un aereo che si inabissa nel mare, mentre ripensa alla sua vita, a quel bambino che era stato. Un bambino di un altro pianeta che protegge la rosa dentro a una teca.

Il libro – Rubare la notte di Romana Petri (Mondadori, pagg. 264, euro 19)

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