Umberto Eco, lo scrittore nel suo labirinto
di Mario AndreoseCopertina di Yambo, Le avventure di Ciuffettino, Firenze, Vallecchi, 1922
Umberto Eco, fin dall’inizio della Milanesiana partecipe e ispiratore delle sue tematiche, si trova, ancora una volta, in quest’edizione dedicata ai Ritorni, protagonista, grazie al più fantasmagorico dei suoi romanzi, La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), la cui parte conclusiva reca il titolo, nella più pregnante dizione greca, Oi Nòstoi: vale a dire i ritorni in patria dopo lunghe, spesso drammatiche, vicissitudini.
Ritorno, e ancor più immersione, nel passato è quello che occorre a Yambo, l’io narrante, nel tentativo di recuperare la memoria della sua identità, della sua vita presente, sottrattagli da un incidente presumibilmente cerebrale; intatte rimangono la sua memoria storica e la sua eccezionale erudizione. Non fosse, oltreché per il nome, per un anno in più e un diverso mestiere (Yambo è un libraio antiquario), la Regina Loana appare come un’autobiografia dell’autore, incentrata sulla sua adolescenza e formazione.
In un’intervista rilasciata a un critico itali…
Umberto Eco, fin dall’inizio della Milanesiana partecipe e ispiratore delle sue tematiche, si trova, ancora una volta, in quest’edizione dedicata ai Ritorni, protagonista, grazie al più fantasmagorico dei suoi romanzi, La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), la cui parte conclusiva reca il titolo, nella più pregnante dizione greca, Oi Nòstoi: vale a dire i ritorni in patria dopo lunghe, spesso drammatiche, vicissitudini.
Ritorno, e ancor più immersione, nel passato è quello che occorre a Yambo, l’io narrante, nel tentativo di recuperare la memoria della sua identità, della sua vita presente, sottrattagli da un incidente presumibilmente cerebrale; intatte rimangono la sua memoria storica e la sua eccezionale erudizione. Non fosse, oltreché per il nome, per un anno in più e un diverso mestiere (Yambo è un libraio antiquario), la Regina Loana appare come un’autobiografia dell’autore, incentrata sulla sua adolescenza e formazione.
In un’intervista rilasciata a un critico italianista tedesco, Thomas Stauder, che glielo aveva fatto notare, Eco replicava: «Non un’autobiografia mia, è un’autobiografia della mia generazione». (Personalmente non posso che confermarlo perché mi ci sono pienamente identificato, ho solo due anni meno di Eco, ma contano, come vedremo).
Il viaggio terapeutico di Yambo non è fatto di rimembranze (non si può fare concorrenza a Proust, precisa Eco), ma di ricognizioni nelle soffitte e nei bauli di una casa di campagna, tra Langhe e Monferrato, non solo per le vacanze ma anche per gli anni della guerra, da sfollati, per sottrarsi ai bombardamenti delle città. Il repertorio degli oggetti che ne scaturiscono, oltre a rispondere al vizio letterario dell’autore per le liste, è integrato da un apparato iconografico di oltre duecento illustrazioni a colori, alcune “trattate”, sempre dall’autore, a scopo didascalico e narrativo.
Quaderni, sillabari e sussidiari, dizionari, favole, romanzi, fumetti, inni, canzoni, francobolli, giornali, riviste, calendari da barbiere, manifesti pubblicitari che raccontano vent’anni della nostra storia, al di là degli avvenimenti, secondo i criteri delle Annales di Bloch e Duby. Per esempio, una vignetta di un autore del Corriere dei Piccoli dove un legionario sta per spedire come pacco postale una faccetta nera, bella abissina, comprata al mercato degli schiavi, omaggio a un amico italiano.
Oppure una tavola, a imitazione delle Images d’Epinal, delle formazioni giovanili fasciste, dove la mia carriera si è fermata al grado di balilla l’8 settembre 1943, mentre Umberto, più grande di me, ha fatto in tempo a indossare i più virili pantaloni alla zuava degli avanguardisti. (Avanguardista, in una diversa accezione, Umberto lo sarà per tutta la vita, grazie all’appartenenza o al supporto teorico alle avanguardie letterarie, musicali e artistiche del suo tempo).
Lo scrittore Umberto Eco in uno scatto del 2006
Il talento di cartellonisti come Boccasile veniva ora piegato anche alla causa delle leggi razziali nelle sue forme più bieche. La strepitosa colonna sonora della Regina Loana, frutto dell’ininterrotto, onnivoro ascolto della radio dell’autore, compresi i momenti di studio e di lavoro, ha ispirato a Gianni Coscia, musicista e amico di Umberto dai tempi del liceo, assieme a Gianluigi Trovesi, un concerto e un disco.
Alla pubblicazione del libro, la presentazione all’affollatissimo Teatro Dal Verme era animata da tre cantanti che eseguivano le canzoni del leggendario Trio Lescano, a partire da E Pippo Pippo non lo sa… di Gorni Kramer e Se potessi avere mille lire al mese di Gilberto Mazzi. Nonostante la guerra, l’autarchia e l’antiamericanismo, il jazz e lo swing, troppo forti per trascurarli, si mescolavano ai nostri bravi melodici: Glenn Miller, Louis Armstrong, Benny Goodman. A volte, qualche zelante programmista italianizzava questi ultimi due con Luigi Fortebraccio e Beniamino Buonuomo o Tristezza di San Luigi stava per St.Louis Blues. Una colonna sonora comunque indimenticabile, nelle sue diverse sfumature, e ricorrente nei decenni a seguire nelle serate con amici in casa Eco per le feste di Capodanno. Peculiari per il padrone di casa e lo scrivente il ritmato e altisonante Inno dei sommergibili e Bianco Padre che da Roma, autore di ambedue Mario Ruccione, cantati a squarciagola a cappella, perché unici della congrega a sommare insieme una adolescenziale militanza fascista e in Azione Cattolica.
Yambo nel frattempo sembra uscire dalla nebbia ed è pronto a lasciare la casa di campagna, dopo tre mesi passati a rovistare tracce della sua vita e a ricomporre immagini; gli manca solo quella di Lila, «bella qual sole, bianca più della luna…», la ragazza di sedici anni incrociata sulle scale del liceo e che ha subito amato senza che lei mai lo sapesse, come la Roxane di Cyrano. In un ultimo tentativo, apre uno scatolone ancora chiuso e Yambo, il bibliofilo, si trova tra le mani l’in-folio del 1623 delle Opere di Shakespeare: «Anche in condizioni di salute normali una trouvaille da infarto».
A un certo punto la scala del liceo si allunga e i gradini si illuminano, teatro di un’apocalisse, dove si avvicendano eroi e mostri sanguinari del fumetto e delle fiabe, Flash Gordon, Mandrake, la Regina Loana e Don Bosco (eco dell’educazione salesiana), il sonoro è affidato alle orchestre ritmo-sinfoniche dell’Eiar in alternanza ai motivi più popolari dei musical hollywoodiani. Manca solo Lila che dovrebbe apparire da un momento all’altro e Yambo cerca di immaginarla in differenti versioni. Ma poi: «Perché il sole si fa nero?».
Questo è il testo che Mario Andreose, presidente della casa editrice La nave di Teseo, legge il 30 giugno nell’ambito della Milanesiana, la manifestazione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi: appuntamento alle 21 presso il Teatro Ventidio Basso di Ascoli, con un evento dedicato a “La misteriosa fiamma della regina Loana” di Umberto Eco (Bompiani). A seguire lettura di Pietrangelo Buttafuoco. Chiude la serata l’omonimo spettacolo teatrale tratto dal romanzo, con Ninni Bruschetta e Viola Graziosi