Non hai voglia di dire «ben ti sta» a Gianfranco Micciché, beccato per la cocaina, anche se ci ha spiegato così l’uso dell’auto blu e dell’autista: «Perché sono un ex presidente di assemblea». Nella politica italiana dove tutti sono ex sembra una nuova interessante costruzione dottrinale, che si potrebbe definire “teoria dell’abuso”, l’assegnazione dell’autista alla categoria degli ex comprendendovi, perché no?, le ex mogli, ma escludendo le ex amanti.
Micciché ha un debole per le spiegazioni spericolate. Sul trasformismo siciliano si espresse in questo modo: «Evidentemente c’è un motivo per cui Kafka è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia». A questo punto, il cronista dell’Ansa si voltò verso i colleghi e domandò: «Ma Kafka non nacque a Praga?». Per la verità Micciché, professore immaginario, che nel suo sito si spacciò per docente «nel dottorato di ricerca in Trasporti», era stato già animatore di altri importanti dibattiti culturali.
Fu, per esempio, coprotagonista di un du…
Non hai voglia di dire «ben ti sta» a Gianfranco Micciché, beccato per la cocaina, anche se ci ha spiegato così l’uso dell’auto blu e dell’autista: «Perché sono un ex presidente di assemblea». Nella politica italiana dove tutti sono ex sembra una nuova interessante costruzione dottrinale, che si potrebbe definire “teoria dell’abuso”, l’assegnazione dell’autista alla categoria degli ex comprendendovi, perché no?, le ex mogli, ma escludendo le ex amanti.
Micciché ha un debole per le spiegazioni spericolate. Sul trasformismo siciliano si espresse in questo modo: «Evidentemente c’è un motivo per cui Kafka è nato a Vienna e Pirandello è nato in Sicilia». A questo punto, il cronista dell’Ansa si voltò verso i colleghi e domandò: «Ma Kafka non nacque a Praga?». Per la verità Micciché, professore immaginario, che nel suo sito si spacciò per docente «nel dottorato di ricerca in Trasporti», era stato già animatore di altri importanti dibattiti culturali.
Fu, per esempio, coprotagonista di un duetto con Luca Ronconi, al quale ingiunse di eliminare dalla messinscena siracusana delle Rane di Aristofane le caricature di Berlusconi, Bossi e Fini. «Ma questo chi è?» chiedeva Ronconi. «È Micciché» gli rispondevano. E Ronconi: «Micci-chi?».
E però la cocaina non è tema da risata, anche se forse è la causa di tutti i piccoli, ridenti spropositi dell’intelligenza di Micciché, di quel pensiero veloce e della sicurezza di sé che durano poco e in meno di un’ora ti fanno sentire uno straccio e la droga comincia a devastarti. Mentre infatti gli oppiacei - e qui copio il parere degli esperti - la cannabis, e anche gli allucinogeni in senso stretto, come l’Lsd, tendono a metterti a riposo, oppure “fuori fase” rispetto alla realtà, la cocaina seduce per l’effetto opposto: sicuri di sé, più brillanti, molto più rapidi nel pensare. E si spiega dunque il suo successo senza tempo con la voglia di afferrare il tempo: non sospendere il mondo ma mangiarselo. E il proibizionismo ti costringe a frequentare gente che vive nella trasgressione, dal transessuale al delinquente, dallo spacciatore all’aristocratico. Per aggirare i benpensanti e la violenza delle leggi ci si mette sul collo del mascalzone, del bizzarro, dell’estremo. E per sopportare i mulini a vento e nobilitarli bisogna nascondersi, dovunque e comunque, anche negli antri più sordidi.
Ecco, in questo Micciché è un eroe: con auto blu, autista e lampeggiante esibisce lo spleen che, in inglese, anche dopo Baudelaire, continua a significare milza, l’organo che secerne la bile nera, il cattivo umore, la depressione, quel mal di vivere che, da Omero a Leonardo da Vinci, da Michelangelo a Philip Roth, ha dato all’Occidente molti più capolavori d’arte e di letteratura di quanti ne hanno dati il buon umore e la felicità. Canta Eric Clapton: «Se vuoi correre, kick them blues: cocaina. She don’t lie: cocaina».