Premio Strega 2023, vince Ada d’Adamo con “Come d’aria”
di Raffaella De SantisROMA – Serata indimenticabile al Museo etrusco di Villa Giulia, giardini affollati come ai vecchi tempi. Una gara che scuote il Premio Strega dalle fondamenta portando sul podio il libro di una scrittrice morta da poco e un piccolo editore. Negli annali del premio si riparte da qui, dalla vittoria di Ada d’Adamo. Per quindici voti il suo memoir, Come d’aria, edizioni elliot, vince con 185 preferenze su Rosella Postorino (Mi limitavo ad amare te, Feltrinelli), che si ferma a 170. Un’affermazione che va oltre ogni previsione, non sul filo del rasoio come si pensava. Al terzo posto Andrea Canobbio (La traversata notturna, La nave di Teseo, con 75 voti); quarta Maria Grazia Calandrone (Dove non mi hai portata, Einaudi, 72 voti) e quinta Romana Petri (Rubare la notte, 59 voti).
A ritirare il premio sul palco il marito di Ada, Alfredo Favi: «Inaspettato e meritato». Con lui Elena Stancanel…
ROMA – Serata indimenticabile al Museo etrusco di Villa Giulia, giardini affollati come ai vecchi tempi. Una gara che scuote il Premio Strega dalle fondamenta portando sul podio il libro di una scrittrice morta da poco e un piccolo editore. Negli annali del premio si riparte da qui, dalla vittoria di Ada d’Adamo. Per quindici voti il suo memoir, Come d’aria, edizioni elliot, vince con 185 preferenze su Rosella Postorino (Mi limitavo ad amare te, Feltrinelli), che si ferma a 170. Un’affermazione che va oltre ogni previsione, non sul filo del rasoio come si pensava. Al terzo posto Andrea Canobbio (La traversata notturna, La nave di Teseo, con 75 voti); quarta Maria Grazia Calandrone (Dove non mi hai portata, Einaudi, 72 voti) e quinta Romana Petri (Rubare la notte, 59 voti).
A ritirare il premio sul palco il marito di Ada, Alfredo Favi: «Inaspettato e meritato». Con lui Elena Stancanelli e l’editrice elliot Loretta Santini, che dice: «Volevo ringraziare un’infinità di amici che hanno sostenuto questo libro».
Alfredo Favi, marito di Ada d'Adamo, ritira il premio
A Villa Giulia i supporter di Ada, li riconoscevi dal fiore: il lisianthus bianco, che lei amava. Il risultato stupisce ma non del tutto. Intorno a Come d’aria si era creata un’aura, un incantesimo. Un’onda di persone ha sostenuto il libro e lo ha accompagnato con affetto e tenacia al risultato, a cominciare da Elena Stancanelli che lo ha candidato allo Strega e lo ha seguito in alcune tappe del tour.
Da sinistra Loretta Santini, editrice di elliot, salita sul palco al posto della finalista Ada d'Adamo, scomparsa ad aprile; Rosella Postorino; Romana Petri; Andrea Canobbio; Maria Grazia Calandrone
Si sono mossi i lettori comuni con le loro recensioni su Amazon e gli scrittori, chi già la conosceva e chi l’ha scoperta. Su Repubblica ne ha scritto Francesco Piccolo: «Ci sono volute pochissime pagine, e forse alcune righe, per capire che quella era letteratura». Durante una maratona di lettura al Teatro Argentina di Roma, il pubblico è rimasto quattro ore seduto per ascoltare la lettura dalla prima pagina alla fine del libro: sul palco, scrittori, amici, danzatrici.
Ada nella sua prima fetta di vita era stata una ballerina. Mario Martone, che ci aveva lavorato insieme, lo ha ricordato: “La sua scrittura è danza, un misto di libertà e regola”. Poi i premi, una sfilza: lo Strega Giovani, il Mondello, il Flaiano speciale narrativa, una menzione speciale al Campiello.
Intanto Come d’aria, che in Francia verrà pubblicato da Grasset, è diventato un audiolibro per Emons, letto da Daria Deflorian. Dal 13 gennaio, data della pubblicazione, ha venduto 24 mila copie, grazie soprattutto al passaparola. Per chi non l’avesse ancora letto il memoir racconta la malattia di Ada e il suo percorso di vita con Daria, la figlia nata con una malformazione cerebrale.
Per lo Strega è un podio straordinario: mai un piccolo editore era arrivato in vetta. O meglio, era successo nel 1948 con Villa Tarantola di Vincenzo Cardarelli, Edizioni della Meridiana, ma è un’eccezione persa nella notte dei tempi. Chissà se la storia di Come d’aria in mano a un grande editore sarebbe stata la stessa. Sappiamo di certo che prima di approdare a elliot (casa editrice romana che pubblica sui 70 libri l’anno), il memoir era stato proposto a editori di altro calibro che lo hanno scartato.
Uno Strega inusuale, in due atti. Prima una cena ristretta, tavoli scelti con piglio dispettoso: uno con il gotha Aie, seduti di fronte Ricardo Franco Levi e il nuovo commissario straordinario della Buchmesse Mauro Mazza, costretti a sorridere. Bocche cucite. Accanto il ministro Sangiuliano, appena accolto tra gli Amici della Domenica. Con Sgarbi solo un saluto veloce.
Poi a partire dalle 23 inizia lo spoglio condotto dal vincitore della scorsa edizione Mario Desiati. Conduce la serata su Rai Tre Geppi Cucciari. Davanti al palco un fiume gente. Difficile individuare le postazioni degli editori. I feltrinelliani sono sparsi qua e là e non hanno facce allegre. In passato Feltrinelli in polemica con i meccanismi dello Strega si era tenuta fuori, chissà che non decida un passo indietro. Per Postorino, editor a Einaudi Stile Libero, dove l’avevano chiamata e voluta Severino Cesari e Paolo Repetti, si tratterà di mandare giù delusioni e forse qualche pugnalata inaspettata alle urne.
È stato comunque un duello appassionante, Postorino ha guidato la cinquina superando di 18 punti d’Adamo ma a Villa Giulia la situazione si è ribaltata. A ben guardare c’era un filo rosso ad accomunare i due libri, una ferita originaria: per Postorino la guerra in Bosnia-Erzegovina che lacera la vita dei bambini in fuga dalle bombe, per d’Adamo la scure del cancro che la costringe a curarsi allontanando il suo corpo da quello della figlia disabile. I libri dello Strega sono un buon radar per capire i tempi. Quest’anno abbondano traumi di vario tipo: Canobbio racconta la depressione del padre, Maria Grazia Calandrone la sua storia di bambina abbandonata, Petri la vita avventurosa e tragica di Antoine de Saint-Exupéry.
Rosella Postorino
Questa è la sostanza, poi ci sono le strategie, senza le quali allo Strega non si arriva da nessuna parte. Per la Fondazione Bellonci, che organizza il premio, questa è l’occasione per mostrare che la competizione è contendibile. Dovrà dimostrare in futuro che non è stata una passata di vernice. La scacchiera stregata è per appassionati del brivido. Ogni mossa si porta dietro cordate, i “piccoli partiti” di cui parlava Maria Bellonci: schieramenti patiti e stimolati dai 400 Amici della Domenica, i votanti della giuria storica, tra cui giornalisti, intellettuali più o meno togati, scrittori, editor, accademici. Età media 65 anni. Tra i nuovi entrati, il ministro Sangiuliano e Alessandro Giuli, presidente del Maxxi. Promesse, blandizie, piccole vendette, coltellate sorridenti.
Stavolta è chiaro che i mondadoriani si sono tenuti bassi, spingendo di fatto la volata di Ada d’Adamo a scapito di Feltrinelli, che non vince dal 2005, l’anno di Maurizio Maggiani. Ci sono poi i voti dei 220 votanti stranieri selezionati dagli Istituti italiani di cultura all’estero, i 20 lettori forti delle librerie indipendenti e 20 voti collettivi. Su 660 aventi diritto hanno votato in 561, circa l’85%. In genere la media è del 90%. Ada d’Adamo è la dodicesima donna a vincere il premio dal 1947, la prima in assoluto è stata Elsa Morante nel 1947 con L’isola d’Arturo. Sulla copertina di Come d’aria, sono raffigurate due donne, una madre e una figlia. L’ha realizzata Alfredo Favi, il marito di Ada, che è un grafico, ispirandosi a Egon Schiele. Non si abbracciano perché Daria non può farlo.