A casa Stradivari è tornata la musica
di Matilde GiulianiAntonio Stradivari, dipinto di Viktor Brobov (1860-1870)
Cremona- Quando il 4 luglio del 1667 Antonio Stradivari entrava per la prima volta nell’abitazione cremonese, accompagnato dalla moglie Francesca Ferraboschi, non poteva immaginare l’entusiasmo con il quale sarebbe stato celebrato esattamente 343 anni dopo.
Al tempo gli era necessario attraversare corso Garibaldi: bastavano pochi passi nel centro di Cremona per raggiungere, dall’abitazione genitoriale, la nuova casa nuziale, adibita anche a bottega. Oggi la prima non esiste più, come le tante cose materiali soggette allo scorrere del tempo.
Turista in una stanza della casa-bottega
La casa-bottega, però, è riuscita a sfuggire a questo destino; grazie all’impegno di Fondazione Casa Stradivari, del Comune di Cremona e la Fondazione Museo del Violino "A. Stradivari", l’edificio è stato restaurato e inaugurato qualche giorno fa: sarà museo, biblioteca, residenza di formazione per musicisti…
Cremona- Quando il 4 luglio del 1667 Antonio Stradivari entrava per la prima volta nell’abitazione cremonese, accompagnato dalla moglie Francesca Ferraboschi, non poteva immaginare l’entusiasmo con il quale sarebbe stato celebrato esattamente 343 anni dopo.
Al tempo gli era necessario attraversare corso Garibaldi: bastavano pochi passi nel centro di Cremona per raggiungere, dall’abitazione genitoriale, la nuova casa nuziale, adibita anche a bottega. Oggi la prima non esiste più, come le tante cose materiali soggette allo scorrere del tempo.
Turista in una stanza della casa-bottega
La casa-bottega, però, è riuscita a sfuggire a questo destino; grazie all’impegno di Fondazione Casa Stradivari, del Comune di Cremona e la Fondazione Museo del Violino "A. Stradivari", l’edificio è stato restaurato e inaugurato qualche giorno fa: sarà museo, biblioteca, residenza di formazione per musicisti e centro di ricerca per la Liuteria. Una polifunzionalità che ricorda quella di un’orchestra, con strumenti diversi che lavorano allo scopo di garantire qualità, progresso. Bellezza.
La statua di Antonio Stradivari in corso Garibaldi
Qui turisti e appassionati riscopriranno le stanze intonacate del maestro del XVII secolo, i pavimenti decorati sui quali camminava, avanti e indietro, il capo chino e la mente alla musica. Dai balconi risuoneranno nuovamente melodie classiche e medievali, mentre apprendisti liutai, al piano terra, impareranno l’arte del Saper fare liutario cremonese; che, non a caso, è Patrimonio dell’Umanità.
L'arte della Liuteria
Di Stradivari si sa poco, e quel poco si deve anche ad un altro grande liutaio, morto esattamente 50 anni fa: il cremonese Simone Fernando Sacconi. Artigiano, musicologo, finissimo restauratore di strumenti antichi e promotore della moderna liuteria, Sacconi ebbe anche il merito di riportare in città il “Cremonese 1715”, tra i più leggendari violini del mondo; di Stradivari, per l’appunto.
Su corso Garibaldi, a un certo punto, c’è una panchina. Vi siede Antonio Stradivari che pensoso osserva un violino, forse di sua creazione, forse già di abete rosso, il pregiatissimo legno che fu proprio lui a portare dal parco di Paneveggio. I boschi del Trentino mietono vittime con le loro melodie ipnotiche, e neanche il liutaio cremonese ne fu risparmiato. Chissà se lo Stradivari incastonato nel piombo di una panchina se ne rende conto. Chissà che musica risuona, adesso, nella sua testa.