Dev’essere stato doloroso per Cristina Cassar Scalia “sacrificare” sull’altare del romanzo uno dei personaggi preferiti dai suoi lettori. E anche da lei stessa, come ricorda spesso durante le tante presentazioni della sua ultima “creatura” in giro per i festival estivi. Thomas Ruscica, il giovane catanese cresciuto in un quartiere a rischio come San Cristoforo con un padre al soldo delle cosche mafiose, nel corso delle inchieste di Vanina Guarrasi era riuscito a disintossicarsi dalla droga e a spendere la propria vita per salvare ragazzi e ragazze dalla strada. Tanto da diventare uno dei “picciotti” più amati da don Rosario Limoli, prete di frontiera che da L’uomo del porto non è mai più sparito dai racconti della scrittrice siciliana. Proprio Thomas è la vittima de La banda dei carusi, appena pubblicato da Einaudi Stile Libero, la nuova indagine della poliziotta palermitana ormai trapiantata a Catania, nata dalla fantasia di Cassar Scalia. Un’indagine tosta, più difficile delle altre…
Dev’essere stato doloroso per Cristina Cassar Scalia “sacrificare” sull’altare del romanzo uno dei personaggi preferiti dai suoi lettori. E anche da lei stessa, come ricorda spesso durante le tante presentazioni della sua ultima “creatura” in giro per i festival estivi. Thomas Ruscica, il giovane catanese cresciuto in un quartiere a rischio come San Cristoforo con un padre al soldo delle cosche mafiose, nel corso delle inchieste di Vanina Guarrasi era riuscito a disintossicarsi dalla droga e a spendere la propria vita per salvare ragazzi e ragazze dalla strada. Tanto da diventare uno dei “picciotti” più amati da don Rosario Limoli, prete di frontiera che da L’uomo del porto non è mai più sparito dai racconti della scrittrice siciliana. Proprio Thomas è la vittima de La banda dei carusi, appena pubblicato da Einaudi Stile Libero, la nuova indagine della poliziotta palermitana ormai trapiantata a Catania, nata dalla fantasia di Cassar Scalia. Un’indagine tosta, più difficile delle altre, almeno da un punto di vista emotivo. Perché Vanina conosceva bene Thomas e anche la sua fidanzata Eleonora, figliastra della ex moglie di Spanò, uno dei suoi più stretti collaboratori fin da Sabbie Nere, primo atto di una serie giunta alla settima puntata.
Thomas viene ritrovato senza vita in un capanno della Playa, la spiaggia di Catania che lambisce l’aeroporto di Fontanarossa. Una morte orribile, colpito alla testa da un rastrello utilizzato per appiattire la sabbia. A scoprire il cadavere è stata proprio Eleonora, la ragazza che Thomas ha deciso di lasciare, apparentemente senza alcun motivo. O meglio, c’è chi è pronto a giurare che la vittima aveva una relazione con un’altra donna, forse sposata, forse vicina a uno dei tanti piccoli capimafia locali che da queste parti la fanno da padroni. Sul rastrello ci sono le impronte di Eleonora, e la pista passionale potrebbe anche essere plausibile. Ma come può una ragazza esile come uno scricciolo colpire con tale violenza un uomo forte come Ruscica senza che questi non abbia nemmeno tentato di difendersi? E davvero non c’entra nulla il lavoro di Thomas per la comunità di don Rosario, quei giovani strappati alla droga, le baby prostitute convinte ad abbandonare la schiavitù della malavita per ritornare finalmente a vivere? Insomma, perché qualcuno ha voluto eliminarlo e perché nei tabulati del suo telefonino ci sono chiamate in entrata e in uscita con esponenti di famiglie non proprio al di sopra di ogni sospetto?
Gli indizi convergono tutti sull’ex fidanzata ma né Vanina, né il suo vice Spanò né tantomeno l’inossidabile commissario in pensione Patanè, del quale alla Mobile nessuno può più fare a meno, credono a questa ipotesi. Anche perché sembra davvero costruita per depistare le indagini. Per capirci davvero qualcosa sarà dunque fondamentale l’aiuto dei compagni di Thomas, la “banda dei carusi” di don Rosario Limoli, pronti anche a mettere in gioco la propria vita pur di trovare l’assassino del loro amico.
Nel frattempo Vanina dovrà ricostruire il rapporto con Paolo, il grande amore della sua vita, il magistrato palermitano che ha salvato da un attentato ispirandosi al padre poliziotto ucciso mentre faceva il suo dovere. Quel passaggio doloroso aveva convinto la Guarrasi a lasciare Palermo convinta che scappare da Paolo e da tutto il resto fosse l’unica via d’uscita possibile: «La sensazione che aveva, ogni volta di più, era quella di aver fatto il gioco dell’oca per finire di nuovo, con altra veste, con altre dinamiche e più complicazioni, nella stessa casella da cui era partita».
Una poliziotta in crisi esistenziale con un delitto da risolvere e tanti, forse troppi dubbi. Del resto quei quattro anni di “fuga”, di penitenza, di “scippamento di cuore”, a che cosa erano serviti? A niente. «Stava ancora inseguendo criminali che al solo guardarli le facevano venire voglia di cancellarli dalla faccia della terra». Forse per Vanina Guarrasi, semplicemente “il capo” per la sua squadra di investigatori, vivere sempre con il cuore in gola per qualcuno a cui voler bene era il suo destino. «E al destino è inutile resistere».
Poi, certo, pagina dopo pagina la nostra poliziotta continuerà a coltivare la passione per il buon cibo — grazie soprattutto a un’anziana padrona di casa che le prepara razioni di primi piatti e parmigiane di melenzane buone per un esercito — e alternerà il duro dialetto palermitano al tipico slang catanese, assai più morbido, inserendo qui e là termini di camilleriana memoria. In attesa delle prossime inchieste che, non c’è dubbio, arriveranno nei prossimi anni.
La banda dei carusi
di Cristina Cassar Scalia
(Einaudi Stile Libero, pagg. 296, euro 18,50)