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Massimo Osanna: “I musei sono aziende e hanno bisogno di manager”

Massimo Osanna

 
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Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del ministero della Cultura dal 2020 (governo Conte II), difende la scelta di creare altri 17 musei autonomi e respinge le accuse di due consulte universitarie di storici dell’arte rivolte a lui e al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sulla commissione chiamata a selezionare i candidati alla direzione di importanti istituti come Uffizi, Capodimonte e Brera. Commissione nella quale mancano gli stranieri, così come invece fu in quella guidata da Paolo Baratta nel 2015, con il direttore della National Gallery Nicholas Penny. Bisognerà attendere la scelta dei nuovi direttori per capire se l’orientamento “patriottico” avrà o meno effetto sulla scelta finale. Da quanto si sa sono molti i partecipanti alla selezione chiusasi il 14 luglio per dieci direzioni che Sangiuliano ha voluto, sposando la riforma museale del suo predecessore, Dario Franceschini. Tra di loro ci sarebbe anche Eike Schimidt in corsa per uno dei musei diverso dagli Uffi…

Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del ministero della Cultura dal 2020 (governo Conte II), difende la scelta di creare altri 17 musei autonomi e respinge le accuse di due consulte universitarie di storici dell’arte rivolte a lui e al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sulla commissione chiamata a selezionare i candidati alla direzione di importanti istituti come Uffizi, Capodimonte e Brera. Commissione nella quale mancano gli stranieri, così come invece fu in quella guidata da Paolo Baratta nel 2015, con il direttore della National Gallery Nicholas Penny. Bisognerà attendere la scelta dei nuovi direttori per capire se l’orientamento “patriottico” avrà o meno effetto sulla scelta finale. Da quanto si sa sono molti i partecipanti alla selezione chiusasi il 14 luglio per dieci direzioni che Sangiuliano ha voluto, sposando la riforma museale del suo predecessore, Dario Franceschini. Tra di loro ci sarebbe anche Eike Schimidt in corsa per uno dei musei diverso dagli Uffizi, dove vige il vincolo dei due mandati. Vedremo in autunno.

Direttore Osanna, la nomina della commissione ha suscitato le proteste della Cunsta, Consulta universitaria per la storia dell’arte, e della Sisca, Società italiana di storia della critica d’arte. «C’è una sola storica dell’arte» tra i cinque e «mancano gli stranieri».

«Ricordo che c’è stato mesi fa un decreto ministeriale che ha definito la composizione delle commissione, ma non capisco perché allora non sono state sollevate polemiche. Sono previsti un giurista, e questo non è una novità perché la commissione per il direttore di Pompei nel 2020 era presieduta da Marta Cartabia. Poi ci sono esperti universitari e direttori generali del ministero. La commissione nominata il 21 luglio rispecchia questi criteri».

I musei come aziende, dunque?

«I musei come luoghi della cultura che si configurano come piccole aziende e quindi hanno bisogno di figure complesse con capacità anche manageriali per la direzione, unite alle competenze tecniche che da sole non bastano».

«Si privilegeranno scelte politiche e non scientifiche» denunciano i firmatari dell’appello, i direttori generali non potranno non tener conto del ministro...

«Le trovo accuse offensive. Che si vuol dire? Che i nostri direttori generali non sono competenti? La commissione non l’ho scelta io, non mi compete. Ma trovo sgradevole dire che i nostri dirigenti sono più influenzabili dalla politica. Lasciamo lavorare la commissione, che è sovrana. Ne fanno parte Luigi La Rocca, che ha diretto soprintendenze con competenze anche su arte e paesaggio prima di assumere la direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, e Daniela Porro che ha diretto il Museo nazionale romano, prima di diventare soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma. Poi ci sono un giurista come Francesco Di Ciommo, che la presiede, la professoressa di economia aziendale Marina Brogi, e Carmela Capaldi, ordinaria di Archeologica classica a Napoli, molto apprezzata dal ministro per il lavoro che ha fatto al Mann assieme a Paolo Giulierini».

A proposito di Museo Archeologico di Napoli, quando pubblicherete il bando?

«A novembre, e per febbraio 2024 avremo i nuovi direttori dei 17 musei autonomi più i tre musei di prima fascia: il Mann, appunto, i Musei reali di Torino e la Galleria dell’Accademia – Musei del Bargello di Firenze accorpate. Gli uffici stanno valutando se, cambiando livello dirigenziale, anche chi ha diretto per due mandati un museo quando era di fascia inferiore, possa concorrere per lo stesso istituto».

Quando l’autonomia sarà operativa, cosa accadrà per esempio ai Musei nazionali di Ferrara o al Pantheon-Castel Sant’Angelo oppure al Castello svevo di Bari?

«Stiamo valutando di affidare degli interim per gestire questa fase di transizione».

La Cunsta denuncia «il divismo direttoriale che punta su eventi ad effetto» e l’uso dei musei «come specchietto per le allodole» in un Paese «in cui le soprintendenze soffrono e mancano gli organici».

«Quando mi si parla della tutela, che già con la riforma Franceschini veniva data per finita, mi viene da ridere perché sappiamo bene in che condizioni erano molti musei prima della riforma, a cominciare da Pompei. La gran parte dei direttori sta facendo bene, lo dice anche l’incremento quest’anno del 25 per cento del numero dei visitatori. Forse questo “divismo” serve? L’essere presenti come direttori sulla stampa, in tv, sui social ha consentito alle persone di riscoprire i musei come spazi di incontro aperti a tutti. Come Direzione generale stiamo mettendo in rete il nostro patrimonio, a partire dalla App Musei e della piattaforma dei musei italiani, il primo frutto del Pnrr».

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