La mia squadra di fubbàll
di Remo RapinoCi sono storie dove tutto è finto ma niente è falso: una squadra di mille voci, di mille gesti, dal portiere all’ala sinistra più l’allenatore: uomini di sport, vite e vicende personali, ancorati alle emozioni anche al di fuori del calcio. I numeri sulle spalle, dall’1 all’11, parlano un linguaggio lontano, dal campetto di periferia fino ai grandi stadi. In ogni caso il calcio, tra splendori e miserie, è luogo delle passioni condivise, dell’amicizia e dell’imprevedibile che governa, spesso, il nostro essere nel mondo.
1 / Milo / il portiere
Milo, come ogni portiere, respira solitudine. Vede i compagni di spalle e gli avversari di fronte, ha molto tempo per pensare, senza soffocare l’istinto, e sa che il guardiano estremo non può sbagliare, ma deve conciliare l’incoscienza, il coraggio, il peso della colpa, il calcolo. Cuore e ragione. Lo chiamano gatto, ragno, kamikaze, altro ancora, ma gli è concessa soltanto la scelta …
Ci sono storie dove tutto è finto ma niente è falso: una squadra di mille voci, di mille gesti, dal portiere all’ala sinistra più l’allenatore: uomini di sport, vite e vicende personali, ancorati alle emozioni anche al di fuori del calcio. I numeri sulle spalle, dall’1 all’11, parlano un linguaggio lontano, dal campetto di periferia fino ai grandi stadi. In ogni caso il calcio, tra splendori e miserie, è luogo delle passioni condivise, dell’amicizia e dell’imprevedibile che governa, spesso, il nostro essere nel mondo.
1 / Milo / il portiere
Milo, come ogni portiere, respira solitudine. Vede i compagni di spalle e gli avversari di fronte, ha molto tempo per pensare, senza soffocare l’istinto, e sa che il guardiano estremo non può sbagliare, ma deve conciliare l’incoscienza, il coraggio, il peso della colpa, il calcolo. Cuore e ragione. Lo chiamano gatto, ragno, kamikaze, altro ancora, ma gli è concessa soltanto la scelta del colore nero. Lo stesso della morte.
2 / Glauco / terzino destro
Glauco ha un’anima contadina, lo commuovono l’odore e il colore dell’erba, anche quella di un campo di calcio, dove colpisce tutto quello che sull’erba si muove, se poi è il pallone, pazienza. Nel suo nome vive la passione del gladiatore. A suo modo è un eroe semplice, quello che per primo salta oltre la trincea, e dopo la battaglia, restando sempre vivo, e si conquista ammirazione e rispetto.
3 / Osso Nilton / terzino sinistro
Per Osso Nilton non sempre un ruolo vale l’altro, soprattutto se, in segreto, si coltiva uno stadio dei sogni, dove un ragazzo magro, prendendo a calci un pallone, può incontrare la felicità. Certi sogni si presentano in bianco e nero, ma l’importante è che ci siano. Osso Nilton, pur giocando in un ruolo, ne sogna un altro, invisibile, oltre la linea bianca del centrocampo, dove riuscirebbe persino a volare.
4 / Treccani / battitore libero
Treccani ha lo sguardo del capitano, divide i tramonti tra fili d’erba e pagine di libri. Vede e ascolta entrambi come venti che squarciano le velature del mondo, aprendo alla luce il gioco dei corpi e delle parole. I fili d’erba di un campo di calcio si spezzano per poi rinascere come i sogni che portiamo nel punto più fragile del cuore. Un pallone che rotola è un dito che gira le pagine, avanti e indietro, è memoria e profezia, passato e futuro.
5 / Giuseppe / mediano
Giuseppe, una vita vissuta sempre di corsa, e intanto pensarla la vita. Gli altri, quelli che guardano, non sanno della solitudine del maratoneta, che potrebbe essere una dimensione della libertà: la terra sotto i piedi e i pensieri tra le nuvole. Alla fine Giuseppe prende fiato, ma solo per fare il conto delle orme lasciate alle spalle, si sente felice, e, nell’anima, pronto per la strada ancora da fare.
6 / Wagner / stopper
Se Wagner giocasse a scacchi sarebbe un maestro dell’arrocco, senza alcuna pretesa estetica. Sua è l’arte di saper fare poche cose, ma bene: fare muro ad esempio, tenere lo sguardo controsole, mordere polpacci. Wagner non “marca” semplicemente, lui s’arrampica sull’avversario e lo annulla annullandosi. È il suo modo misantropo di voler bene. L’amicizia è altra cosa. Le mosche scelgano altri nasi per passarci sotto. Meglio per tutti, anche per le mosche.
7 / Berto Dylan/ ala destra
Berto Dylan ama rompere le regole della vita e del gioco, si muove sul prato quasi volasse. Ogni sua giocata è un ostacolo da abbattere per liberare la fantasia. Gli spazi che altri non vedono Berto Dylan li inventa. A suo modo è un poeta, la musica gli canta dentro, danza soffiando nel vento. Il calcio, per lui, parla il linguaggio dei poeti e dei musici: un’isola felice dove convivono le parole buone del mondo.
8 / Efrem Giresse / centrocampista
Efrem Giresse è un bambino che sogna, faccia sporca e sguardo innocente. Osserva il mondo e le traiettorie del pallone con gli occhi sulla punta degli scarpini. Ha radici nelle chiare notti d’Africa, nei grandi fiumi, nelle leggende dei padri. Ogni volta che corre sul prato fa ricominciare daccapo il viaggio dei sogni sulla terra, tra l’erba e il sole, e mai in assenza di vento.
9 / Pablo / centravanti
Pablo è un guerriero capace di dare l’assalto persino al cielo, convinto che non esistano cose impossibili, ma solo tratti di cielo difficili da conquistare. Vale per gli angeli caduti e per i calciatori di provincia. Quando lotta contro le difese avversarie Pablo mette in atto, con cuore puro, esercizi di ribellione, racchiudendo la minaccia e la forza nel simbolico gesto di un pugno in alto levato.
10 / Baffino / centrocampista rifinitore
Dicono che gli angeli siano necessari e che in loro il calcio si faccia amore. Facile immaginarli, sugli spalti di uno stadio, con occhi stupiti guardando danzare sull’erba Davide Bertelli, detto Baffino, mentre inventa colpi di tacco per risolvere aprire nuovi sentieri, quasi avvolgendo il tempo con un gesto di bellezza. Forse è vero: gli angeli indossano il 10, sono furbi, e non sempre hanno le ali.
11 / Nadir / ala sinistra
Nadir porta due cieli: uno dentro e l’altro sopra di sé. Per anni ha visto passare treni. Quando i treni s’allontanano, resta il silenzio di uno stadio vuoto, un silenzio che ha ancora qualcosa da dire. Nadir segue il pallone come guardasse la luna, convinto che se Dio è in tutte le cose, allora può avere residenza anche nel motore di una locomotiva o nel cuoio di un pallone. Convinzione che nutre e spiega il suo entusiasmo.
12 / Oliviero / allenatore
Oliviero ha attraversato molti venti, come una rondine, e le rondini, nel vento, non si fanno mai male. Vive di piccole cose: addormentare un pallone sul collo del piede, saper tenere un fucile tra le mani, farsi partigiano, perché la libertà non è mai un regalo. Dalle colline misurava le pianure della Bassa e vedeva campi di calcio. Per Oliviero un campo di calcio è un luogo sacro dove rappresentare un rito con fede sincera. Allora, chiusa la partita e al di là del risultato finale, si è già vinto.